Clorochina, ombre e misteri dietro lo scontro tra scienziati

Lo studio ritirato, l'Oms costretta a fare marcia indietro. "Gran confusione". Lo strano caso del farmaco anti-Covid

Clorochina, ombre e misteri dietro lo scontro tra scienziati

Può succedere. È successo. E forse capiterà ancora. Che uno studio scientifico venga prima validato, poi rivisto, infine cancellato e ritrattato è nell'ordine naturale delle cose. Anzi, se non fosse così bisognerebbe preoccuparsi del livello raggiunto dal ragionamento scientifico. L'ultimo caso però ha sollevato più attenzione mediatica del solito. Lo studio pubblicato su Lancet sui pericoli della clorochina e dell'idrossiclorochina aveva spinto l'Oms, e diverse agenzie nazionali, a bloccare la sperimentazione del farmaco nella cura dei malati di Covid-19. Peccato che la ricerca, a quanto pare, fosse basata su dati poco stabili. E infatti - dopo giorni di polemiche - l'organizzazione con sede a Ginevra ha fatto un passo indietro.

Di esempi nel passato ce ne sono diversi. E come in questo caso, è successo che gli articoli scientifici venissero ritrattati anche dopo molto tempo. Magari anche dopo che la pubblicazione ha prodotto decisioni rilevanti in termini di salute pubblica. Si pensi, come ricorda l'Agi, a quando successo nel 1998 sempre su The Lancet. Un articolo, scritto da Andrew Jeremy Wakefeld, metteva in relazione il vaccino trivalente con l'autismo. L'errore scientifico venne scoperto solo molti anni dopo la pubblicazione e la rivista ritirò l'articolo solo nel 2010, ma ormai il movimento No Vax aveva preso piede.

Come detto la questione è tornata di attualità con la clorochina.La ricerca pubblicata sulla prestigiosa rivista metteva in allarme dall'utilizzo della clorochina nella lotta al Covid, perché non solo non avrebbe benefici, ma potrebbe anche essere pericoloso a causa degli effetti a livello cardiaco. Cioè umenta il rischio di morte. L'articolo ha spinto l'Oms a sospendere l'uso del farmaco nei trial clinici, e lo stesso ha fatto l'Aifa italiana. Oltre 120 scienziati e medici però hanno contestato lo studio, inviando una lettera al direttore di Lancet e sottolineando le diverse lacune a livello metodologico e di integrità dei dati (leggi qui). Nel mirino è finita la società che ha raccolto i dati dei pazienti curati con la clorochina in tutto il mondo (leggi qui). Anche in Italia molti guardavano con sospetto a quella ricerca (leggi qui), finché non è arrivato il colpo di scena. Prima Lancet ha emesso un "avviso di preoccupazione" sulla ricerca. E poi l'Oms ha deciso di riavvire la sperimentazione con la clorochina (leggi qui). Ieri Lancet ha ritrattato lo studio: i primi a ritirare le firme sono stati 3 autori sui 4 (Mandeep Mehra, Frank Ruschitzka e Amit Patel), tranne il fondatore e Ceo di Surgisphere, Sapan Desa. "Siamo entrati in questa collaborazione - hanno precisato - per contribuire in buona fede alla lotta contro la pandemia, in un momento di grande necessità".

Certo in tempi di pandemia può succedere che errori accadano. I ricercatori lottano contro il tempo per provare a pubblicare i dati che riescono a raccogliere, e gli scivoloni sono dietro l'angolo. Forse - spiega in un lungo post su facebook Enrico Bucci, Adjunct Professor presso la Temple University di Philadelphia - non è abbastanza chiaro che, quando si dice che la scienza procede controllando ed autocorreggendo sè stessa, significa che procede anche eliminando le pubblicazioni che non reggono allo scrutinio della comunità scientifica, e che un dato appena pubblicato è solo all'inizio della sua analisi, non alla fine. In una pandemia, ce ne dimentichiamo perchè vogliamo risposte subito; ma le cose non funzionano così". La pensa allo stesso modo Silvio Garattini, presidente dell'Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri, che all'Agi spiega: "La ritrattazione riflette un pò lo stato di confusione generato dall'emergenza, la corsa a voler pubblicare dati, a voler esprimere opinioni, ma è fondamentale portare pazienza e attendere sempre i risultati degli studi clinici". La fretta di esprimere opinioni, infatti, "può portare a illusioni o delusioni, a seconda dei casi, e a una gran confusione". "Anche chi pubblica deve essere consapevole dell'impatto che la divulgazione di informazioni può provocare - conclude Garattini -Per questo è fondamentale che medici, esperti, scienziati e ricercatori prestino estrema attenzione alle pubblicazioni. Solo studi e ricerche controllate e che abbiano avuto il giusto referaggio devono raggiungere il grande pubblico".