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Bruxelles batta un colpo sul Patto di Stabilità

L'energia resta un fattore di vulnerabilità strutturale sicché ogni tensione esterna si traduce immediatamente in costi industriali più alti, salari erosi e competitività che scivola via

Bruxelles batta un colpo sul Patto di Stabilità
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La crisi energetica non è più un'ipotesi ma un orizzonte concreto per Paesi fragili come l'Italia, che sulla sicurezza delle forniture continua a vivere di equilibri precari e decisioni tardive. Nel frattempo l'economia globale cambia marcia e gli shock internazionali si scaricano su un continente, l'Europa, che sembra incapace di reagire con la necessaria rapidità: mentre la geopolitica s'infiamma, Bruxelles compila verbali. In questo quadro il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, ha posto una questione netta: sospendere subito il Patto di Stabilità, come accadde durante la pandemia e nei mesi più duri della guerra in Ucraina. Non è una provocazione. È una richiesta di realismo. Se l'inflazione riparte - e tutto lascia pensare che possa farlo - l'Europa rischia di correre più veloce degli altri verso il muro. Per non parlare di un rischio stagflazione, che potrebbe configurarsi ai bordi di una potenziale recessione.

L'energia resta dunque un fattore di vulnerabilità strutturale - in particolare per l'Italia, che non a caso per bocca del ministro Giancarlo Giorgetti ne sta facendo una questione di sicurezza nazionale - sicché ogni tensione esterna si traduce immediatamente in costi industriali più alti, salari erosi e competitività che scivola via. A quel punto la Bce non potrà restare a guardare. Se i prezzi dovessero impennarsi, Francoforte sarebbe costretta a rimettere mano ai tassi, con un effetto a catena su imprese, mutui e debiti pubblici. Una terapia che rischia di aggravare la malattia. Non a caso le Borse si sono già messe in posizione.

E qui emerge l'eterno problema europeo: la velocità della crisi è sempre superiore alla velocità delle decisioni. Bruxelles continua a distribuire pannicelli caldi, piccoli compromessi, mezze soluzioni che servono più a preservare gli equilibri politici interni che a difendere l'economia reale. Ma questa volta potrebbe non bastare. Le imprese chiedono una cosa semplice: prevedibilità. Sapere che per almeno un anno esiste una cornice stabile in cui lavorare, investire, assumere. Non un balletto di vincoli che cambia a ogni Consiglio europeo. La sospensione del Patto di Stabilità non sarebbe un atto di lassismo fiscale, ma una misura di autodifesa economica. Senza margini di manovra, i governi nazionali resteranno paralizzati proprio mentre servirebbero interventi rapidi su energia, industria e sicurezza strategica.

Il punto è politico prima ancora che economico: l'Europa vuole essere un attore o

restare un regolatore di procedure? Se Bruxelles continuerà a muoversi con la prudenza di un notaio mentre il mondo ragiona da potenza nucleare, il rischio è evidente. Non sarà la crisi a travolgere l'Europa. Sarà l'inerzia.

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