Coronavirus, cresce il timore di rivolte e saccheggi al sud

Le misure introdotte per contrastare la diffusione del coronavirus hanno congelato l'economia sommersa. E così sale il disagio sociale nelle aree più depresse d'Italia

Coronavirus, cresce il timore di rivolte e saccheggi al sud

Cresce l'apprensione per possibili rivolte dal basso, con saccheggi al sud e assalti ai supermercati. Le misure introdotte dal governo per contrastare l'avanzata del nuovo coronavirus ha acceso una miccia che potrebbe esplodere da un momento all'altro, soprattutto in quelle zone d'Italia dove la crisi economica ha ormai messo radici stabili da molti anni.

I primi focolai, questa volta non relativi al virus ma al risentimento dei cittadini, sono visibili sul web. Come ha spiegato Il Corriere della Sera, basta fare un giro sui social network per cogliere segnali preoccupanti, come gruppi organizzati di antagonisti o frange estreme di varie fazioni politiche che puntano a innescare fenomeni sociali sul modello dei gilet gialli francesi.

Insomma, il rischio di comportamenti illegali diffusi e disordini è un allarme concreto che il governo ha preso sul serio. Si è così innescata una catena. I tecnici della sicurezza, su tutti il capo della polizia, Franco Gabrielli, hanno avvisato il ministro dell'Interno, Luciana Lamorgese, che dal canto suo ha subito avvertito il presidente del Consiglio.

Dal momento che fronteggiare una possibile rivolta all'interno di un'emergenza sanitaria nazionale senza precedenti sarebbe pressoché impossibile, ecco che il governo ha scelto la strada della prevenzione. O, almeno, questo è sembrato essere il piano di Giuseppe Conte, da attuare in parte con le disposizioni di “pronto intervento” annunciate dallo stesso premier e in parte con l'ordinanza della Protezione civile per finanziare attraverso i Comuni la “solidarietà alimentare”.

Un cocktail eplosivo

Sarà sufficiente la risposta del governo? In attesa di capirlo, il ministro Lamorgese ha rilasciato un'emblematica intervista a Skytg24: “Sono preoccupata dalla situazione generale che si sta delineando nel Paese, i cittadini hanno delle esigenze primarie di cui lo Stato non può che farsi carico”. I riflettori si accendono, in particolare, su una parte di cittadini: quelli che “non hanno un lavoro fisso” e che vogliono “avere dei riscontri oggettivi in termini di risorse”.

Il messaggio del governo è chiaro: dare a tutti gli strumenti per acquistare il cibo e far fronte alle esigenze primarie. Lamorgese è ancora più chiara: “Quando si arriva a fine giornata si deve avere la possibilità di dare da mangiare ai propri figli, e di questo dobbiamo tenere conto”. Ovviamente non saranno tollerati in alcun modo “comportamenti illegali o che possano avere ricadute sulla sicurezza pubblica”.

Intanto però episodi del genere si sono già verificati nelle aree più depresse, soprattutto nel Mezzogiorno, dove l'economia sommersa, congelata dai divieti di circolazione, ha fatto emergere l'inquietudine di molte persone. Dai parcheggiatori abusivi ai fautori di attività border line, questi lavoratori sommersi non raccolgono più un euro da tre settimane. E nei prossimi giorni la situazione potrebbe addirittura peggiorare.