"30 denunce, 11 fermi ma il mio aguzzino è ancora libero"

Una 47enne di Giugliano, pur avendo denunciato trenta volte l’ex amico del padre che la perseguita, è ancora in attesa di giustizia

"30 denunce, 11 fermi ma il mio aguzzino è ancora libero": la testimonianza choc Esclusiva

Per colpa della giustizia ogni giorno teme la morte. Trenta denunce, undici fermi e tre volte colto in flagranza non bastano a cambiare la vita di una 47enne di Giugliano (Napoli) perseguitata da un uomo di trenta anni più grande di lei.

Come è iniziata la vicenda?

"È un vecchio amico di famiglia. Sono circa dieci anni che lo conosco. Ha frequentato i miei genitori e il mio ex marito. Quando mi sono separata, a un certo punto mi ha chiesto di conoscere il figlio. Vedendo che da parte mia non c’era interesse, dopo un po' ha cominciato a cambiare atteggiamento. L’ho allontanato ancora, ma lui si è dichiarato, chiedendomi di fare una vita insieme e quindi l’ho dovuto rifiutare. È iniziato un calvari".

In cosa consiste?

"Inseguirmi, perseguitarmi, pedinare i miei figli. Non posso andare neanche a fare la spesa. Per un certo periodo si è attaccato alla mia macchina. L’ho dovuto denunciare più di trenta volte e ho diversi referti medici, ma nonostante ciò non c’è stato nulla da fare. Pur essendo più volte intervenuti i carabinieri, avendolo colto tre volte in flagranza di reato, è stato solo fermato per poche ore e pur avendo gli stessi un video in cui mi pedinava, è ancora a piede libero. Temo per la mia vita. Non voglio essere l’ennesima vittima di femminicidio".

Cosa intende per violenze?

"Una volta ha tentato di strangolarmi, mi ha preso a pugni, un paio di volte ha provato a investirmi, mi ha fatto male al braccio, al polso, lasciandomi segni sul collo, sul viso, pur non avendo mai mostrato interesse nei suoi confronti".

Non si può fare nulla a riguardo?

"Il processo è stato rinviato già due volte, ho paura per me e i miei figli, ho problemi di salute e ho perso il lavoro. I ritardi della giustizia e degli errori a monte stanno distruggendo la mia esistenza".

Quanto la vicenda ha influito sulla sua famiglia?

"I miei figli non possono andare a mangiare una pizza o a fare una passeggiata. Pur essendo il ragazzo al primo anno delle superiori, sono con la macchina a pochi metri per controllarlo perché ho timore".

Col lavoro cos’è cambiato?

"Lavoravo in un’azienda di dispositivi medici e l’ho dovuta lasciare a causa sua, considerando che ha iniziato a diffamarmi, a dar fastidio ai colleghi. Addirittura al direttore gli ha rigato la Maserati. Anche loro hanno vissuto per due anni un incubo. A un certo punto mi sono arresa e li ho lasciati".

Come fai a vivere adesso?

"Quest’uomo mi ha tolto la libertà, la salute e mi ha impoverita. Mi sostengo con 500 euro che mi passa mio marito per i ragazzi e 470 di reddito di cittadinanza. Devo pagare un fitto, però di 550 al mese. Mi sto annientando".

Qualcuno la sta aiutando?

"Solo la settimana scorsa ho trovato il coraggio di raccontare il mio calvario. Fino a ora sono stata sola. Ho cercato di resistere perché volevo aspettare l’ennesima udienza, ma quando me l’hanno rispostata a settembre, non ce l’ho fatta. Non ho voluto coinvolgere più di tanto i miei genitori, perché non volevo passassero un guaio a causa mia. Da allora ne ho parlato con un giornale locale e ho trovato varie persone da che mi hanno aiutato, tra cui la criminologa Antonella Formicola, che mi sta accompagnando in tutto e l’imprenditore Antonio Mazzacane che mi ha promesso una mano per il futuro".

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