Bastoni per i selfie vietati

Scopriamo tutti i luoghi dove è proibito andare con le asticelle allungabili per fare autoscatti con lo smartphone

Bastoni per i selfie vietati

Selfie stick, supporto per selfie, bastone per selfie. Chiamatelo un po’ come vi pare. In certi posti non vogliono nemmeno sentirlo nominare, figuriamoci vederlo in mezzo ai piedi o sopra la testa. In tutto il mondo, in diversi luoghi pubblici e privati, l’uso dell’asta per autoscatti è severamente vietato. E le ragioni sono facilmente intuibili: disturbano la quiete sociale, ostruiscono la visuale, potrebbero danneggiare l’ambiente circostante.

A Disneyland la “bacchetta magica” è bandita per sacrosante ragioni di sicurezza: pensate se dovesse rimanere incastrata negli ingranaggi di una giostra in movimento. Anche allo stadio è proibita, perché considerata alla stregua di una bottiglietta piena d’acqua o di qualsiasi oggetto lanciato in campo. Che poi la domenica si vedano motorini scaraventati giù dagli spalti o armi di ogni calibro infilate nelle tasche degli ultrà, questo è un altro discorso.

Al Colosseo le stanghe allungabili restano fuori dall’arena: già i reperti romani sono fragili di loro, se pure li importuniamo a colpi di selfie stick il ministro Franceschini non saprebbe più dove andare a (ri)parare. Non servirebbe un cartello di divieto ma soltanto il buon senso per capire che in palazzi storici come la reggia di Versailles di Parigi, la Royal Opera House di Londra, il MoMA di New York o la Galleria degli Uffizi di Firenze la pertica a mezz’aria potrebbe incunearsi in un lampadario di cristallo, occultare la vista di quello seduto nella fila dietro o lambire un dipinto di valore inestimabile. Anche alle grandi manifestazioni musicali americane come il Lollapalooza o il Coachella Festival niente autoistantanee panoramiche: provate a immaginare migliaia di batacchi sull’attenti che nemmeno una falange greca, non certo un bel colpo d’occhio per un concerto live.

Veto imposto al Carnevale di Rio (tra i carrozzoni in festa c’è il rischio di fare incidenti), in Cina nella Città Proibita (lo dice il nome stesso) e in Corea del Sud, perché il sistema bluetooth, che consente di scattare le foto a distanza, può creare interferenze con altri dispositivi. Chi viene sorpreso a vendere bastoncini rischia tre anni di galera o una multa di 36mila won (circa 27mila euro). I sudcoreani, si sa, non scherzano mica. Neppure quando si fanno un selfie.

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