Barletta, ascensore rotto. Malato di Alzheimer “prigioniero” in casa

L’uomo costretto sulla sedia a rotelle non può raggiungere i luoghi di cura. Il disperato appello della figlia

Una storia di solitudine ed emarginazione, purtroppo come tante. Troppe. A Barletta, un uomo di 78 anni, malato di Alzheimer, è costretto a vivere in casa da sei mesi per colpa dell'ascensore rotto. Da tempo l’impianto non viene collaudato e Domenico, questo il suo nome, è rimane letteralmente imprigionato nella sua abitazione. Come far scendere con le scale un uomo malato e che vive sulla sedia a rotelle? Sul quotidiano regionale "La Gazzetta del Mezzogiorno" l'urlo disperato della figlia Angela: "sono costretta a denunciare questa grave discriminazione".
Come dicevamo, appunto, una storia di discriminazione. L'uomo, che peggiora di giorno in giorno, non può usufruire delle cure mediche previste in centri specializzati perché non può raggiungerli. L'anziano vive in una palazzina dell'Arca (l'agenzia regionale per la casa e l'abitare). Più volte i figli hanno denunciato il guasto dell'ascensore chiedendo un collaudo, ma "tutto è fermo" come sottolinea Angela.
Secondo quanto si legge sul quotidiano regionale, finora non c'è stato nessun intervento di collaudo "nonostante le svariate telefonate e richieste di spiegazioni" ricorda la figlia di Domenico. Che, con tono di disperazione, dato che l'Arca non interviene, chiede aiuto al prefetto Dario Sensi, al presidente della Regione Michele Emiliano, al sindaco Cosimo Cannito e ai consiglieri regionali Filippo Caracciolo e Ruggiero Mennea perché si facciano carico di questo problema. Perché il rispetto della dignità di un singolo individuo, ancorché malato, porta ad una società migliore.