"Astrazeneca e J&J ai giovani? Pericoloso". Ora è caos

Gli open day con AstraZeneca destinato ai giovani fanno discutere gli esperti che vorrebbero limitare l'uso soltanto agli Over60 per nuovi casi avversi sotti i 40 anni. "Perché non utilizzare Pfizer o Moderna? Non me lo spiego..."

AstraZeneca di nuovo nel caos. "Sbagliato proporlo ai giovani"

Mentre la campagna di vaccinazione procede spedita, l'unico vaccino che non smette di far discutere è il siero di AstraZeneca che non trova pace sin dalla sua nascita: nuovi casi di giovani donne ricoverate fanno discutere gli esperti sull'opportunità o meno di somministrarlo alle fasce al di sotto dei 60 anni.

Gli open day diventano un caso

Mentre il ministro Speranza va per la sua strada continuando a ripetere di avere "la certezza che funzioni e sia sicuro" dando fiducia ad Ema ed Aifa nonostante ci siano "rarissimi casi di natura avversa e li stiamo studiando, ma non può essere messo in discussione l'effetto positivo", molti esperti sono contrari agli Open day che hanno visto migliaia di giovani entusiasti della vaccinazione che hanno ricevuto prevalentemente AstraZeneca invece dei vaccini ad Rna come Pfizer o Moderna: in Italia non ci sono divieti ma solo la raccomandazione di "uso preferenziale" sopra i 60 anni. Gli eventi di rara tromboembolia con carenza di piastrine hanno colpito persone con meno di 55 anni, soprattutto donne. Gli ultimi due casi avversi riguardano una ragazza di 18 anni ricoverata in Liguria e, nella stessa regione, una donna di 37 anni ricoverata al Policlinico San Martino di Genova dopo aver ricevuto la prima dose. "Forte mal di testa e livello basso di piastrine", fanno sapere dal nosocomio ligure.

Gli esperti bocciano AstraZeneca

"Sono felicissima degli open day per vaccinare i giovani, quello che non mi spiego è perché non utilizzare Pfizer rispetto ad Astrazeneca, sembra quasi che lo si utilizzi perché si vogliono finire le dosi che si hanno. I dati sono incontrovertibili, nella fascia di popolazione giovane forse il gioco non vale la candela": lo ha sottolineato Valeria Poli, Presidente della Società italiana di biofisica e biologia molecolare e tra i firmatari della lettera inviata dall'associazione Luca Coscioni al Governo e al commissario Figliuolo contro la somministrazione dei vaccini Astrazeneca e J&J ai giovani. "L'Aifa consiglia la somministrazione di questi vaccini sopra i 60 anni. In un momento in cui il virus circola così poco non ha senso sottoporre a questo rischio i giovani, che rischiano pochissimo dalla Covid", rimarca la scienziata.

"Sbagliatissimo proporlo ai giovani"

"È sbagliatissimo proporre questi vaccini ai giovani, specialmente alle donne. Sono sempre stata convinta che non bisognerebbe darli a persone di età inferiore ai 55 anni", ripete per l’ennesima volta Antonella Viola, immunologa, docente di patologia generale a Padova e Direttore scientifico dell’istituto di ricerca pediatrica Città della Speranza in un'intervista al Corriere. "Per non aver dubbi - aggiunge - basta leggere un lavoro uscito sulla rivista Science dove si spiega come man mano che si scende con l'età i rischi di ricevere questi vaccini superano ampiamente i benefici. Nei più giovani il pericolo di avere conseguenze gravi a causa del Covid è invece molto basso. Ecco perché la Francia ha stabilito di limitare i due vaccini a vettore virale agli Over 55". Secondo Viola, la raccomandazione dell'Aifa "dovrebbe essere più chiara e perentoria. Tanto più che, rispetto a quando è stata diffusa, la situazione epidemica in Italia è molto cambiata. Il virus circola meno, abbiamo dosi di vaccino a volontà. Quindi non c'è motivo di affrettarsi a vaccinare".

Errare è umano, perseverare però è diabolico: l'ostinazione di continuare a vaccinare una larga fetta della popolazione con AstraZeneca nasce certamente dall'esigenza di non "buttare" vaccini già acquistati fior di quattrini e non rallentare la campagna vaccinale come ha detto chiaramente la stessa Poli. Con una circolazione del virus così bassa, però, non è certamente la strategia giusta quella adottata da Figliuolo ma anche dalla stessa Aifa: senza tentennamenti bisognerebbe destinare ai giovani soltanto Pfizer e Moderna, su questo ci sono pochi dubbi. Anche Nino Cartabbellotta, Presidente della Fondazione Gimbe, afferma che con una bassa circolazione virale, "sotto i 30 anni i rischi sono inferiori ai benefici". I giovani si stanno dimostrando molto più maturi e coscienziosi di tanti genitori che, stranamente, ancora devono vaccinarsi: il loro aiuto nel combattere il Covid e la fiducia nella campagna vaccinale, però, dovrebbero essere ripagati con una strategia all'altezza che non li esponga a nessun rischio.