Cronache

"Estradare i genitori di Saman". La Cartabia in pressing sul Pakistan

Il ministro Marta Cartabia ha firmato la richiesta di estradizione per i genitori di Saman Abbas: il caso potrebbe giungere presto a una soluzione

Caso Saman, Cartabia firma l’estradizione per i genitori

C’è una richiesta di estradizione per i genitori di Saman Abbas. L’ha firmata e trasmessa in Pakistan il ministro della Giustizia, Marta Cartabia, dopo aver ricevuto dagli uffici la traduzione di tutti gli atti della pratica, come riporta Adnkronos. Sebbene non sia stato trovato ancora il corpo della ragazza pakistana che si opponeva a un matrimonio forzato, sembra stringersi il cerchio intorno ai sospettati, che sono cinque appartenenti alla famiglia di Saman.

Da un lato ci sono Ikram Ijaz e Danish Hasnain, cugino e zio di Saman. Il primo è in stato di fermo da tempo e si trova in Italia, dove è stato interrogato, il secondo è stato invece arrestato ieri a Parigi nel corso di un’operazione che ha visto la collaborazione tra la polizia francese e i carabinieri italiani. Dall’altro ci sono tre sospettati ancora mancanti: un altro cugino, Nomanulhaq Nomanulhaq, e i genitori della giovane, Shabbar Abbas e Nazia Shaheen. Questi ultimi due, attualmente ricercati dall’Interpol, sono fuggiti dall’Italia, dove vivevano da anni in una casa adiacente all’azienda agricola di Novellara in cui lavoravano, e l’hanno fatto il giorno immediatamente successivo al presunto omicidio di Saman. È proprio per loro due che Cartabia ha firmato la richiesta di estradizione.

L'arresto dello zio Danish

La ricostruzione che gli inquirenti immaginano, corroborata dalla testimonianza del fratellino della giovane pakistana, è questa: Saman era tornata a casa dalla struttura protetta, in cui da dicembre 2020 le era stato dato riparo dai servizi sociali italiani, per cercare di farsi ridare i documenti dai genitori. Shabbar e Nazia avrebbero acconsentito a “punire” la giovane che aveva disobbedito ai dettami della famiglia. Così lo zio Danish la avrebbe uccisa mentre i cugini, tutti e tre inquadrati dalle telecamere di sorveglianza con vanghe e un piede di porco, lo avrebbero aiutato a occultare il cadavere.

Ma ora forse si potrà sapere un po’ di più, quando anche Danish sarà interrogato dagli inquirenti. Secondo quanto riporta LaPresse, l’uomo si era nascosto in un appartamento di Garges les Gonesse, alla periferia di Parigi. Al riconoscimento avrebbero concorso dei segni sul volto, come un neo, le impronte digitali e i dati sul suo smartphone, ai quali si è risaliti attraverso i suoi contatti social. L’uomo verrà prima tradotto in un carcere parigino e poi portato in Italia.

Ritengo fondamentale - ha detto in conferenza stampa il sostituto procuratore di Reggio Emilia, Isabella Chiesi - aver preso lo zio che, da tutte le indagini e gli accertamenti fatti, risulta essere la mente di questo progetto criminoso pazzesco. In questo caso, si profila la possibilità di fare dei confronti tra le versioni degli imputati: la sua presenza e il fatto di svolgere l'interrogatorio in Italia è certamente fondamentale. Potrà avvalersi della facoltà di non rispondere, ma non so per quanto”.

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