Arcelor Mittal, la magistratura conferma la chiusura dell’altoforno 2

L’impianto del siderurgico di Taranto chiuso per l’inchiesta sulla morte di un operaio. Possibili contraccolpi sull’occupazione. Battaglia sull’immunità penale

Arcelor Mittal, la magistratura conferma la chiusura dell’altoforno 2

Il giudice monocratico del tribunale di Taranto ha rigettato la richiesta di revoca del sequestro dell'altoforno 2 dello stabilimento siderurgico. Lo rende noto ArcelorMittal, il nuovo proprietario dello stabilimento siderurgico. Il colosso franco-indiano sottolinea di non essere "parte nel procedimento legale, ma sta comunque approfondendo le ripercussioni che da questa decisione possono derivare per l'operatività dello stabilimento di Taranto". L'altoforno 2 dovrà quindi essere disattivato e spento, un'operazione che non può essere immediata, ma per la quale sono necessari alcuni mesi. In questo modo rimarrebbero in funzione solo due altoforni della più grande acciaieria d'Europa: l'1 e il 4.

Ilva in amministrazione straordinaria aveva chiesto la facoltà d'uso dell'altoforno più grande (il due appunto, ndr), ma non è stata concessa. E questo avviene non con l'amministrazione straordinaria, ma sotto la gestione di Alcelor Mittal. Dopo la decisione "l'Azienda - continuano i nuovi proprietari nella nota - ha preparato un calendario per la chiusura dell'altoforno 2 come richiesto. Tuttavia ArcelorMittal auspica che una soluzione alternativa sia trovata in quanto il funzionamento dell'altoforno 2 è parte integrante della sostenibilità del sito di Taranto", conclude.
"Apprendiamo della decisione del giudice Francesco Maccagnano di rigettare l'istanza di Ilva in amministrazione straordinaria per effettuare i lavori di messa in sicurezza dell'altoforno 2, sequestrato dalla Procura di Taranto dopo che il giudice dell'udienza preliminare Pompeo Carriere aveva respinto l'istanza di dissequestro della stessa Ilva in Amministrazione Straordinaria" ha dichiarato Marco Bentivogli, segretario generale della Fim. "Questa ulteriore tegola si aggiunge ai 1.400 lavoratori in Cig dal 2 luglio scorso a cui potrebbero aggiungersi altri 1000 proprio a causa del sequestro di Afo2", denuncia il sindacalista ammonendo come "la tensione in stabilimento aumenti di ora in ora" anche in considerazione dell'annunciata chiusura del sito resa nota dai vertici di Mittal a seguito della cessazione dello scudo penale per gli atti degli amministratori del gruppo franco-indiano, deciso dal governo. "Se aggiungiamo a questi 2400 anche i 1700 in cassa integrazione comprendiamo come la lentezza con cui si cerca di disinnescare i problemi ambientali si somma ad un'incertezza del Governo che innesca una bomba sociale inaccettabile" dice ricordando come ancora oggi al Senato "un rappresentante del M5S abbia ribadito la necessità di riconvertire l'area ex Ilva ad altra attività economica".
Ma i lavoratori, prosegue, "non vogliono sussidi ma rientrare al lavoro, in un'ambiente salubre. Il benaltrismo non aiuta ne il lavoro ne l'ambiente", continua sollecitando il vicepremier e ministro dello Sviluppo, Luigi Di Maio, a chiarire "definitivamente se rispetto all'accordo del 6 settembre 2018 ha cambiato idea e dia risposte chiare a lavoratori di tutto il Gruppo e ai cittadini di Taranto". Nel provvedimento di stop, spiega ancora Bentivogli, il giudice sostiene che "far effettuare i lavori e quindi tenere ancora in attività l'impianto, significherebbe esporre i lavoratori addetti ad una condizione di pericolo essendo lo stesso impianto in condizioni di rischiosità. L'altoforno 2, uno dei tre(Afo1, Afo2, Afo4) attualmente operativi andrà, quindi, fermato e spento, operazione, questa, per la quale il custode giudiziario dell'area a caldo aveva avviato, su incarico dell'autorità giudiziaria, il relativo cronoprogramma".

Intanto ad ottobre comincerà il processo agli imputati accusati della morte dell’operaio dell’ex Ilva Alessandro Morricella, deceduto in un incidente sul lavoro il 12 giugno 2015. L'uomo, originario di Martina Franca (in provincia di Taranto), aveva 35 anni e morì quattro giorni dopo essere stato travolto dalle fiamme e dalla ghisa incandescente mentre misurava la temperatura di colata dell'altoforno 2.
Nel 2017 il procuratore aggiunto Pietro Argentino e il sostituto procuratore Antonella De Luca sollecitarono il rinvio a giudizio per l'ex direttore generale Massimo Rosini, per l'ex direttore dello stabilimento Ruggero Cola, per il direttore dell'area ghisa Vito Vitale, per il capo area Salvatore Rizzo, per il capo turno Saverio Campidoglio e per il tecnico del campo di colata Domenico Catucci. Tutti avrebbero risposto dell'ipotesi di cooperazione in omicidio colposo. Tra gli indagati, per la responsabilità amministrativa, anche l'Ilva spa in amministrazione straordinaria.
Tra le violazioni contestate c'è anche quella di "non aver attuato cautele in materia di rischi industriali connessi all'uso di sostanze pericolose". Inizialmente il pm De Luca aveva iscritto nel registro degli indagati dieci persone. L'altoforno 2 fu sottoposto a sequestro, ma poi il governo intervenne con un decreto per sospendere gli effetti del provvedimento. Oggi, invece, arriva la decisione del giudice Francesco Maccagnano di spegnere l'Afo 2 (l'altoforno 2, ndr).

Quello che non è chiaro in tutto questo è se tornerà o no l'immunità penale per i nuovi proprietari dell'Ilva. Arcelor Mittal fa sapere che sarà ripristinata, ma a riguardo è subito intervenuto a suon di tweet Luigi Di Maio che ha scritto sul social network "A Taranto abbiamo abolito l'immunità penale che aveva introdotto il Pd. Proteggeva chi gestiva quello stabilimento anche in caso di responsabilità da morti sul lavoro o disastri ambientali. Oggi qualcuno ha detto che l'immunità tornerà. È falso". Il vicepremier lo ha annunciato dopo le dichiarazioni del presidente del gruppo ArcelorMittal e Cfo Aditya Mittal.
"Stiamo collaborando con il governo e devo dire che l'esecutivo è molto costruttivo con noi" aveva affermato il presidente del colosso siderurgico rispondendo a una domanda nella conference call sul problema della protezione legale all'ex stabilimento Ilva di Taranto. "Si sta lavorando - ha aggiunto -per approvare nuove leggi o una nuova legislazione che ripristini l'immunità che avevamo". "Le leggi non sono state ancora approvate ma ci hanno dato l'indicazione che lo faranno prima di settembre", ha concluso.
L’impressione è che proprio a settembre sapremo come andrà a finire questa vicenda e con essa il destino dello stabilimento siderurgico, dei lavoratori e della città.

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