Arrestato il capitano della nave Bana, sospetti su un traffico di armi in Libia

La nave Bana, attualmente sotto sequestro all'interno del porto di Genova, è sospettata di aver portato armi turche in Libia: l'indagine è partita dopo la denuncia di un marinaio che ha parlato di mezzi militari nascosti nella stiva

Arrestato il capitano della nave Bana, sospetti su un traffico di armi in Libia

Era già sotto indagine da diversi giorni, adesso per lui però sono scattate le manette ai polsi. Il riferimento è al capitano dalla nave cargo Bana, battente bandiera libanese ed ancorata a Genova dalla fine dello scorso mese di gennaio.

Si tratta di quella che da più parti è stata ribattezzata “nave dei misteri”. È lo stesso mezzo, appartenente alla compagnia libanese Middle East Maritime Consult, che è stato fotografato ad inizio anno da alcuni aerei militari francesi mentre navigava verso la Libia scortato da una fregata turca.

Già da diverse settimane aleggiava dunque il sospetto che la nave fosse in qualche modo coinvolta nel trasporto di armi turche verso Tripoli, lì dove Ankara già da dicembre sta facendo sbarcare rifornimenti militari diretti ad aiutare il governo di Fayez Al Sarraj. Era stato lo stesso presidente francese Emmanuel Macron, durante un incontro all’Eliseo con il premier greco Kiryakos Mistotakis, a parlare dei sospetti sulla Bana e delle sue attività connesse al trasferimento di armamenti nella capitale libica.

Nei giorni successivi la nave si è ritrovata a largo di Genova, manifestando problemi di avaria che hanno costretto il comandante a gettare l’ancora all’interno del porto del capoluogo ligure. E qui, ad inizio febbraio, un marinaio è sceso dalla nave per andare a bussare negli uffici della Questura genovese.

Il soggetto in questione agli increduli inquirenti ha raccontato quanto da lui visto a bordo della Bana, dove per giorni sono stati stipati mezzi militari fatti sbarcare, secondo la versione del marinaio, in Libia. Il testimone avrebbe anche consegnato un video, girato per alcuni giorni anche tra i social, in cui si notava una persona a bordo della nave passeggiare tra mezzi militari nascosti nella stiva.

Subito dopo il racconto del marinaio, la nave è stata posta sotto sequestro ed il 3 febbraio uomini della Digos e della scientifica sono saliti a bordo. Da allora si è saputo poco delle indagini che, come detto prima, hanno visto iscritto nel registro degli indagati il capitano della nave. Ma, avevano fatto sapere gli inquirenti genovesi, l’iscrizione del suo nome nel fascicolo era soltanto un atto dovuto.

Adesso invece l’arresto ha aperto nuovi scenari sul fronte dell’indagine. Il capitano, come riportato dall’agenzia Agi, è un uomo libanese di 55 anni. Per lui l’accusa è quella di traffico internazionale di armi. Gli inquirenti evidentemente hanno riscontrato tracce ed indizi tali da confermare, almeno in parte, il racconto del marinaio fuggito dalla Bana e che, nel giorno del suo interrogatorio, ha chiesto di poter mantenere l’anonimato e di avere garanzie di tutela.

L’indagine ovviamente potrebbe avere anche importanti risvolti internazionali. Essa costituirebbe, se gli indizi fossero confermati, una prova fondata sulla violazione della Turchia dell’embargo sulle armi in Libia. Una questione delicata visto che è risultata essere tra i punti fondamentali del documento approvato alla conferenza di Berlino del 19 gennaio scorso.

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