Buonismo finito: i profughi pagano

Gli immigrati che chiedono asilo politico devono mettere a disposizione il loro patrimonio per pagarsi la permanenza. La svolta arriva dal Paese più progressista d'Europa

Buonismo finito: i profughi pagano

Col diventare esecutivo, il provvedimento del governo danese di confiscare ai «migranti» danaro e beni materiali che superino il valore di 10mila corone, 1.300 euri, si mette fine a una ipocrisia umanitaria che sta spaccando l'Europa. Questa: voler intendere quelli «che fuggono da una guerra» dei generici «profughi» da accogliere - e mantenere - ovunque si presentino. Ipocrisia che ha intasato i corridoi balcanici e il tratto di mare tra la Turchia e la Grecia e indotto ad alzare muri di contenimento o a sospendere Schengen. Chi fugge dalla guerra, chi cerca riparo dalle violenze di un conflitto, si chiama, s'è sempre chiamato, sfollato.

E la priorità di uno sfollato è di non allontanarsi troppo dalla sua casa, dai suoi averi: giusto quel tanto da guadagnarsi l'incolumità. Come fecero, nel corso dell'ultimo conflitto mondiale, milioni di italiani, a nessuno dei quali venne in mente di sfollare in Spagna o in Irlanda. Il «profugo» siriano che con la famigliola e un certo gruzzolo punta a Copenaghen, Londra o Oslo non è dunque uno sfollato, è un «migrante economico» che elude le norme che regolano l'immigrazione con la complicità della «cultura dell'accoglienza» e del buonismo politicamente corretto. Salvaguardie del solidarismo multiculturale che la Danimarca, la democraticissima, garantista, aperta Danimarca ha ora denunciato. L'assunto è: chi vuol sfollarsi da noi, se ne paghi il costo: vitto, alloggio, cure mediche, scuola e biglietto del tram. Lo scopo, invece, è scoraggiare la migranza economica e per chi la pratica il vedersi toccare i portafogli è il più efficace dei deterrenti. Ne prendano atto, facendosene una ragione, i sacerdoti e le vestali del profughismo indiscriminato. Da Copenaghen giunge una indicazione precisa: asciugate le lacrime buoniste e i singulti multiculturali il problema della immigrazione di massa - e la sua soluzione - non può essere che affrontato con deciso, sano realismo.