Palermo, pagava i braccianti 2 euro l'ora. Arrestato notaio

I carabinieri hanno arrestato un notaio per capolarato, sfruttamento del lavoro ed estorsione in concorso con un proprio collaboratore. Il professionista, titolare di un'azienda agricola in provincia di Palermo, pagava i braccianti 2 euro l'ora.

I carabinieri della compagnia di Lercara Friddi, nel palermitano, hanno dato esecuzione a un’ordinanza di arresti domiciliari emessa dal gip del Tribunale di Termini Imerese, su richiesta di quella Procura della Repubblica, nei confronti di un notaio di Valledolmo, ritenuto responsabile dei reati di sfruttamento del lavoro, caporalato ed estorsione in concorso con un proprio collaboratore, quest’ultimo al momento indagato in stato di libertà. Il professionista, titolare di un'azienda agricola intestata all'anziana madre, aveva messo su una rete per trarre illecitamente vantaggio da alcuni operai agricoli sistematicamente sfruttati nel lavoro in campagna. Gli operai erano costretti ad accettare sotto minacce, retribuzioni molto inferiori a quelle previste. L'uomo garantiva appena 25 euro giornalieri, rispetto ai 65 euro riportati solo formalmente nelle buste paghe consegnate agli operai.

Nelle loro indagini i militari dell’Arma hanno accertato che il notaio assumeva manodopera per lavori nei campi sottoponendo i lavoratori a condizioni di sfruttamento, con orari sino a 13 ore al giorno, senza maggiorazioni per il lavoro straordinario, notturno o festivo e - approfittando del loro stato di bisogno derivante da scarsissime opportunità di lavoro nel territorio - riconosceva una paga giornaliera effettiva di soli 25 euro al giorno, circa 2 euro l'ora. Un salario assolutamente sproporzionato rispetto alla quantità e qualità del lavoro prestato e molto al sotto degli standard della contrattazione collettiva vigente nel comparto agricolo. Inoltre, aveva istruito i propri dipendenti, consegnando ad ognuno un foglio di carta, che rappresentava una sorta di vademecum, dove venivano riportate le notizie da fornire in caso di controlli ispettivi.

I carabinieri hanno riscontrato che l'arrestato ha costretto i lavoratori, dietro minaccia del licenziamento, a restituire in contanti parte delle somme loro corrisposte con gli assegni mensili, solo formalmente rispondenti alle previste buste paga, facendoli persino accompagnare in banca dal suo fidato collaboratore per incassare gli assegni e subito restituire le somme pretese.

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Commenti
Ritratto di anticalcio

anticalcio

Sab, 09/03/2019 - 11:54

da notare che vengono omesse le generalita' del professionista,sara una caso? dimenticanza? vorrei vedere se fosse capitato ad un sig,. nessuno;generali,curriculum vitaae,e foto.

kennedy99

Sab, 09/03/2019 - 12:55

ma non dicevate sempre che sfruttavano solo gli africani. ma gli africani cari signori sono molto ma molto furbi di quello che pensate voi. non servono educatori per gli africani siamo noi che dobbiamo imparare da loro. se avessimo imparato da loro oggi staremmo tutti ma tutti molto meglio. italiani svegliamoci!!!