Contagi nella Rsa dei De Benedetti: si indaga per epidemia colposa

Nella casa di cura Villa Margherita sarebbero una cinquantina i contagiati dal nuovo coronavirus, molti dei quali guariti. La procura di Benevento ha aperto un'inchiesta

Contagi nella Rsa dei De Benedetti: si indaga per epidemia colposa

"Ci sono diversi colleghi infermieri contagiati: su 40 tamponi in 27 sono positivi e sono morti 4 pazienti nel giro di una settimana". La denuncia arrivava da una presunta infermiera che, con un audio su Whatsapp, ha attirato l'attenzione attorno alla casa di cura Villa Margherita Santo Stefano di Benevento.

Come sottolinea il Fatto quotidiano, il centro di riabilitazione fa parte della holding Kos Spa, nata nel 2002 grazie a Carlo De Benedetti. L'audio di denuncia era stato diffuso a metà marzo, suscitando polemiche nella popolazione e richieste di chiarimenti. "Le notizie contenute negli audio in questione, sono profondamente lesive nei confronti della nostra struttura e procurano alla nostra cittadinanza una profonda inquietudine ed un ingiustificato allarmismo", aveva specificato il direttore sanitario della struttura. Sulla vicenda era intervenuto anche il sindaco Clemente Mastella: "Circolano audio in cui si dice di sette morti a Villa Margherita- aveva affermato in una diretta Facebook- È una stronzata enorme".

Ma il contagio a Villa Margherita non si è fermato. "Nella struttura sono stati curati 47 pazienti, di cui ad oggi 33 sono guariti e 14 sono in attesa del secondo tampone. Dal 23 marzo sono deceduti nella struttura 4 pazienti, di cui 2 negativi al Covid", ha spiegato la struttura, secondo quanto riportato sul Fatto quotidiano.

Ma la vicenda della casa di cura aveva fatto scattare un'inchiesta, che lo scorso 28 aprile ha portato al sequestro di pc e documenti della struttura sanitaria. Come riferiva Ansa, sono 4 le persone indagate dalla procura di Benevento tra manager della struttura e della società che controlla la casa di cura. Le ipotesi di reato contestate sono quelle di epidemia colposa, omicidio colposo e lesioni colpose.

Fin dall'inizio, il possibile responsabile della diffusione del Covid-19 era stato individuato in un 71enne arrivato nella struttura il 10 marzo, per iniziare la riabilitazione dopo un intervento cui era stato sottoposto il 24 febbraio. Successivamente, il paziente era stato trasferito in ospedale per insufficienza respiratoria e lo scorso 3 aprile era morto. "Mi sembra riduttivo accusare una persona che non c' è più - spiega al Fatto quotidiano Augusto Guerriero, legale della famiglia del presunto "paziente zero" - non è il paziente zero. Se fosse stato contagiato prima del suo ingresso, come mai la moglie non è positiva? Ritengo che abbia contratto il virus in quella struttura, il 15 marzo era stato visitato dal suo chirurgo e risultava in buone condizioni fisiche, mentre il 19 ha accusato i primi sintomi e il 23 lo hanno ricoverato in ospedale".

Al momento la situazione nella struttura sembra essere sotto controllo e diversi pazienti sono stati dimessi, dopo essere guariti dall'infezione di nuovo coronavirus.

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