La "lezione" dei cinesi in Italia: "Così in Cina il Covid è sparito"

Sono sempre di più i cinesi residenti in Italia che approfittano della possibilità di vaccinarsi nel Paese d'origine: "Da noi il Covid è praticamente sparito". E sullo spettro del lockdown natalizio la comunità cinese avverte gli italiani: "Bisogna fare sacrifici"

La "lezione" dei cinesi in Italia: "Così in Cina il Covid è sparito"

"Le mascherine ormai si indossano solo negli ospedali e sui mezzi pubblici, in strada o nei negozi non le utilizza più nessuno". Sono questi i racconti che arrivano da Pechino, Wuhan, Shanghai e dalle altre grandi città della Cina. C’è chi sostiene sia per via del rigore con cui è stata affrontata la prima fase dell’epidemia e chi assegna il merito alla campagna vaccinale, partita in via emergenziale già nel mese di agosto. Fatto sta che mentre in Germania la Merkel annuncia un lockdown totale di due settimane per frenare la crescita dei contagi e in Italia, dove è record di morti per il virus, ci si prepara a passare un Natale all’insegna delle restrizioni, nel Paese del Dragone il Covid sembra essere soltanto un ricordo.

"Due settimane fa, proprio a Wuhan, c’è stato un mega evento con migliaia di persone per ricordare le vittime dell’epidemia", ci spiega Lucia King, portavoce della comunità cinese di Roma. "Mentre a febbraio volevano tutti scappare in Europa, oggi – assicura – c’è poca voglia di tornare in Italia, e chi decide di farlo prima si sottopone al vaccino". Per Sonia Zhou, titolare di uno storico ristorante cinese nel quartiere Esquilino, chi vive stabilmente in Cina, invece, preferisce rinunciare. "Il Covid sembra sparito, non c’è più, quindi vaccinarsi è quasi superfluo, lo fa solo chi deve rientrare qui in Italia", ci dice. "In Cina c’è una situazione più controllata e il vaccino non è obbligatorio, quindi chi vive nelle città cinesi preferisce non farlo perché non ce n’è più bisogno. I miei genitori, ad esempio, non lo hanno fatto", conferma anche Daniele, che lavora assieme a Sonia.

"Il vaccino prodotto in Cina è sicuro e soprattutto è già disponibile, mentre qui se ne parla soltanto, lì già c’è", continua la ristoratrice. Non solo. Sinovac e Sinopharm, i più grandi produttori di vaccini cinesi, stanno sottoscrivendo accordi per vendere il siero anche all’estero. Si punta ai Paesi in via di sviluppo, dove i vaccini di Moderna e Pfizer BioNtech, che si basano sulla tecnologia dell’Rna messaggero, potrebbero incontrare difficoltà nella distribuzione legate al mantenimento della catena del freddo. Le dosi del vaccino "occidentale", infatti, devono essere conservate a -80 gradi mentre quelle cinesi resistono a una temperatura tra i due e gli otto gradi centigradi. Il che ne rende possibile la conservazione in un normale frigorifero.

Per questo il vaccino di Sinopharm è già stato approvato negli Emirati Arabi e in Bahrein, mentre il primo milione di dosi di Coronavac è già partito per l’Indonesia. La Turchia, invece, ne ha prenotate 50 milioni. Ad Ankara considerano il vaccino cinese "più sicuro rispetto a quello basato sull’Rna". "In Iran qualcuno sta già organizzando dei tour ad Ankara proprio con l’obiettivo di vaccinarsi", ci racconta il commesso di una parafarmacia gestita da cinesi. La documentazione sul vaccino Made in China è arrivata a sorpresa anche in Ungheria. "Se gli esperti daranno parere positivo inizieremo immediatamente a negoziare un contratto per l'importazione del vaccino", ha annunciato il ministro degli Esteri di Budapest, Peter Szijjarto.

Ma il siero cinese potrebbe aver varcato anche i confini italiani. All’inizio di dicembre la Guardia di Finanza di Napoli ha aperto un’indagine per verificare se all’interno delle spedizioni di farmaci provenienti da Pechino possano nascondersi anche i vaccini anti-Covid. Nelle comunità cinesi dello Stivale, infatti, solo in pochissimi, negli ultimi tempi, hanno contratto il virus. Proviamo a chiedere spiegazioni nella Chinatown romana. Ma sull’argomento incontriamo un muro di gomma. "Ci sono pochi contagi – ripete Lucia King - perché in molti sono tornati dalla Cina già vaccinati".

Sull’eventuale importazione di sieri anti-Covid in Italia è categorica: "Non ci sottoponiamo assolutamente a trattamenti che non sono approvati dalle autorità sanitarie italiane". Secondo Daniele, gestore del ristorante Hang Zhou, il segreto della ricetta cinese resta il rigore. "Quando il virus ha cominciato a circolare a Whuan le persone hanno rispettato un isolamento rigoroso e anche ora – osserva – appena c’è un caso vengono tracciati i contatti e le persone vengono messe in quarantena nelle strutture del governo". "In Italia, invece, - aggiunge – è arrivata l’estate e la gente si è riversata in spiaggia a fare feste e aperitivi come se nulla fosse".

Anche per Lucia King gli italiani dovrebbero sacrificarsi maggiormente: "A Wuhan l’epidemia è scoppiata durante il capodanno cinese e siamo stati bloccati per quindici giorni nel pieno delle festività, quindi non ci lamentiamo se dovremmo passare il Natale in casa. È per il nostro bene".

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