Delitto di Garlasco, chi è Alberto Stasi

Noto alle cronache come l'autore del delitto di Garlasco, Alberto Stasi aveva davanti a sé una vita fatta di progetti e ambizioni. Tutto interrotto il 13 agosto del 2007

Delitto di Garlasco, chi è Alberto Stasi

Di Alberto Stasi abbiamo imparato a conoscere gli occhi di ghiaccio, la voce bassa e melliflua, il colorito pallido e i capelli biondi. Di lui abbiamo l’immagine trasmessa dalle televisioni, il profilo tracciato da commentatori, da criminologi o pseudo tali, da opinionisti più o meno noti; abbiamo esplorato sulle riviste patinate le sue perversioni, abbiamo indugiato sulle sue preferenze, sui suoi vizi, sui suoi segreti. Ci siamo eretti a grandi inquisitori indicandolo da subito, probabilmente sin dal 14 agosto 2007, come un mostro. Ma chi è davvero Alberto Stasi?

Alberto nasce in una famiglia semplice: la mamma, originaria di Mantova, è casalinga; il papà, pugliese, è stato meccanico e ha avuto un’attività di autoricambi a Garlasco. Dapprima la famiglia vive a Sesto San Giovanni poi, con la nascita di Alberto, nel 1983, si trasferiscono a Liscate. Quando Alberto ha 15 anni, approdano a Garlasco.

L'incontro tra Alberto Stasi e Chiara Poggi

Prima del trasferimento, Alberto frequenta le scuole in provincia di Milano e i primi due anni di liceo li passa dai salesiani. Dopo il trasferimento, conclude gli studi presso il liceo scientifico di Mortara. A dispetto dell’immagine che di lui ci hanno trasmesso giornali e televisioni nel momento in cui la notorietà lo ha travolto nel modo più macabro che si possa immaginare, Alberto era amante della compagnia e, approdato in piena adolescenza in un luogo dove non conosceva nessuno, aveva fretta di stringere nuove amicizie. Per un certo periodo, fa l’animatore presso un locale di Garlasco ed è lì che incrocia per la prima volta Chiara Poggi, anche lei animatrice. I due, però, ancora non sembrano essere attratti l’uno dall’altra.

Passano gli anni, Alberto si inserisce a pieno titolo nel nuovo contesto sociale ed entra a far parte di una compagnia molto ampia composta da circa venti persone di varia estrazione sociale. Alcuni di questi amici se li ritrova anche all’università, la Bocconi, dove si iscrive alla facoltà di Economia.

È il 2003 – e lui ha 20 anni – quando a scuola guida, mentre sta cercando di ottenere la patente per la moto, incontra nuovamente Chiara, che di anni ne ha due in più e che sta prendendo la patente automobilistica. I due iniziano a parlare, scoprono di avere in comune gli studi in Economia, lei gli presta qualche libro. In poco tempo, si fidanzano.

A questo punto, Alberto presenta Chiara al suo giro di amicizie. Nonostante lei sia originaria di Garlasco, è una ragazza timida e riservata e non frequentava quasi nessuno. Alberto è un fiume in piena: ama lo sport, il cinema, conoscere nuove persone. Lei è decisamente più pacata, ma questo non è certo un problema. Alberto le vuole bene e ha un carattere mite, che riesce bene ad adattarsi alle diverse situazioni. La differenza di caratteri, dunque, non è un problema.

Dopo quattro anni di relazione, la coppia è ancora unita. Certo, le rispettive famiglie quasi non si conoscono, non si parla di andare a convivere, men che meno di matrimonio o figli. Dopotutto, Chiara, da poco laureatasi, è appena entrata nel mondo del lavoro, Alberto, dal canto suo, sta terminando il percorso di studi e ha la testa piena di progetti. È un ragazzo ambizioso e determinato e nell’estate del 2007, a luglio, decide di passare un periodo a Londra per perfezionare l’inglese, che comunque già padroneggiava abbastanza bene.

La distanza, forse, è anche un modo per mettere alla prova la tenuta della coppia. Chiara è piuttosto gelosa, lo è sempre stata, è anche mentre lui è lontano cerca attraverso sms e telefonate una conferma verso la sua fedeltà e dedizione. Alberto, al contrario, è molto sicuro di sé, al limite della sfacciataggine, e le premura di Chiara non lo scuotono più di tanto. Ha 24 anni, anche a Londra ha stretto amicizia in breve tempo, ha tutta l’intenzione di godersi il momento e comunque la fidanzata va a trovarlo poco prima del suo rientro, che avviene a inizio agosto. Il 7 di quel mese, infatti, una sua amica gli ha combinato un colloquio di lavoro presso la Price Waterhouse, una grande società di consulenza a Milano. Il colloquio va molto bene, gli assicurano che se fosse riuscito a laurearsi entro settembre, sarebbe stato assunto. Peccato che a Londra non avesse praticamente fatto granché.

La laurea di Alberto Stasi

In suo soccorso, per fortuna, viene Chiara, che lo accompagna in una corsa contro il tempo per scrivere la tesi. Il destino sembra andar loro incontro. Infatti, i genitori e il fratello di Chiara partiranno per le vacanze senza di lei. I due avranno l’occasione – per la prima volta in quattrp anni – di assaporare ciò che significa una convivenza. Le cose, per Alberto, non andranno come previsto. La discussione della tesi, prevista per settembre, slitta all’aprile 2008. 110 senza lode. E davanti una prospettiva ben diversa da quella che poteva avere in quell’agosto del 2007.

Avido lettore, intelligente, lucido e razionale, Alberto ha sempre avuto la curiosità di approcciare nuovi argomenti con il piglio dello studioso. Praticamente la stessa cosa che ha fatto con il suo processo: si è messo a studiare, ha cercato di capire la procedura penale, voleva comprendere quello che gli dicevano gli avvocati e le conseguenze di determinate scelte. E così ha fatto anche per tutte le vicissitudini in diritto civile: sempre a studiare.

Alberto Stasi, Chiara Poggi e il delitto di Garlasco

Chissà cosa avrebbe riservato il destino a Chiara e Alberto. Nessuno può dire se sarebbero rimasti insieme, se avrebbero costruito una famiglia o se le loro strade si sarebbero divise. Una cosa è certa: resteranno per sempre legati. E nel modo più orrendo che si possa immaginare. Legati da quel rapporto unico che unisce vittima e carnefice. Perché che Alberto Stasi sia stato il carnefice della sua fidanzata lo dice una sentenza di Cassazione, lo dice il fatto che passi le sue giornate in carcere, lo dice l'opinione pubblica. Eppure in questa vicenda qualcosa non torna. Anzi, più di qualcosa. Ci torneremo.

Alberto Stasi oggi

Anche oggi, in carcere, Alberto non sta con le mani in mano: oltre ad aiutare gli altri detenuti a comprendere ciò che stanno attraversando, lavora, va in palestra, segue un corso di linguaggio dei segni e ha mille progetti nella testa. Negli anni ha sviluppato un’incredibile capacità di adattamento e resilienza e questo si evince dalla lettura delle relazioni psicologiche cui viene sottoposto ogni sei mesi. Indubbiamente ha passato momenti difficili, ma ha sempre affrontato tutto con razionalità.

È diventato commercialista nel 2014, in corrispondenza con l’inizio del processo d’Appello Bis, studiando nello studio dei suoi avvocati, dove passava anche 15 ore al giorno. Naturalmente non gli è stato possibile iscriversi all’albo. In carcere si è iscritto a Giurisprudenza, ma ha mollato prima della laurea. Nonostante questo, sono in molti a ritenere che, un po’ per indole, un po’ per esperienza diretta, ne sappia più lui di tanti avvocati in attività.

Come detto in una recente intervista rilasciata a Le Iene, alla sera, quando

si corica, lo fa con la coscienza pulita. Questo nonostante per la legge – e per gran parte dell’opinione pubblica – il 13 agosto del 2007 abbia massacrato la sua fidanzata, Chiara Poggi.

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