Rackete salva? Ecco cosa non torna...

La ragazza tedesca ha esultato ieri sera su Twitter dopo la pronuncia circa l'archiviazione della sua posizione decretata dal Gip di Agrigento. Ma anche nella stessa procura siciliana non mancano le perplessità

Rackete salva? Ecco cosa non torna...

È arrivato nella serata di ieri e per mezzo di Twitter il primo commento di Carola Rackete dopo l'archiviazione della sua posizione ad Agrigento, dove formalmente risultava ancora indagata per lo speronamento di una motovedetta della Guardia di Finanza a Lampedusa il 29 giugno 2019.

In quella notte la ragazza tedesca comandava la nave Sea Watch 3 dell'omonima Ong tedesca, con a bordo 42 migranti. Già da giorni, nonostante i divieti emanati dal Viminale, all'epoca retto da Matteo Salvini, Carola Rackete si era posizionata con la sua nave lungo i limiti delle acque territoriali italiane, non lontano da Lampedusa.

Poi la decisione che ha dato via a uno dei casi più noti e discussi in relazione al braccio di ferro tra le Ong e Matteo Salvini: accendere i motori e forzare l'ingresso all'interno del porto dell'isola delle Pelagie. Nella manovra, la nave Sea Watch 3 ha rischiato la collisione con il mezzo della Guardia di Finanza.

Da qui l'arresto, poi revocato dal Gip Alessandra Vella pochi giorni dopo. Lo stesso Gip che ieri ha chiuso definitivamente il caso, archiviando il fascicolo che aveva aperto la procura di Agrigento: “La missione di salvataggio di Sea-Watch ha significato usare privilegi come il passaporto europeo o l'istruzione gratuita – ha scritto su Twitter Carola Rackete a commento della sentenza arrivata dalla città siciliana – per riuscire ad essere solidali con le persone che lottano contro quelle strutture che esercitano un potere razzista e che mantengono le ingiustizie senza cambiarle. Questa lotta è lontana dalla fine e tutti noi dovremmo farne parte”.

Cosa non torna

L'archiviazione era stata chiesta dalla procura di Agrigento. Ma è stato poi lo stesso procuratore ad ammettere l'esistenza di alcuni dubbi: “Ci siamo adeguati alle indicazioni della Corte di Cassazione che aveva confermato l'annullamento dell'arresto – ha spiegato all'AdnKronos Luigi Patronaggio, capo della procura agrigentina – Pur avendo qualche perplessità sul bilanciamento dei beni giuridici in gioco”.

Il riferimento è alla decisione della Cassazione del febbraio 2020, in cui veniva data ragione al Gip Alessandra Vella a proposito della scarcerazione ordinata pochi giorni dopo l'episodio del giugno 2019. In particolare, all'epoca il giudice aveva scritto nella sua istanza che Carola Rackete ha agito in stato di necessità. Occorreva cioè, a qualsiasi costo, far sbarcare i 42 migranti a bordo della Sea Watch 3.

Contro questa scelta la stessa procura di Agrigento aveva fatto ricorso in Cassazione. E qui i giudici per l'appunto hanno dato ragione al Gip: “In temi di circostanze ostative all'arresto in flagranza – ha scritto l'anno scorso la Cassazione – rappresentate dalla causa di giustificazione dell'adempimento di un dovere o dell'esercizio di una facoltà legittima, e da una causa di non punibilità, non è richiesto che le stesse sussistano con evidenza, potendo essere anche solo verosimilmente esistenti”.

Dunque, lo stato di necessità riscontrato sulla Sea Watch 3 è stato ritenuto prioritario a tutto il resto. La procura di Agrigento non ha potuto fare altro che prenderne atto. Ma, come ha sottolineato lo stesso Patronaggio, le perplessità sul bilanciamento dei beni giuridici restano a galla.

Anche perché il caso Rackete è destinato ad incidere molto sugli orientamenti futuri della giurisprudenza. E l'archiviazione decisa ieri sulla scia del pronunciamento della Cassazione potrebbe rappresentare un importante precedente.