"Non ho fatto nulla di illegale..." Genovese si difende davanti al gip

Il gip Tommaso Perna ha convalidato il fermo per Alberto Maria Genovese: dovrà rispondere di violenza sessuale, lesioni e sequestro di persona ai danni di una 18enne

Da "re delle startup" a indagato per stupro. Una vicenda tutt'altro che facile da sbrogliare quella che in queste ore ha travolto Alberto Maria Genovese, manager milanese, indagato per violenza sessuale, lesioni e sequestro di persona ai danni di una diciottenne. Nella serata di lunedì, il gip Tommas Perna, ha convalidato il fermo ritenendo che abbia "agito prescindendo dal consenso della vittima".

L'accusa di stupro

L'arresto è scattato nella sabato sera 7 novembre, attorno alle 23.30 circa, a seguito della denuncia per stupro di una diciottenne. Stando a quando si apprende da una prima ricostruzione dei fatti, il "re delle start up" avrebbe fatto assumere un mix di cocaina e ketamina alla giovane salvo poi violentarla. I due si trovavano a casa dell'imprenditore, altrimenti nota come "terrazza sentimento", una alcova dove sovente si consumavano coca-party e incontri promiscui, oggi sotto sequestro. Le indagini, condotte dai poliziotti della Squadra Mobile di Milano, sono state avviate successivamente al ricovero della vittima, ricorsa alle cure mediche dopo aver subito lo stupro. Gli accertamenti hanno permesso di conciliare le dichiarazioni della 18enne con gli elementi raccolti all'interno dell'abitazione del top manager. Rintracciato e fermato dalla polizia, a quanto si apprende da fonti a vario titolo, Genovese stava pianificando una fuga in Sud America a bordo del suo jet privato. Nella sua casa sono state rivenute quantità indecifrate di sostanze stupefacenti, le stesse con cui avrebbe drogato la ragazza prima di costringerla a ripetuti rapporti sessuali.

La convalida del fermo

"Genovese ha agito prescindendo dal consenso della vittima, palesemente non cosciente per circa la metà delle 24 ore trascorse con lui, tanto da sembrare in alcuni frangenti un corpo privo di vita, spostato rimosso, posizionato, adagiato, rivoltato, abusato, come se fosse quello di una bambola di pezza". Con queste parole il gip Tommaso Perna ha convalidato il fermo per Alberto Maria Genoves accusato di violenza sessuale, lesioni, sequestro di persona e spaccio, dopo un'indagine della Mobile di Milano, coordinata dalla pm Rosaria Stagnaro e Maria Letizia Mannella. Secondo il giudice incaricato delle indagini preliminari quando la vittima "ha ripreso un barlume di lucidità, iniziando ad opporsi e a manifestare esplicitamente il suo dissenso, fino ad implorare il suo aguzzino di fermarsi, non è stata ascoltata dal carnefice che, imperterrito, ha proseguito nella sua azione violenta, continuando a drogarla e a violentarla". Lo stesso ha poi citato una sentenza della Corte di Cassazione in cui si evidemzia che per contestare l'aggravante della "narcotizzazione della vittima, è necessario che l'assunzione, da parte della vittima, di sostanze alcoliche, narcotiche o stupefacenti sia stata provocata o agevolata dall'autore", come in questo caso. Con parole piene di sensibilità, inoltre viene ricordato che la diciottenne era a un certo punto"totalmente inerme" e non"mostrare alcuna resistenza, e soprattutto, alcuna compartecipazione" agli atti sessuali violenti a cui veniva costretta.

"Non penso di aver fatto cose illegali"

"Spero di non aver fatto cose illegali e spero di non farle. La mia vita per l'80% è sana, sono una persona a posto che non farebbe mai nulla di male". Così Genovese ha cercato di giustificare l'accaduto rendendo dichiarazioni spontanee circa la vicenda che lo ha travolto nelle ultime 48 ore. Nel contempo, un'altra ragazza avrebbe denunciato un episodio analogo alla polizia sostendo di essere stata vittima di stupro. Le sue dichiarazioni sono servite agli investigatori per corroborare l'ipotesi investigativa finalizzata al fermo con le accuse di violenza sessuale, sequestro di persona, lesioni e spaccio.

La dipendenza dalla droga

Il top manager avrebbe ammesso di essere dipendente dalla droga proprio in presenza del gip. "Chiedo di disintossicarmi perché da quattro anni sono dipendente dalla cocaina. Quando sono sotto gli effetti della droga, non riesco a controllarmi. Ho bisogno di curarmi", ha dichiarato. Intanto, l'intricata vicenda si infittisce di dettagli. Stanato dalla polizia, Genovese avrebbe dato ordine ai suoi collaboratori di cancellare i video di quella nottata che immortalerebbero le circostanze in cui si è consumato lo stupro. Tuttavia, le immagini non sono andate perse definitivamente e gli investigatori sarebbero riusciti a recuperarle.

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