"Aveva perso la testa". La vittima di Voghera fu sottoposta a Tso

L'accusa della sorella di Younes El Boussettaoui: ""Massimo Adriatici ha compiuto un omicidio volontario"

"Aveva perso la testa". La vittima di Voghera fu sottoposta a Tso

Il giorno dopo la tragedia, Voghera è ancora al centro delle cronache. I carabinieri indagano, la procura studia le prossime mosse. E le polemiche politiche sull’assessore alla Sicurezza Massimo Adriatici, accusato di eccesso colposo di legittima difesa, non si placano. Per avere la verità bisognerà attendere ancora qualche tempo. Intanto, però, prendono la parola i familiari della vittima, direttamente con la stampa o attraverso il loro avvocato, per dire che Younes El Boussettaoui “andava curato, non ucciso”.

Primo fatto: stando alle parole del legale Debora Piazza, che difende la padre, fratello e sorella, “nessuno ha avvisato i famigliari dell'autopsia e questo è un fatto grave perché è un esame irripetibile”. L’avvocato ha “chiesto in procura le motivazioni” e il pubblico ministero “ha detto che è stata una svista dei carabinieri”. Seconda questione: in paese ieri alcuni avventori del bar avevano definito la vittima una “persona cattiva” che “importunava le persone e faceva gesti violenti”, e oggi la legale conferma che “ultimamente aveva davvero perso la testa”, forse anche per colpa del lockdown. Secondo fonti vicine alla famiglia, sentite dall’Agi, tre settimane fa Younes sarebbe stato anche sottoposto a un Tso obbligatorio. “Aveva qualche precedente bagattellare alla spalle - conferma Piazza a LaPresse - io l'ho difeso per circa 5 anni, per resistenza o piccoli episodi di spaccio, ma ultimamente aveva davvero perso la testa. Era stato ricoverato per problemi mentali per circa tre settimane un mese fa all'ospedale di Vercelli dove purtroppo era riuscito a scappare per venire proprio in questa piazza, perché lui diceva che questa piazza e solo questa piazza era casa sua”. La sorella, Bahija, ha aggiunto che "fino a due mesi fa non stava male, sì gli piaceva vivere all'aperto, in una casa soffocava. Ma solo da poco stava male a livello psichico, non so cosa sia successo".

Sulle dinamiche di quanto accaduto davanti al bar Ligure mancano ancora alcuni dettagli. Adriatici ha raccontato ai magistrati che il colpo di pistola sarebbe partito dopo una spinta. Due testimoni, riporta l'Agi, avrebbero riferito che la vittima avrebbe lanciato una bottiglia di birra addosso ad Adriatici il quale avrebbe poi chiamato la polizia per fermare le sue "intemperanze". Sentita la telefonata, El Boussetai lo avrebbe spinto. Da lì il colpo di calibro 22 che l'ha colpito al torace.

Nonostante vivesse come un senzatetto, la vittima manteneva un contatto con i familiari, tutti cittadini italiani, che abitano in altre città (“lo abbiamo portato tante volte a casa” ma “lui preferiva, si sentiva più tranquillo a dormire sulle panchine”). Ieri la sorella è intervenuta in diretta a Zona Bianca condotto da Giuseppe Brindisi su Rete4. “Gli hanno sparato in piazza davanti a tantissime persone - ha detto - L'assassino si trova a casa sua, dorme bello riposato. Dove è la legge in questa Italia?". La donna non si spiega come mai Adriatici avesse "la pistola carica". E sopratutto è convinta di una cosa: "Massimo Adriatici ha compiuto un omicidio volontario". "È stato ammazzato un innocente - ha aggiunto - andrò avanti a chiudere giustizia perchè Adriatici ha sparato con l'intenzione di ucciderlo, l'ha colpito al cuore".