Da Bagarella a Zagaria: quei mille super criminali che tornano a sperare

Sono oltre mille i boss mafiosi e i terroristi sottoposti alla misura del carcere duro del 41 bis. Ma ora, dopo la sentenza della Cedu, quei super criminali tornano a sperare

Da Bagarella a Zagaria: quei mille super criminali che tornano a sperare

Sono oltre mille, gli ergastolani rinchiusi nei carceri italiani e che dovrebbero rimanerci a vita, perché condannati all'ergastolo ostativo, che non prevede sconti o pene alternative. Fino a ieri, tutti erano convinti che non sarebbero mai usciti dalle loro celle. Ora, invece, dopo la sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo (Cedu), tornano a sperare.

Dietro le sbarre ci sono criminali del calibro di "don Luchino", Leoluca Bagarella, oggi 77enne, che ha partecipato, tra i vari delitti, alla strage di Capaci, dove morirono Giovanni Falcone, la moglie e gli agenti della scorta, e all'omicidio del piccolo Giuseppe, sciolto nell'acido per punire il padre che si era pentito. Sono gli stessi episodi a cui ha partecipato Giovanni Brusca, in maniera anche più grave, che però aveva potuto chiedere gli arresti domiciliari. Il motivo? Brusca si era pentito, mentre Bagarella no. Per questo il secondo deve scontare il carcere duro. Oltre agli innumerevoli delitti compiuti in prima persona, Bagarella fu il mandante di altri crimini, soprattutto negli anni Novanta, quando, dopo l'arresto di Riina, prese il comando dell'ala militare di Cosa Nostra, composta da Brusca, Matteo Messina Denaro e Giuseppe Graviano, che prevalse sulla linea di Bernardo Provenzano, non favorevole alle stragi dinamitarde. Bagarella è ritenuto responsabile degli attentati a Milano, Roma e Firenze.

Ma Bagarella non è l'unico boss a non essersi pentito. Con lui ci sono anche Giovanni Riina, i fratelli Giuseppe e Filippo Graviano, Raffaele Cutolo, Francesco Schiavone e Michele Zagaria. Ma non sono solo mafiosi i super criminali sottoposti a un regime speciale. Tra loro, infatti, ci sono anche terroristi e brigatisti, come Nadia Desdemona Lioce, anche lei mai pentita.

Sono assassini, killer spietati, boss mafiosi che hanno ordinato le stragi più terribili, terroristi che hanno segnato in modo indelebile la storia italiana. Fino a ieri, nessuno avrebbe mai pensato di poterli vedere fuori dal carcere. Ma ora, possono sperare di uscirne, anche se non definitivamente. Potrebbero infatti richiedere una serie di benefici, tra permessi premio e arresti domiciliari, se l'Italia accettasse il suggerimento della Cedu a riformare la legge sull'ergastolo ostativo.

Ma se si togliesse il carcere duro a chi sceglie volontariamente di collaborare con la giustizia, si perderebbe un elemento

fondamentale della lotta alla mafia. Ne è convinta Maria Falcone, la sorella del giudice ucciso nella strage di Capaci: togliere l'ergastolo ostativo "significa azzerare anni di lotta ai boss", dice.

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