Trans nel reparto maschile del Cie: esplode la protesta a Brindisi

Chiede di essere trasferita perché si sente in pericolo. L'intervento del movimento identità transessuale

Adesso è una giovane donna di 34 anni e dal 21 febbraio vive nel centro di identificazione ed espulsione di Restinco alle porte di Brindisi. Resta nel cie perché è scaduto il permesso di soggiorno. Disperata, ha iniziato lo sciopero della fame 8 giorni fa: chiede di essere trasferita nel reparto femminile. Perchè Adriana, ora, si trova nel reparto maschile. “Fra centinaia di uomini è in costante pericolo” annuncia il Mit, il Movimento identità transessuale che perora la sua causa.

Da 17 anni in Italia, Adriana viveva a Napoli dove lavorava come cameriera.

Come si legge da fonti di stampa, era in un albergo con il fidanzato quando la polizia ha scoperto che il suo permesso era scaduto, durante una serie di controlli.

“Adriana è riuscita a contattare il Mit e ci chiede di aiutarla nella sua legittima richiesta di essere trasferita in un reparto femminile, al riparo da discriminazioni e violenze. Il Mit - spiega un post su Facebook - è impegnato da anni nella battaglia che permetta alle persone trans, trattenute nelle carceri, nei cie o nei centri di prima accoglienza, di essere rispettate nella loro identità di genere. Per questo motivo chiediamo che Adriana venga immediatamente trasferita in un reparto femminile, annunciando che se ciò non avverrà ci mobiliteremo come trans e attivisti per la sua incolumità".

“Le luci non si spegneranno fino a quando Adriana non vedrà riconosciuti i suoi diritti di persona” annuncia sui social l'avvocato del movimento, Cathy La Torre. Intanto Adriana resta rinchiusa nel cie e, senza troppi giri di parole, affida agli organi d'informazione tutta la sua paura e la sua insicurezza.

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