Virus, un Decameron moderno per superare le paure a scuola

L’idea di una insegnante di Lodi che è ricorsa alla tecnologia per coinvolgere i suoi studenti. La storia più bella del giorno viene premiata con una nota positiva

Virus, un Decameron moderno per superare le paure a scuola

Ai tempi del coronavirus ci si deve davvero inventare di tutto per non farsi prendere dalla paura e dall’isolamento. E se non è possibile incontrarsi per fare quattro chiacchiere, in aiuto può arrivare la tecnologie e, perché no, anche la letteratura. Nei momenti di bisogno si può anche disturbare Boccaccio e prendere spunto dal suo Decameron.

Il Decameron ai tempi del coronavirus

Questa l’idea geniale di Laura Tagliaferri, professoressa della scuola media Spezzaferri di Lodi, che ha pensato bene di ricreare, virtualmente, il gruppo dei protagonisti della celebre opera. Là, nel 1348, i dieci protagonisti si erano rifugiati in una casa di campagna mentre a Firenze imperversava la peste. Nel 2020 invece si può fare tutto con internet. Sulla sua pagina Facebook ha spiegato che “ogni giorno, finché non torniamo a scuola, lancerò un argomento e chi vuole mandi un audio inventando una storia e cercando di raccontarla bene e in un buon italiano. Super-premio per la migliore novella di ogni giornata”.

Un modo per continuare l’insegnamento e coinvolgere i propri alunni anche durante la chiusura delle scuole a causa del coronavirus. Ogni giorno la docente racconta inizialmente la novella originale di Giovanni Boccaccio, subito dopo sarà compito degli studenti inventare ognuno un racconto diverso, sempre tenendo conto del tema iniziale. E colui, o colei, che inventeranno la storia più bella, verrà premiato con una nota positiva.

Ma chi è l’arbitro che decide il vincitore? Lo abbiamo chiesto direttamente alla professoressa che ha spiegato "Sono io l’arbitro, decido io alla fine. Anche se, devo dire la verità, tutti i partecipanti commentano le altre storie e vi è una sorta di giuria popolare. Comunico il vincitore la mattina seguente, così passano la serata a cercare di indovinare chi si sarà aggiudicato il premio" . Anche i genitori ovviamente sono rimasti piacevolmente stupiti da questa iniziativa. Hanno infatti raccontato alla docente di vedere i propri figli impegnati durante la giornata in qualcosa che muove la creatività e la fantasia.

Sentire una voce amica è importante

In teoria alla fine si dovrebbe anche condividere tramite messaggio vocale, quasi recitato, ma qui la prof non è rigida e i più timidi hanno avuto il permesso di mandare il loro lavoro solo per iscritto. In questo modo non si sentono esclusi e possono far volare la loro fantasia come i compagni più spigliati. Per tutti gli altri però è d’obbligo far sentire la propria voce, perché, come lei stessa ci ha spiegato, in un momento in cui non è possibile vedersi, è importante sentire una voce amica che si conosce.

Avere più tempo per riflettere ha anche spinto i ragazzi ad aprirsi maggiormente. Le storie vengono raccontate su WhatsApp con #decameronchallenge. Che bene o male, a parte la sottoscritta, WhatsApp ce l’hanno proprio tutti. In questo modo non è neanche obbligatorio possedere un computer o programmi particolari. Naturalmente i commenti su Facebook sono stati tutti positivi, con ben 218 like e 20 condivisioni. Tante poi le richieste di partecipare all’iniziativa. Che ha anche avuto successo perché, come ha spiegato la stessa professoressa, pian piano la cosa ha preso piede: “Il primo giorno solo i 5 o 6 più arditi, poi via via in crescendo e adesso, alla fine della quinta giornata, quasi tutti! Storie di cotte adolescenziali finite bene oppure male, motociclette desiderate e finalmente ottenute, pagine di diario sulla fatica della dieta e il raggiungimento del risultato atteso... e anche qualcosa di completamente fuori dagli schemi, ad esempio un ragazzo sta interpretando ogni giorno il tema raccontando storie di animali!”.

Insomma, l’intento della professoressa era quello di coinvolgere i suoi alunni e avvicinarli a una abitudine del passato ormai persa: quella di raccontare storie e usare la fantasia. Molto meglio che passare le giornate davanti alla Playstation, chiusi in casa a causa del coronavirus. E si può proprio dire che sia riuscita perfettamente nel suo intento.

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