Sintomi, decorso e farmaci: ecco cosa sappiamo sul Covid-19

C'è ancora tanto da conoscere sul Sars-Cov-2, ma a distanza di mesi cominciano ad arrivare le prime risposte: quali sono i sintomi ed il decorso della malattia, quali trattamenti vengono utilizzati e come il corpo umano riesce a riprendersi

A mesi di distanza dall'esordio dell'emergenza Coronavirus in Italia, i medici sono in grado di fornire qualche informazione in più riguardo alle caratteristiche della malattia ed ai metodi risultati più efficaci per combatterla, anche se ancora molto resta da scoprire.

In molti si domandano quali siano i tempi della malattia, e quanto debba passare prima che una persona possa riternersi guarita. Su questo non c'è un responso valido per tutti. I sanitari, infatti, spiegano che molto dipende dall'età del paziente (in genere i più giovani tendono a riprendersi più in fretta) e dalla violenza con cui il virus attacca l'organismo, fattore che varia da persona a persona.

A peggiorare la situazione, e questo è un dato di cui tutti siamo ormai a conoscenza, sono l'età e lo stato di salute pregresso di chi ha contratto il Coronavirus. Sembra, inoltre, che il Covid-19 tenda ad essere più aggressivo nel genere maschile.

Principale spia di una infezione da Sars-Cov-2 in atto sono due particolari sintomi, ossia febbre e/o tosse secca, ai quali possono poi accompagnarsi dolori muscolari, mal di gola, mal di testa ed alterata percezione del senso del gusto e dell'olfatto.

In genere, per coloro che sviluppano sintomi lievi, è sufficiente molto riposo e, all'occorrenza, del paracetamolo per ridurre gli effetti della febbre. Si tratta di un decorso, spiegano gli esperti dell'Oms, che poco differisce da quello di una generica influenza. Nell'arco di un paio di settimane i sintomi tendono a regredire, e può restare al massino un po' di tosse.

Diverso il discorso per chi sviluppa invece i sintomi più gravi. Durante i primi 10 giorni dall'esordio della malattia i medici sono in grado di capire come la situazione potrebbe andare ad evolversi. È in questo brevissimo periodo di tempo, infatti, che il Coronavirus, dopo un esordio lento e subdolo, riesce a scatenare una reazione molto grave nel paziente, il quale necessita di immediato trasferimento in ospedale. In questo caso, secondo i dati forniti, i malati hanno bisogno di 2-8 settimane per riprendersi. La terapia, per loro, prevede una rosa di farmaci testati in questi mesi dai sanitari.

"Abbiamo anche verificato che con l’uso precoce dell’idrossiclorochina e di cortisone abbinato all’eparina per chi manifesta complicanze polmonari, il rischio di aggravamento improvviso si è ridotto e abbiamo sempre meno pazienti in terapia intensiva", riferisce al "Corriere" il dottor Dario Manfellotto, primario della Uoc di Medicina Interna e direttore del dipartimento delle Discipline Mediche dell’ospedale Fatebenefratelli (Roma). "Stiamo imparando con la pratica clinica ad anticipare la tempesta di citochine, la risposta abnorme del sistema immunitario, che quando arriva è devastante", ammette il dottore.

"Notiamo sempre più spesso che la malattia può durare di più dei classici 15-20 giorni stimati all’inizio dell’epidemia, perché vi sono pazienti che mantengono il tampone positivo a lungo, anche molto tempo dopo la scomparsa dei sintomi", continua Manfellotto.

Per quanto riguarda quei pazienti sottoposti a sedazione e ventilazione meccanica, il decorso della malattia cambia ancora. Alcuni restano intubati per pochi giorni, altri per settimane, con un lungo periodo di recupero una volta interrotta la terapia, soprattutto a causa del deperimento muscolare. In certi casi si parla addirittura di persone che necessitano di fisioterapia.

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