Coronavirus

Conte viene sbugiardato persino dagli scienziati: "Il lockdown non serviva"

In un documento del 29 marzo indirizzato al premier Conte spunta il piano inascoltato per evitare il lockdown. "La chiave è l'isolamento dei contagiati"

Conte viene sbugiardato persino dagli scienziati: "Il lockdown non serviva"

Forse il lockdown si poteva evitare. L'alternativa era sul tavolo dalla primavera scorsa, ma il governo l'ha ignorata. Nel documento inviato il 29 marzo al presidente del consiglio Giuseppe Conte e al ministro della Salute Roberto Speranza, un gruppo di ricercatori italiani del Cnr, dell’Ifn, l’Istituto di fisica nucleare, dell’Università di Camerino, dell’Università di Padova e di Ricmass, il Rome Internationale Center for materials scienze, aveva proposto un sistema di contenimento della diffusione del virus. Alternativo alla serrata totale, ma addirittura più efficace: il “Case finding and mobile tracing” (CFMT).

Sulla falsariga del metodo utilizzato in Cina, Corea del sud, Singapore, Israele e Taiwan (i Paesi più efficaci nel piegare la curva dei contagi), il team di studiosi aveva individuato un sistema per fermare anche in Italia l'epidemia da Sars-Cov-2 in 20 giorni. Un vero e proprio piano d'attacco del virus basato su test veloci a tappeto, tecnologie di tracciamento dei contatti su cellulare e isolamento rigoroso dei contagiati dalle loro famiglie. Tra i firmatari del documento, pubblicato in esclusiva da Lettera150, il think tank che raduna circa 250 studiosi di diverse discipline, oltre ai professori Antonio Bianconi, Augusto Marcelli, Gaetano Campi, Andrea Perali e Giampietro Ravagnan c'è anche Andrea Crisanti, direttore del dipartimento di Microbiologia dell'università di Padova.

Il virologo, considerato il “padre” del progetto, riuscito, dei tamponi di massa realizzato dalla Regione in Veneto, ad agosto era stato contattato dal governo Conte per elaborare una proposta per contrastare la seconda ondata. Ma anche il piano di Crisanti per quadruplicare il numero di tamponi fino a 400mila al giorno, rimane nel cassetto. Il virus torna e morde più di prima. E l'Italia si dimostra completamente impreparata. Il sistema diagnostico basato sui tamponi si intasa, il tracciamento salta e i posti in terapia intensiva che non sono stati aumentati a sufficienza si staturano di giorno in giorno. Incapace di contenere la recrudescenza, prevista, del virus il governo di decreto in decreto si avvicina a un nuovo lockdown totale.

Una startegia, quella del "lockdown stop and go", che aveva già mostrato i suoi limiti in primavera. "In Italia a 28 giorni dall’inizio ancora non appare ancora la fase di arresto e sembra lontano il giorno in cui si saranno zero nuovi contagi", scrivono il 29 marzo i firmatari del documento. Questo perché, come sottolineato da Crisanti, "le misure di contenimento sono inutili senza un piano organico per dotare l'Italia di un sistema che mantenga basso il numero dei contagi". E la chiave, superata la soglia dei 10-12mila casi in cui la tracciabilità è ancora possibile, resta l'isolamento rigido dei contagiati.

Quando la corsa del virus è fuori controllo, i test a tappetto sono impraticabili e il tracciamento salta, non resta che separare i contagiati dai contesti familiari. "Perché - spiega Gianpietro Ravagnan, professore ordinario di Microbiologia all'università Ca’ Foscari di Venezia - è evidente che oggi i nuclei familiari sono il luogo per eccellenza della diffusione della patologia da Covid-19. Le famiglie sono spesso impossibilitate sia a gestire il contagiato sia ad evitare cluster familiari che diventano poi talvolta di condominio. Il fattore di riproduzione può essere invece abbattuto in tempi brevi ospitando i soggetti nei Covid hotel in condizioni di quarantena assistita, con costi ridotti rispetto a quelli di un eventuale ricovero ospedaliero”.

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