Coronavirus, volontari discriminati sul posto di lavoro, la denuncia

"Fate servizi antincendio quanto volete, ma Coronavirus no", racconta uno dei volontari, costretti in alcuni casi a firmare delle autocertificazioni per garantire al titolare di non esporsi a situazioni di potenziale contagio, pena sanzioni

Con l'incremento dei casi di contagio da Coronavirus e la paura del morbo e delle sue conseguenze diffusa di pari passo lungo tutto lo Stivale, iniziano ad emergere degli insanabili "conflitti" tra l'attività lavorativa, per coloro i quali in questo periodo di restrizioni possono continuare ad esercitare una professione, e quella di volontariato

I casi in esame, per la precisione, arrivano dalla regione Toscana, e l'allarme è lanciato proprio da chi si occupa in prima persona di dare il proprio contributo assistenziale in questo momento di emergenza sanitaria nel nostro Paese. Quando, dopo aver effettuato dei turni massacranti per garantire un supporto sanitario prezioso e ad oggi ritenuto di fondamentale importanza per la gestione della pandemia, i volontari tornano sul proprio posto di lavoro, si trovano a vivere delle condizioni di estrema difficoltà, come alcuni di essi hanno testimoniato di persona sulle pagine de "La Nazione".

"Smontato dalla notte, sono andato a lavorare. Il titolare mi ha detto che dovevo tornare a casa, e starci per 15 giorni perché potevo essere infetto. Una cosa assurda, visto che non solo non avevo febbre, ma se l’avessi avuta non mi sarei presentato al lavoro perché è un obbligo di legge", racconta un volontario della pubblica assistenza sul quotidiano. Una situazione che si è allargata a macchia d'olio nella regione, tra le province di Firenze, Livorno ed anche Pisa, come documentato da un'altra testimonianza. "Con me sono stati piuttosto chiari: fate servizi antincendio quanto volete, ma Coronavirus no", ha raccontato l'uomo.

Per impedire che una situazione del genere possa verificarsi, alcuni datori di lavoro hanno approntato un'autocertificazione in cui il loro dipendente deve dichiarare, sotto la sua diretta responsabilità e con delle sanzioni previste, di non esporsi in alcun modo a situazioni di potenziale contagio da Coronavirus al di fuori dell'orario lavorativo.

A farsi portavoce della situazione che rischia di far saltare uno dei pilastri dell'assistenza sanitaria in Toscana è il presidente regionale delle Pubbliche Assistenze Dimitri Bettini. "Alcuni nostri volontari sono stati allontanati dal posto di lavoro perché ritenuti soggetti a rischio contagio, visto il loro impegno sull’ambulanza, in aiuto della cittadinanza", denuncia. "Credo sia un segno dei tempi, del disimpegno di tante persone che vogliono essere soccorse bene e in tempo, ma non esitano a discriminare chi si impegna a favore del prossimo", aggiunge ancora. Una situazione che denota "Carenza di sensibilità da parte dei datori di lavoro, che discriminano un loro dipendente, colpevole solo di essere un cittadino attivo e solidale. Abbiamo rivolto anche un appello alla Regione Toscana, al presidente Enrico Rossi, alle associazioni di categoria datoriali e ai sindacati. Occorre vigilare su quello che sta accadendo", conclude Bettini.

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Commenti

cgf

Ven, 27/03/2020 - 15:43

Nella risposta "non solo non avevo febbre, ma se l’avessi avuta non mi sarei presentato al lavoro perché è un obbligo di legge" abbiamo capito che il titolare ha fatto benissimo PER SALVAGUARDARE SE STESSO ED ALTRE PERSONE. Gli ha detto 15 giorni perché mica arrivano subito i sintomi e quando arriverà la febbre nel frattempo avrai già contagiato una marea di gente. Se così non fosse perché mai così tanti infetti?