Cronache

Il contatto, le foto e poi il blitz: così hanno incastrato la spia

L'arresto dopo una lunga indagine che ha coinvolto i servizi segreti italiani. L'errore del Gru sarebbe stata l'eccessiva presenza nell'ufficio del capitano

Il contatto, le foto e poi il blitz: così hanno incastrato la spia

Le indagini sul caso Biot non si fermano. L'ufficiale di Marina accusato di aver venduto materiale classificato ai russi è ora in carcere in attesa che scatti il verdetto del tribunale. Ieri l'ordinanza del gip è stata molto dura e ha dimostrato che dietro la vendita dei file agli agenti di Mosca non ci fosse solo un uomo "disperato", come è stato ricordato dalla famiglia di Biot e dall'avvocato e dallo stesso capitano di fregata. La complessità del meccanismo con cui l'uomo agiva per compromettere la sicurezza dello Stato era risalente nel tempo e sofisticata: segno che la sua operazione era studiata nei minimi dettagli. Come succede del resto a chiunque venga avvicinato dal Gru ed entri nella rete dei servizi segreti del Cremlino.

Secondo il Corriere della Sera, il video che incastra il capitano Biot è del 25 marzo: i carabinieri del Ros, che hanno piazzato qualche giorno prima una telecamera all'interno dell'ufficio del capitano presso lo Stato Maggiore della Difesa, osservano l'uomo intento a scattare foto da uno smartphone, estrae una scheda e inserisce l'oggetto all'interno della ormai nota scatola di medicinali. Quella scheda verrà poi trovata nelle tasche di Dmitrij Ostroukhov, l'addetto all'ambasciata russa che ora è tornato a Mosca dopo l'espulsione dall'Italia su ordine della Farnesina.

L'ordinanza mostra alcuni dei lati di questo lungo processo di spionaggio. Ma quello che appare chiaro dalle parole del gip di Roma è che non sia l'operazione di uno sprovveduto. "Gli elementi sono sintomatici dello spessore criminale dell'indagato che non si è posto alcuno scrupolo nel tradire la fiducia dell'istituzione di appartenenza al solo fine di conseguire profitti di natura economica" spiega l'ordinanza cautelare. Ma c'è dell'altro Nell'ordinanza si legge di "accurate modalità nell'agire quali ad esempio l'inserimento della scheda Sd all'interno del bugiardino dei medicinali così come il fatto che dai telefoni in suo possesso non emergono appuntamenti o contatti con l'agente russo". Tutti elementi che, a detta del giudice per le indagini preliminari, confermerebbero "la pericolosità sociale del soggetto".

Come è nato questo lungo processo di trasformazione del Biot in un agente del Cremlino? Secondo le prime ricostruzioni - desumibili dalle indiscrezioni riferite ai giornali - il primo contatto sarebbe avvenuto in ambasciata, durante un ricevimento. Il Gru si muove con metodi molto rodati: sa qualsiasi cosa di chi si presenta in ambasciata, conosce i punti deboli, capisce se un uomo è facilmente malleabile, e a quel punto agisce. Un metodo collaudato, come ha confermato anche tra le righe Mario Mori, ex capo del Sisde, che ad AdnKronos ha ricordato come la metodologia dei russi appaia sempre la stessa. E quel capitano di fregata del III Reparto è stato individuato da tempo come una talpa perfetta: problemi economici e compiti di decretare la segretezza dei documenti. Un mix letale che accende i servizi di Mosca.

Il metodo sembra funzionare. Nessuno all'inizio sospetta che Biot abbia troppi contatti con i russi. Fa parte del suo lavoro: quell'ufficio è noto per avere contatti con personalità di altri Paesi. E del resto i suoi colleghi continuano a ripetere che fosse "insospettabile", anche se tradiscono una conoscenza dei problemi economici che forse avrebbe dovuto far scattare qualcosa in più di una semplice solidarietà umana.

A quel punto, spiega Repubblica, scatta l'errore che mette nel sacco Biot e il suo "amico" Ostroukhov. Il russo inizia a essere una presenza troppo costante in quello ufficio di via XX Settembre. Qualcosa non torna. I russi non sono alleati, non partecipano alle nostre stesse missioni, i rapporti con le forze italiane sono buone ma non certo tali da superare il "galateo istituzionale". L'Aisi da tempo conosce gli uomini del Gru in Italia e sa come agiscono. E quel sospetto iniziato dal ricevimento in ambasciata e da quei troppi incontri diventa certezza quando vedono le immagini di cosa ha architettato l'intelligence russa col capitano di fregata italiano.

L'arresto avviene durante l'ultimo incontro con il russo. Le cento banconote da 50 euro dentro una scatoletta di medicinali, l'incontro a pochi passi dal Palasport dell'Eur, la Nissan di Biot che si avvicina e il russo che fa prima tutta una serie di operazioni per depistare i potenziali inseguitori. Tutto doveva andare liscio come sempre: ma questa volta la macchina di Biot era piena di microspie, l'Aisi sapeva tutto. Il Ros interviene e ferma i due uomini: uno è un diplomatico straniero, l'altro è il capitano di fregata Walter Biot.

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