Cosa c'è dietro il boom di morti da Covid

Nonostante le strategie messe in campo fino ad oggi,in Italia si contano ancora molte vittime a causa del Covid. In netto ritardo la vaccinazione degli anziani

Cosa c'è dietro il boom di morti da Covid

“Vaccinare, vaccinare e vaccinare”. È questo l'input lanciato più volte in questi ultimi giorni nel corso delle conferenze tenute dagli “addetti ai lavori”. Già perché la campagna vaccinale non ha ancora raggiunto gli obiettivi che erano stati prefissati dal presidente del consiglio Mario Draghi nel momento in cui si è insediato alla guida del nuovo governo: 500mila somministrazioni al giorno. Nonostante una effettiva accelerazione che si è avuta pochi giorni dopo la sua promessa, con una media di 200mila vaccinati al dì contro i circa 60mila registrati durante il governo Conte, non si è registrato l'atteso effetto turbo. L’andamento della pandemia in Italia fa contare ancora numeri preoccupanti e l’unico strumento di difesa per superarla, come dicono gli esperti, è rappresentato proprio dai vaccini. Il quadro generale della situazione è abbastanza delicato e ora più che mai è un momento cruciale per rimanerne ancora dentro o iniziare a intravedere uno spiraglio di luce. Di certo i dati che parlano di morti per coronavirus sono impressionanti: più di 110mila i decessi da quando la pandemia ha invaso le nostre vite ad oggi.

Per ogni milione di abitanti si contano circa 1.861 vittime. Dal 15 al 28 marzo è stata conteggiata una media di 9,6 morti su 100mila abitanti e, nella prima settimana di aprile, i dati hanno riportato una media 469 vittime al giorno. Sono numeri allarmanti che fanno vedere come l’Italia rispetto agli altri Paesi sia rimasta indietro con la campagna vaccinale. Gli Stati Uniti e il Brasile, che prima contavano più morti, oggi si trovano in una posizione migliore con, rispettivamente, 1.707 e 1.537 morti per ogni milione di abitanti. Senza andare lontano e, utilizzando la stessa proporzione, Francia e Germania iniziano a contare meno vittime con 1.473 e 922 casi. Se durante la prima ondata l’Italia è stata ritenuta "giustificata" dal fatto di essere stata il primo Paese in Europa colpito dal coronavirus dopo la Cina, non lo si può dire per la seconda e la terza ondata dove un ruolo fondamentale doveva essere ricoperto proprio dalla campagna vaccinale.

Quest’ultima è dipesa dalle consegne di lotti da parte delle aziende farmaceutiche ai Paesi dell’Unione Europea. In Italia era prevista la consegna di 28 milioni di dosi ma ad oggi gli accordi non sono stati rispettati. Nei dati resi noti dal ministero della Salute, alla data del 3 aprile, vengono conteggiate 12 milioni e 283 mila dosi che, tra l’altro, non sono state ancora totalmente somministrate. L’Italia è dunque in ritardo: sono solo quasi 4 milioni i cittadini che ad oggi hanno ricevuto la doppia dose del vaccino e si è ben lontani dal raggiungimento dell’immunità di gregge.

Nel frattempo la conta dei morti continua e, a salire vertiginosamente fra loro, vi sono soprattutto gli anziani. Quest’ultimi, ed in particolare quelli aventi superato l’80esimo anno di età, avrebbero dovuto essere vaccinati tutti entro la fine di febbraio. Così non è stato. In data 2 aprile risulta vaccinata con la prima dose solo il 56% della popolazione 80enne A contribuire a questo fallimento non sono state solo le dosi insufficienti ma anche i percorsi seguiti dalle Regioni che, in molti casi, non hanno rispettato la priorità riservata agli over 80. Situazione non molto differente quella dei settantenni: solamente il 17,7% di loro ha ricevuto la prima dose di vaccino. Di questi, il 2,5% ha eseguito al richiamo.

Nuove speranze sull’accelerata della campagna vaccinale sono adesso legate all’ultimo annuncio fatto dal generale Francesco Paolo Figliuolo dopo che ha ricevuto l’impegno dei rappresentanti Janssen e Pfizer in merito alla consegna di nuove dosi. Come riporta il Corriere della Sera, l’alto ufficiale ha tenuto a precisare che da aprile a giugno ci saranno in arrivo 45 milioni di dosi: “A fine maggio - ha detto Figliuolo - saremo comunque in grado di passare alle categorie produttive per far ripartire il Paese. Lo dicono i numeri: nel trimestre che va da aprile a giugno avremo 45 milioni di dosi, vuol dire 15 milioni al mese. È la quantità giusta”.

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