Arrestati 12 capi ultrà della Juventus: ​ricattavano così la società

Accusati di associazione a delinquere, estorsione aggravata, violenza privata: "Accordo militare per controllare la curva"

Arrestati 12 capi ultrà della Juventus: ​ricattavano così la società

Un clan mafioso che controllava la Curva Sud dell'Allianz Stadium. Un clan non collegato alle cosche vere e proprie, ma comunque in grado però di gestire centinaia di biglietti a ogni partita, ricattare, minacciare e malmenare tifosi, steward e chiunque provasse a fermarli in tutt'Italia, e anche all'estero. È questo il quadro probatorio che emerge dall'indagine "Last banner" condotta dalla polizia di Stato di Torino che ha portato a 12 arresti e a 25 denunce tra esponenti di spicco della curva della Juventus.

Tutto rimonta alla fine del campionato 2017/18, quando la società decide lo stop ad alcuni privilegi concessi ai gruppi ultras, come gli abbonamenti gratuiti per gli "striscionisti". A quel punto parte una campagna denigratoria e di contestazione verso la Juventus, ricollegandola all'aumento dei costi degli abbonamenti ed al rientro in squadra di Leonardo Bonucci, passato al Milan. Al centro "lui", il 56enne Gerardo Mocciola, pregiudicato per omicidio, che allo stadio non mette piede da anni perchè oggetto di un daspo, ma comunque in grado di gestire il gruppo dei Drughi. 700 tifosi, il gruppo più rilevante della curva juventina da oltre 30 anni.

Nelle oltre 200 mila intercettazioni il suo nome non lo fa mai nessuno, le utenze telefoniche non sono mai intestate a lui, così come ogni cosa. Eppure, domina il suo gruppo e l'intera curva, grazie "al carisma di un capo, doti proprie, basate sull'intimidazione" ha spiegato il questore Giuseppe De Matteis. "I capi ultras gestivano da casa i colonnelli, e poi tramite i sodali organizzavano l'attività allo stadio" ha spiegato il dirigente della Digos, Carlo Ambra. Allo stadio tutto rimontava a poi al 51enne Luca Pavarino, era lui gestire i cori razzisti in grado di far squalificare l'intera curva juventina, fino ad arrivare allo sciopero del tifo. E chi disobbediva, pagava il conto. Il procuratore aggiunto Patrizia Caputo che insieme al pubblico ministero, Chiara Maina, hanno coordinato le indagini durate più di un anno e nate da una denuncia della società bianconera. "Tutte queste persone sono state arrestate per reati commessi all'interno dello stadio, con reati come le estorsioni commesse in danno alla Juventus, ma anche ai tifosi vittime di violenze private, allontanati dal loro posto malamente, bambini compresi".

L'accusa nei confronti degli ultrà è che abbiano messo in pratica per mantenere il “controllo militare” della curva bianconera e che abbiano creato un'associazione a delinquere che ricattava esponenti della Juventus per cercare di continuare ad avere biglietti agevolati e gestire così il bagarinaggio. Tra le persone arrestate c'è il capo assoluto dei Drughi, Dino Mocciola, già finito in cella all'inizio degli anni Novanta per aver ucciso durante una rapina un carabiniere e considerato uno dei responsabili delle infiltrazioni della 'ndrangheta in curva, il suo braccio destro Salvatore Cava, il leader dei Tradizione Umberto Toia. Arrestato anche Beppe Franzo, presidente dell'associazione “Quelli di via Filadelfia”.