Ciò che è accaduto a Modena ha un nome preciso. E no, non cambia se ci rifiutiamo di pronunciarlo. Possiamo girarci attorno quanto vogliamo, possiamo scegliere parole più morbide, più prudenti, più rassicuranti, ma la realtà resta identica. Un uomo si lancia sulla folla con un'auto, travolge innocenti, li asfalta, poi scende armato di coltello e cerca di colpire indiscriminatamente i passanti. Ci sono persone che lottano tra la vita e la morte. C'è una coppia, marito e moglie, a cui sono state amputate le gambe. Esistenze devastate per sempre. Eppure, appena si accende la televisione, il primo riflesso collettivo non è comprendere il pericolo, ma negarlo. Non parliamo di terrorismo islamico, per carità, non facciamo supposizioni, non c'è alcuna matrice radicale accertata. È questo il ritornello ossessivo che ci viene ripetuto da ore, su tutti i canali, da tutti gli opinionisti, da tutti i professionisti della cautela ideologica. Tanto che io, per ragioni di salute mentale, ho spento la tv, obbligando mia moglie a tenerla spenta. E non sono mai stato un marito impositivo.
Questa non è prudenza. Questa è codardia. Perché una società che non ha più il coraggio di nominare le cose è una società fragile, indebolita, destinata a soccombere, che si rifugia nella menzogna. La realtà non cambia se cambiamo le parole. Il sangue resta sangue anche se lo chiamiamo criticità. Il terrorismo resta terrorismo anche se lo travestiamo da disagio sociale o squilibrio individuale. Questa nostra ossessione linguistica è diventata patologica. Abbiamo più paura delle definizioni che dei fatti. Più paura di sembrare intolleranti che di difendere i cittadini europei. E così continuiamo a mentire a noi stessi.
Da anni l'Europa vede accadere esattamente questo tipo di attentati. Francia, Germania, Austria, Belgio, Olanda, Regno Unito, Danimarca, Spagna. Auto sulla folla. Camion lanciati contro i mercatini di Natale. Coltelli. Attacchi improvvisi. Lupi solitari radicalizzati dall'islamismo. Sempre lo stesso schema. Sempre lo stesso odio verso l'Occidente. Sempre la stessa volontà di colpire civili innocenti per terrorizzare una società libera. Pensavamo forse che l'Italia fosse immune? No, l'Italia è semplicemente arrivata dopo. Le grandi ondate migratorie qui sono state successive rispetto ad altri Paesi europei. Era inevitabile che prima o poi ciò che abbiamo visto accadere oltreconfine si verificasse anche da noi. E temo che questo sia soltanto l'inizio. Perché il terrorismo contemporaneo è ancora più difficile da prevenire. Non servono più grandi organizzazioni clandestine, campi di addestramento o cellule visibili. Basta un individuo radicalizzato, pieno di odio, convinto che l'Occidente sia il nemico da distruggere. Basta un'auto. Basta un coltello. Basta il fanatismo. Ecco perché negare la matrice ideologica è ancora più folle: significa disarmarsi culturalmente davanti a un pericolo reale.
Io queste cose le sentivo ripetere continuamente da Oriana Fallaci, mia cara indimenticabile amica. Oriana aveva capito tutto molto prima degli altri. Negli ultimi anni della sua vita mi parlava incessantemente del terrorismo islamico, dell'islamismo radicale, della debolezza suicida dell'Europa. Mi esortava: Vittorio, non stare zitto. Devi combatterli con la parola. Era convinta che la più grande minaccia al mondo libero fosse proprio questa: una civiltà incapace di difendere se stessa, incapace perfino di chiamare il nemico con il suo nome.
Aveva ragione lei.
Oggi vedo un continente stanco, impaurito, paralizzato dal terrore di essere accusato di razzismo. E intanto ci abituiamo all'orrore. Ci abituiamo alle sirene, ai corpi mutilati, ai cittadini travolti, alle donne e agli uomini gambizzati, alle persone massacrate mentre passeggiano. E soprattutto ci abituiamo alla menzogna. La menzogna secondo cui tutto questo non avrebbe nulla a che vedere con l'islamismo radicale.
No. Io non intendo partecipare a questa gigantesca ipocrisia collettiva, a questa patetica farsa. Non resterò zitto, dunque. Non modererò i termini. Non mi adatterò alla recita. Non rinuncerò a compiere il mio dovere: raccontare la verità, che, per quanto faccia schifo, è sempre meno terrificante della mistificazione. Lo devo anche a Oriana, alla quale feci questa promessa.
Perché, quanto è successo a Modena non è un episodio qualsiasi.
È l'irruzione definitiva anche in Italia di un terrorismo che l'Europa conosce fin troppo bene. E chi oggi continua a minimizzare, a censurare, a negare, non sta difendendo la pace sociale. Sta semplicemente preparando il terreno ai prossimi attentati.Vittorio Feltri