"In Italia soffocati dalle regole. È assurdo"

L'analisi di Alberto Mingardi, direttore dell'Istituto Bruno Leoni: in Italia troppe regole, e troppi cambiamenti, negli altri Paesi non è così. Green pass? "Serviva ad incoraggiare le vaccinazioni. Ora diventa solo uno strumento di controllo sociale"

"In Italia soffocati dalle regole. È assurdo"

Troppe regole e troppo mutevoli, è tempo di semplificare: questa l'analisi di Alberto Mingardi, direttore dell'Istituto Bruno Leoni, think tank italiano fondato nel 2003 per promuovere le idee liberali in Italia e in Europa. Nel corso della dichiarata emergenza sanitaria, il governo italiano ha emanato numerosissime norme che hanno finito col provocare confusione e rallentamenti. Per Mingardi, intervistato da Il Giorno, le regole devono essere invece "poche, semplici e note, perché servono per organizzare i nostri piani di vita. E non possono cambiare ogni 15 giorni".

La parola d'ordine, adesso, specie con la diffusione della variante Omicron, dovrebbe invece essere semplificazione. "Ci sono disposizioni emesse con obiettivi legati a un contesto che si è modificato ma che restano in vigore, scritte in maniera dettagliata ma poi da interpretate e studiare", spiega Alberto Mingardi. "Il governo annuncia, dopo qualche giorno esce il decreto, poi servono le faq assunte a fonte di diritto... Tra l'altro nella consapevolezza che l'applicazione spesso è impossibile". Secondo il direttore dell'Istituto Bruno Leoni, dunque, adesso bisognerebbe tagliare queste regole, ridurle. Anche perché alcune disposizioni sono ormai legate a momenti diversi della pandemia, ed ora con la circolazione della variante Omicron non hanno più ragione di esistere.

"Inizialmente l'obiettivo era ridurre la curva dei contagi per salvaguardare il servizio sanitario nazionale", prosegue Mingardi. "Oggi si raggiunge tenendo conto di terapie intensive e ricoveri. Bisogna avere il coraggio di rimettere in discussione l'intera architettura delle disposizioni", aggiunge. Del resto, molti Paesi stanno eliminando tante restrizioni, alcuni di questi hanno addirittura annunciato di voler tornare alla vita normale. Perché in Italia non succede lo stesso? "L'Italia sta nella visione drammatizzata della pandemia", spiega il direttore dell'Istituto Bruno Leoni. "C'è l'abitudine di voler dire alle persone come si devono comportare. La politica pensa di rispondere a questo istinto".

Se guardiamo al Regno Unito, possiamo vede come Boris Johnson, dopo aver aumentato i divieti con l'arrivo di Omicron, abbia poi deciso di togliere una grossa serie di limitazioni una volta che la situazione epidemiologica è stata più chiara. In Italia, invece, "c'è una stratificazione di disposizioni. Il 23 dicembre c'è stata una revisione delle norme, un'altra il 5 gennaio e poi venerdì scorso il nuovo Dpcm. Hanno cambiato tre volte le disposizioni in assenza di evidenze scientifiche. Il resto del mondo ha un approccio diverso".

In poco tempo, dunque, siamo arrivati addirittura ad avere ben tre tipologie di green pass ed una fetta della popolazione, quella che ha legittimamente rifiutato di sottoporsi all'inoculazione del siero, quasi del tutto esclusa dalla società. "L'obiettivo era di promuovere le vaccinazioni. Figliuolo lo sta facendo benissimo", commenta Mingardi. "Oggi l'estensione del green pass sembra fatta apposta per dare ragione a chi lo critica. Diventa solo uno strumento di controllo sociale, addirittura iniquo, perché ha cambiato il proprio fine. Ed è assurdo che duri più a lungo dello stato di emergenza", conclude.

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