Coronavirus, 600 italiani bloccati in Cina

Il governo Conte starebbe valutando la possibilità predisporre nuovi voli in deroga allo stop dei voli per riportare in Italia 600 connazionali che sono in Cina e quindi a forte rischio di contagio del coronavirus

Sono 600 gli italiani bloccati in Cina dopo che il governo Conte ha sospesi i voli diretti. Una scelta, presa una settimana fa per impedire la diffusione del coronavirus dopo che una coppia di turisti cinesi è stata ricoverata allo Spallanzani di Roma.

Ora tale scelta sta creando tensioni nella maggioranza dato che alcuni italiani, desiderosi di tornare in patria, stanno facendo scalo in altri Paesi esteri per sfuggire ai controlli obbligatori voluti dal governo. Ora l'esecutivo sta valutando di predisporre nuovi voli in deroga allo stato d'emergenza voluto con insistenza dal ministro della Salute Roberto Speranza a partire dal 31 gennaio scorso. Secondo quanto scrive il Corriere della Sera sono ben 11mila gli italiani iscritti all’Aire che vivono in Cina e circa 600 quelli non registrati perché si trovano nel Paese asiatico solo per periodi brevi. L'Unità di crisi della Farnesina guidata da Stefano Verrecchia ha, però, avviato un "censimento" per individuare il numero preciso dei nostri connazionali non registrati che potrebbe essere persino vicino al migliaio. Questo problema si inserisce in un sempre più complice e difficile rapporto con il governo cinese, infastidito per la scelta fatta da Palazzo Chigi"con il pieno coinvolgimento dei capi delegazione di maggioranza e sentendo specificamente il ministro degli Esteri e il titolare dell’Economia che hanno dato pieno assenso".

Per attenuare le tensioni, dunque, il governo italiano ha concesso la possibilità di riprendere il trasporto delle merci cargo. "Si tratta di materiale non contaminabile né contaminato, dunque fatti salvi i controlli sanitari per gli equipaggi non sembra sia necessario tenere ferme le merci", aveva detto il commissario per la gestione dell’emergenza Angelo Borrelli. Ancora manca la modifica richiesta dal Ministero degli Affari Esteri al decreto voluto dal dicastero della Salute che consenta di effettuare un secondo volo che possa riportare a casa almeno una buona parte di quei 600 italiani che, ogni giorno che passa, rischiano di essere infettati dal virus. Ieri, poi, l’ambasciata italiana a Pechino ha chiuso i centri per il rilascio dei visti fino al 16 febbraio, alimentando nuove tensioni con i cinesi. Nel frattempo, però, stando a quanto riporta l'Adnkronos, un aereo britannico è diretto verso Wuhan, per imbarcare altri cittadini europei, tra cui nove italiani che dovrebbero tornare in Patria con un volo dell'Aeronautica Militare Italiana da Brize Norton. Una volta atterrati a Pratica di Mare, domani i nove italiani dovrebbero finire in quarantena alla Cecchignola, mentre gli altri passeggeri (7 danesi, 4 svedesi e 2 greci arrivati da Wuhan con l'aereo britannico) tornerebbero nei loro rispettivi Paesi con altri voli.

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Commenti
Ritratto di peppi55

peppi55

Sab, 08/02/2020 - 13:29

Ma scusate, dal biglietto aereo e dal passaporto è facile capire da dove arrivano ache sè fanno dei scali in un altro paese quindi vanno messi in quarantena, semplice.