Coronavirus, ecco perché i dati sono così variabili

Per capire l’andamento dell’emergenza coronavirus è necessario leggere i dati su un arco di almeno una settimana. L’incidenza dei giorni di festa

I numeri, normalmente, dovrebbero parlare chiaro. Eppure quelli diffusi giornalmente dall’Istituto Superiore di Sanità relativi al coronavirus in Italia sono, in pratica, da interpretare. È vero che i cittadini, stremati da mesi di sacrifici e dalla crisi economica provocata dall’emergenza sanitaria, hanno il desiderio di essere aggiornati costantemente ma è importante sottolineare come sia fondamentale leggere i dati sul Covid-19 in base ad un arco temporale che superi le 24 ore. E questo perché se si confrontano i dati nel brevissimo tempo si noterà un andamento irregolare. Un po’ come sta accadendo in questi ultimi giorni. I decessi restano sempre alti, in media sopra i 500, i nuovi contagi appaiono relativamente bassi, soprattutto se confrontati a qualche settimana fa, mentre il tasso di positività oscilla tra l’8% e quasi il 15%.

Innanzitutto può sembrare un elemento poco importante ma le festività natalizie hanno contribuito all’oscillazione. In questi giorni, infatti, parte del personale che esegue i tamponi e che li processa è in ferie. Di conseguenza la variazione del numero dei test effettuati incide anche sugli altri dati che si monitorano. Non va, inoltre, dimenticato che, sempre a causa delle feste, è possibile che i dati non vengano sempre aggiornati. Questo potrebbe spiegare perché subito dopo Natale si sono registrati relativamente pochi decessi, brutto da dire perché ogni vita è importante, mentre il numero di persone che spirate a causa del coronavirus è aumentano successivamente.

"Per capire l’andamento della curva epidemica dobbiamo andare a vedere i nuovi casi testati invece del numero dei tamponi totali: si vede chiaramente che negli ultimi 15 giorni il numero di tamponi eseguiti su soggetti non ancora diagnosticati come positivi, quindi esclusi quindi quelli di controllo, verifica e uscita, è molto calato rispetto a novembre. Questo ci dice che siamo a saturazione del sistema: i tamponi che stiamo facendo sono su persone già positive", ha spiegato al Corriere della Sera Antonella Viola, immunologa, docente di Patologia all’Università di Padova.

Pertanto per capire l’andamento della diffusione di Covid-19 nel nostro Paese andrebbe guardato il numero di positivi sui casi nuovi testati. Un dato che non è il tasso di positività diffuso dal ministero ogni giorno. Tenendo conto di ciò, l’esperta ha sottolineato che "negli ultimi giorni si è andati tra i 20-40 mila nuovi casi testati mentre all’inizio di novembre si arrivata anche a 120-140 mila casi testati. Il rapporto di positivi sui nuovi casi testati è stabile dall’inizio di novembre intorno al 25% e c’è stato solo un picco intorno a Natale perché sono stati eseguiti pochi tamponi". Attraverso una lettura di questi dati emerge che non esiste una grande variabilità. "Siamo in una fase stabile e la curva non sta scendendo", ha evidenziato ancora la Viola.

I numeri e le variazioni vanno viste nel loro insieme per un periodo di almeno una settimana e non a distanza di un giorno. Le fluttuazioni dipendono dalla variabilità che c’è nell’analisi dei tamponi e nella saturazione del sistema. In altre parole bisogna capire su chi vengono effettuati i test. Se un giorno vengono processati molti tamponi a soggetti in “uscita” dalla quarantena allora è possibile che il numero dei negativi sarà elevato. Viceversa con un aumento dei nuovi testati ci sarà un incremento dei soggetti positivi.

Ma vi è un altro dato da guardare: quello dei decessi. Il fatto che ci siano ancora numeri elevati sarebbe sinonimo di una situazione stabile in quanto i morti registrati di oggi "riflettono i contagi di tre settimane fa e la situazione non è in miglioramento". La Viola ha avvertito che solo "dopo il 4 gennaio potremo tirare le somme di come è andato il Natale e capire dove ci stiamo dirigendo". La speranza di tutti è che le varie "voci" possano iniziare a scendere drasticamente. Significherebbe che la seconda ondata di coronavirus sta volgendo al termine.

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