Coronavirus, la proposta choc: "Infettare persone sane per studiare il vaccino"

Questo processo "potrebbe accelerare notevolmente i tempi di approvazione e di potenziale utilizzo del vaccino", ha spiegato Nir Eyal

Nei laboratori di tutto il mondo gli scienziati sono al lavoro per trovare una cura. Il coronavirus si sta diffondendo velocemente e l'unica soluzione alla pandemia è arrivare presto ad un vaccino. Uno dei maggiori ostacoli, come riporta AdnKronos, è quello di dimostrarne l'efficacia in tempi brevi: occorrono infatti lunghi studi di fase III, quella in cui migliaia di persone ricevono vaccino o placebo e i ricercatori monitorano chi viene infettato nel corso della loro vita quotidiana.

E così ora spunta una proposta choc, quella di condurre uno studio su un gruppo di volontari, infettati appositamente. Tutto nasce da Nir Eyal, direttore del Center for Population-Level Bioethics della Rutgers University a New Brunswick (New Jersey), che ha descritto la sua idea sulla rivista Nature. In pratica, si tratta di infettare con il coronavirus circa un centinaio di volontari in ottime condizioni di salute per vedere se i vaccinati non contraggono l'infezione e accelerare così i tempi dei test.

Questo processo "potrebbe accelerare notevolmente i tempi di approvazione e di potenziale utilizzo del vaccino - ha spiegato Eyal -. Quello che richiede più tempo nei test dei vaccini è proprio il trial di efficacia di fase III. Viene fatto su moltissime persone: alcune ricevono il vaccino e altre il placebo e i ricercatori cercano le differenze tra questi due gruppi nei tassi di infezione. Tuttavia ci vorrà molto tempo prima che emergano dei risultati. Se invece si espongono tutti i partecipanti allo studio al patogeno, serviranno molti meno volontari e occorrerà un periodo molto più breve per ottenere i risultati".

Una tecnica che in realtà è già stata sperimentata più volte con malattie come influenza, colera e malaria. Ma il Covid-19 è tutta un'altra cosa. "Facciamo i cosiddetti 'human challange study' per le malattie meno mortali abbastanza frequentemente. Ci sono alcuni precedenti storici, invece, per l'esposizione a virus molto mortali. Ma noi riteniamo che ci sia un modo per rendere questi processi sorprendentemente sicuri", ha affermato lo studioso.

Ma come avviene il processo? Si inizia con alcuni test preliminari "per garantire che un candidato vaccino sia sicuro e attivi una risposta immunitaria nell'uomo". Poi si selezionano le cavie, "soggetti giovani e relativamente sani, non infetti". A quel punto "si somministra il candidato vaccino o un placebo e si aspetta abbastanza tempo per una risposta immunitaria", ha spiegato Eyal. Dopo aver esposto il gruppo di volontari al virus, si procede con il monitoraggio. "Non è una cosa banale - ha aggiunto lo studioso -. Prima che i candidati vaccino vengano provati, potrebbero essere disponibili alcuni trattamenti efficaci. E sicuramente i coraggiosi volontari che arruoleremo dovrebbero avere accesso immediato a queste terapie".

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