Quei "piccoli schiavi invisibili" all'ombra del San Nicola di Bari

Nel capoluogo pugliese dati allarmanti, cresce il disagio sociale

Quei "piccoli schiavi invisibili" all'ombra del San Nicola di Bari

Lo stadio San Nicola resta quell'astronave immaginifica, all'ingresso di Bari, che stupì ai tempi dei mondiali del '90. L'opera di Renzo Piano, realizzata in occasione della quattordicesima coppa del mondo, oggi rappresenta qualcosa di diverso, qualcosa di molto lontano dalla magnificenza di qualche anno fa. All'ombra delle gradinate fatiscenti del quarto stadio più grande d'Italia, alligna un mondo di "piccoli schiavi invisibili" come li chiama l'ultimo dossier sui minori stranieri vittime di tratta e sfruttamento in Italia di Save the Children. Nessuno ci offre dati tangibili, è la cronaca ad aiutarci a desumere. A marzo la condanna di due anziani a sei anni di reclusione per atti sessuali con un minorenne rom di 13 anni nel parcheggio dello stadio. Lo scorso anno scattò l'inchiesta che coinvolgeva decine di ragazzi. "Un'infanzia violata" quella dei bambini rom che si prostituiscono all'ombra degli spalti. "Per nove o dieci euro a prestazione" dichiara Daniel Tomescu, portavoce della comunità rom del quartiere Japigia, l'unica riconosciuta dal Comune, "l'unica i cui i bambini vanno a scuola". Nove o dieci euro a prestazione. Molti di loro sono maschi.

Le parole di Pasolini in "Atti impuri" tornano alla mente, vive e inquietanti, come certi bagliori improvvisi: "Iasis corse verso di lui e Desiderio, abbandonata ogni certezza, se lo strinse al petto, lo baciò sulle labbra. Tra i baci, Iasis rideva - poi un po' alla volta si fece serio, attento: ormai rispondeva ai baci, in segreto; e quando la mano di Desiderio scese lungo il suo corpo giocando col povero spillo che ne proteggeva il mistero, fu il fanciullo stesso che se lo tolse, esclamando poi con innocente complicità che egli era ancora bagnato e che sarebbe stato meglio, prima, scaldarsi un poco al sole." Così, sotto il sole di Bari, bambini, soprattutto di origine rom, si prostituiscono circondati dalla ferocia sorda, tragica, terribile dell'oscena periferia che annienta anche l'ultimo lembo di umanità. L'età va dai nove ai tredici anni. "Molto spesso lo fanno di nascosto dai genitori, per comprarsi il cellulare ad esempio" dice Tomescu che dà la colpa ai pregiudizi. Lui presidente di una cooperativa di traslochi, pulizia urbana e riciclaggio sottolinea come sia difficile riuscire a inserirsi nel contesto lavorativo barese: "Se il papà lavora, la famiglia può vivere meglio, dignitosamente" e quei bambini non sarebbero costretti a prostituirsi per sentirsi accettati in una società che ti irregimento con lo smartphone pena l'emarginazione e l'esclusione. "Ma non è solo colpa del contesto sociale degradato - dice al Giornale.it lo psichiatra Paolo Crepet che già venticinque anni fa si occupò della prostituzione minorile - oggi è anche colpa dei genitori sempre più assenti nell'educazione dei figli. Ed è colpa dei social network". Una combinazione diabolica: i bambini (perché di bambini si tratta) decidono così – amaro paradosso - di guadagnarsi la “paghetta” attraverso il proprio corpo. In un'osceno sfruttamento senza difesa. "Non ci sono solo i bambini rom sotto lo stadio San Nicola - dichiara Ludovico Abbaticchio, garante regionale dei diritti dei minori - ci sono anche le minorenni nigeriane" portate in Italia con grandi promesse, di una vita migliore e poi, una volta qui, lasciate ai margini delle stradie di periferia aspettando il “cliente”. Magari il meno violento. "Quello che manca - dice Abbaticchio - è una rete istituzionale tra Comune e Polizia" già presente in alcune strutture, ma che non riesce a coprire tutto il fenomeno, troppo grande. "A volte dietro questi minori c'è la criminalità italiana, altre volte straniera" conclude Abbaticchio.

L'argomento sembra essere un punto debole, una criticità sociale allarmante. Non ci sono dati, nessuno ce li sa dare. Ma il fenomeno è presente e sotto gli occhi di tutti. Una vera e propria piaga sociale. Le uniche cifre fornite, sono quelli di Nicola Catucci, presidente dell'associazione Cama Lila per la lotta all'aids. I numeri parlano chiaro, la Puglia è tra le prime dieci regioni con il più alto tasso di malati di Aids. Quanti di questi sono quei minori che si prostituiscono, molto probabilmente con rapporti non protetti? Poco più in là, San Giorgio è l'altro quartiere dove la letteratura si incarna nella realtà, più brutale che mai. Sul lungomare sud di Bari ci sono le "casette del sesso", con i muri scrostati dalla salsedine e dal degrado.

Si trovano di fronte agli scogli, nella parte più buia della lunga striscia che costeggia l'adriatico. Un tempo zona delle prostitute baresi, oggi sostituite dalle immigrate del sesso. Qui ragazzine di origine albanesa, rumena, nigeriana e rom si prostituiscono in camere da letto a partire dall'età di 15 anni. Non cambia molto rispetto all'orrore dello stadio. Una realtà ormai consolidata quella della prostituzione minorile a Bari. “Per gli uomini adulti oggi è diventata una cosa normale andare con le minorenni, non si cerca più la coetanea” aveva dichiarato tempo fa al Giornale.it il sociologo barese Leonardo Palmisano. Qui il prezzo del proprio corpo è più alto. Va dai 15 ai 20 euro a prestazione.

Sembra quasi che il costo corrisponda all'età e che le regole del mercato siano assurdamente ribaltate. La domanda è aumentata ed il prezzo si è abbassato, come l'età delle ragazzine e dei bambini. Così è il mercato nero dei corpi in svendita tra muri scrostati e stadi che crollano a pezzi, metafore di vite senza domani.

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