Carabiniere ucciso, Comandante Alfa: “Non siamo carne da macello. Saviano vergognati!”

Il comandante Alfa, fondatore del Gis, ha scritto una lettera nella quale esprime il suo dolore per la morte del carabiniere a Roma. E attacca Roberto Saviano per alcune sue prese di posizione

Carabiniere ucciso, Comandante Alfa: “Non siamo carne da macello. Saviano vergognati!”

Nonostante la sua grande e indiscussa professionalità, questa volta il Comandante Alfa, il fondatore dei gruppi speciali del Gis dei carabinieri, non riesce a trattenere la rabbia e il dolore per la morte del giovane militare ucciso a Roma con 8 coltellate.

Alfa è un eroe vero, che vive lontano da telecamere e salotti buoni. Un eroe sottovalutato da alcuni e poco conosciuto da altri. Un fedele servitore dello Stato che quando c’è da agire per proteggere le vite di innocenti cittadini si mette in gioco in prima persona. Forse pochi ne sono a conoscenza ma il Comandante ha partecipato a pericolosissime missioni top secret riuscendo a salvare molte persone in pericolo.

Dinnanzi alla barbara uccisione del vice brigadiere Mario Cerciello Brega e di alcune polemiche scoppiate nelle ore immediatamente successive al delitto, il Comandante Alfa affida ad una lettera le sue emozioni. Uno scritto amaro e durissimo che sta facendo il giro delle chat delle forze dell'ordine.

"Non riesco a dormire, quel sangue mi raffredda il cuore di sofferenza e rabbia”, ha esordito il Comandante. "Non trattengo l'adrenalina , quasi non mi riconosco. 40 anni nel Gis 45 al servizio dell'Arma che ho contribuito ad onorare, pare quasi non siano serviti a chiudere gli occhi sulle troppe ingiustizie". "Caro Mario – si legge ancora nella lettera - non posso chiudere le palpebre perché rivedo il tuo sorriso, spento improvvisamente da chi a te si è avvicinato per uccidere, non era difesa. No, non ha buttato il coltello dopo la prima ferita che ti ha inferto. No, ha continuato finché dopo 8 (ottoooo) fendenti non ti vedeva soccombere sotto la sua spietata sete di morte. Non è più tollerabile tutta questa carneficina".

Dopo il dolore espresso con parole, ecco che il Comandante Alfa lancia un accorato appello alle istituzioni affinché siano dati tutti gli strumenti necessari a quanti svolgono il difficile lavoro di difendere i cittadini da criminali sempre più spietati.

"Al Generale dell'Arma dei Carabinieri rivolgo l'appello più accorato, affinché, come massimo rappresentante di tutti i fedeli servitori dello Stato ma soprattutto del popolo italiano, faccia sentire la sua voce nelle sedi politiche e ministeriali di riferimento, per far sì che chi lavora rischiando per l'altrui incolumità sia messo in condizioni di poter difendere e di potersi difendere. Siano cambiate le regole d'ingaggio degli operatori di tutte le Forze di Polizia! Ora basta, non si è più carne da macello, non si è più in un contesto dove chi indossa la divisa viene deriso e vilipeso da coloro che la legalità la infrangono più volte al giorno".

"Non è -continua il Comandante Alfa- questione di colore di pelle, né di nazionalità, colore politico o religioso. La delinquenza ha tutta lo stesso colore e odore... quello della morte!! L'Arma è stata ferita al cuore, tutti gli appartenenti alle Forze dell'Ordine lo sono. La politica la smetta di usarci come palloni ad una partita di calcio, di calci non ne possiamo più. Ora i calci vorremmo restituirli, poterli ridare indietro a coloro che offendono anche con parole denigratorie nei nostri confronti".

Il fondatore del Gis si appella, inoltre, ai ministri dell'interno e della difesa: "Accelerate le leggi opportune", "una persona può difendere la propria casa e noi che lo facciamo per mestiere e per amore non possiamo? L'Italia è la nostra casa, il suo popolo è la nostra famiglia, vogliamo avere tutti i mezzi per difenderla, provvedete velocemente. Questo paese è allo sbando dal punto di vista della certezza della pena"! Non esiste al mondo un paese più bello e fiero del nostro, ma nemmeno più deriso e quasi vilipeso. Non lo meritiamo. Vogliamo continuare a credere in quello che facciamo senza essere derisi da chi il giorno o dopo è già libero e ci denigra".

Nella lettera vi è anche un accorato appello per difendere l'Arma da quanti la vogliono screditare. "Non vogliamo sempre essere accusati e violentati nell'animo per aver fatto il nostro dovere. Come fedele servitore dello Stato, ho vergogna e non posso starmene seduto ad aspettare che qualcosa si muova senza che io faccia nulla, e mi domando: "ma tutti i telefonini che riprendono le rare volte in cui siamo costretti ad usare la forza tacciandoci per criminali dov'erano quella triste notte in cui Mario ed il suo collega venivano aggrediti? Non raccontiamoci la storia che era notte e buio , non la beve più nessuno!".

Il Comandante Alfa ne ha anche per Roberto Saviano: "A Saviano rispondo "Vergognati"! Ho dato mandato alla casa editrice di rimuovere la fascetta con la sua prefazione dai miei libri (peraltro la sua prefazione non è stata una mia scelta)!”.

L’ultimo sincero ed affettuoso pensiero dell’eroe italiano va a Mario e alla sua famiglia. "Quante volte ho provato il vostro dolore, troppe, ma ogni volta è diverso e la ferita più profonda. Che Dio ti accolga caro Mario tra le sue braccia, la tua misericordia nei confronti del prossimo era infinita da quello che apprendo. Ora tocca a te prendere la tua parte. Da lassù veglia e prega per la tua giovane sposa, per la tua famiglia di sangue e per quella di cuore che tutti ci accomuna....l' Arma ! "Che la terra ti sia lieve! Comandante Alfa!".

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