"In Lombardia persi tre anni": ecco tutti gli effetti del Covid

Con i dati forniti dall'Istat, l'Università Bocconi di Milano ha introdotto il "Covid Crisis Lab" per comprendere ed analizzare la diffusione del Covid ed ha messo in luce come in Lombardia sia calata l'aspettativa di vita: fino a 3,5 anni in meno per gli uomini e 2,5 per le donne nelle province più colpite

"In Lombardia persi tre anni": ecco tutti gli effetti del Covid

Il maledetto Covid-19 ha messo in ginocchio tutta Italia ed in particolar modo la Lombardia, la regione che è stata maggiormente colpita dal virus. Purtroppo, la triste conferma arriva dai dati Istat e raccolti dal Covid Crisis Lab, un Laboratory per la ricerca sulla crisi del Coronavirus creato dall'Università Bocconi di Milano. Ebbene, a causa degli altissimi decessi, l'aspettativa di vita in Lombardia è scesa anche di tre anni e mezzo nelle province più colpite.

Le 5 province più colpite

Come si legge sullo studio in fase di pre-stampa, il primo che fornisce una valutazione completa dell'impatto di Covid-19 sulla vita umana,
"ciò rappresenta il più grande declino dell'aspettativa di vita dopo la pandemia di influenza del 1918 e la seconda guerra mondiale". I quattro autori della ricerca, Simone Ghislandi e Benedetta Scotti della Bocconi, Raya Muttarak e Markus Sauerberg del Vienna Institute of Demography, hanno messo in luce come in 4 città della Lombardia quali Bergamo, Brescia, Cremona, Lodi più Piacenza (quest'ultima inclusa per vicinanza territoriale), che sono le 5 province che hanno registrato il maggior numero di morti in eccesso rispetto al resto d'Italia, l'aspettativa di vita è scesa da 1,1 a 2,5 anni per le donne e da 2 a 3,5 anni per gli uomini.

Il tasso di mortalità. Per arrivare a quei numeri è stato calcolato il tasso di mortalità, che indica il rapporto tra il numero dei decessi in una determinata area in un periodo di tempo rispetto alla quantità della popolazione. I numeri relativi ai decessi giornalieri sono stati forniti dall'Istat nel periodo compreso tra il 1 gennaio ed il 15 aprile. Inoltre, i dati sono stati calcolati facendo riferimento al quadriennio 2015-2019. L'aspettativa di vita, invece, si calcola con il tasso di mortalità suddiviso per fasce d'età, il numero di decessi della popolazione per ogni classe d'età.

Il dramma di Bergamo e delle altre province. Tra i capoluoghi della Lombardia, Bergamo è la provincia che ha contribuito ad un terzo della mortalità in eccesso totale. Lo studio mette in luce come tutta la provincia bergamasca conti il maggior numero di aree "rosse", comuni in cui la mortalità in eccesso è aumentata anche del 300%. Rispetto al numero medio di persone che sono morte nello stesso periodo nei cinque anni precedenti (2015-2019), tra il 1° gennaio ed il 15 aprile 2020 a Bergamo ci sono 5686 decessi in più, 3671 a Brescia, 1756 a Cremona, 827 a Lodi e 906 a Piacenza. Per tutta la Lombardia, le morti in più sono circa 19.000. In più, è stato calcolato che a Bergamo il tasso di mortalità è 18 volte più elevato tra gli uomini con età superiore ai 70 anni rispetto a quelli sotto questa cifra e che i decessi maggiori sono negli uomini (56%) rispetto alle donne.

Eccesso di mortalità nelle 5 province più colpite

Differenze uomo-donna e fasce d'età. Come per Bergamo, lo studio sottolinea come, le morti dirette ed indirette (per coloro avevano anche altre patologie pregresse) per Covid-19 sono dovute principalmente all'elevata età media della Lombardia, dove uomini e donne di età superiore ai 70 anni hanno, rispettivamente, 25 volte e 66 volte più probabilità di morire rispetto a chi ne ha di meno.

Aspettative di vita 2020. Per l'anno in corso, lo studio mette in luce due scenari: in quello conservativo, viene ipotizzato che il tasso di mortalità alla fine dell'anno sarà lo stesso del 2017. In questo approccio, l'effetto principale del Covid-19 sarebbe stato quello di anticipare gran parte della mortalità dell'intero anno al primo trimestre del 2020. Nello scenario consueto, invece, viene supposto che dopo la fine dell'epidemia, i tassi di mortalità torneranno ai livelli medi registrati negli anni precedenti. Dal momento che non si può sapere a priori la distribuzione giornaliera dei decessi nei prossimi mesi, questa analisi è basata su prove empiriche: per le fasce di età inferiori ai 50 anni, si suppone che le morti saranno uniformi dal primo maggio al 31 dicembre 2020; per le fasce di età superiori ai 50 anni viene ipotizzato che i decessi tra maggio e dicembre 2020 si verifichino secondo la distribuzione media 2015-2019 dei decessi mensili.

"C'è voglia di riprendere a vivere"

"Sono di Bergamo, avevo bisogno di far capire alla comunità scientifica nazionale ed internazionale quanto sia stata pesante l'esperienza dei miei concittadini, per farlo è stato necessario capire l'aspettativa di vita: se è diminuita di un certo tot, ha un certo valore". Intervistato dal nostro giornale parla uno degli autori dello studio, Simone Ghislandi, Professore Associato del Dipartimento di Scienze sociali e politiche all'Università Bocconi di Milano. Adesso, bisogna capire per quanto tempo l'aspettativa di vita della popolazione delle province più colpite rimarrà così bassa prima di tornare ai livelli di prima.

distribuzione della mortalità nei comuni in Lombardia

"Si tornerà ai livelli precedenti". "Quando accadono shock così negativi, come fu per la spagnola, si ha un calo dell'aspettativa di vita nel momento in cui la mortalità aumenta ma poi si ritorna ai trend precedenti" , ha spiegato Ghislandi. "L'aspettativa di vita misura il momento, non si mantiene bassa per sempre". Seppur nel dramma, l'unica buona notizia è che si tornerà ai livelli pre-Covid "a meno che non ci siano ondate successive di questa epidemia, non lo possiamo sapere", sottolinea il prof., che afferma come il peggio sià già passato da qualche settimana. "Intorno al 15 aprile l'ondata epidemica era in fase di risoluzione, noi abbiamo calcolato che possa essersi conclusa verso il 30 aprile. I dati ci dicono che il peggio della prima ondata è passato, quello che accadrà dopo non lo sappiamo. Adesso c'è soltanto voglia di riprendere a vivere".

Come nasce il Lab. A chi è venuta l'idea di creare un Laboratory così efficiente? "L'idea del Crisis Lab è stata portata avanti dalla direttrice, Alessia Melegaro, che da anni lavora su queste tematiche. Bisogna sottolinare, però, che i dati sono dell'Istat, che stanno facendo un lavoro unico al mondo. Non credo che da altre parti esistano dati di questo tipo", conclude Ghislandi, che sottolinea come "per i bergamaschi, in termine di costi umani, è stata la crisi più pesante dal dopoguerra ad oggi".

Covid fa meno vittime della "Spagnola"

Nello studio firmato Bocconi, si legge che la pandemia del Covid-19 viene spesso confrontata con la pandemia influenzale del 1918 (comunemente nota come "influenza spagnola"), la più grave dell'ultimo secolo, dove l'aspettativa di vita per in Italia diminuì di ben 15 anni. Fortunatamente, l'impatto diretto di questo virus sulla vita umana sembra essere inferiore all'influenza spagnola del 1918 per almeno tre grandi motivi: innanzitutto perché la spagnola uccise i giovani, mentre Covid è particolarmente fatale per le popolazioni più anziane; in secondo luogo, lo scoppio dell'influenza spagnola si verificò contemporaneamente alla prima guerra mondiale quando non furono attuate nè sanità pubblica e nemmno misure preventive. La coesistenza di guerra e pandemia rese, quindi, eccezionalmente letale la spagnola. Infine, nel 1918, le conoscenze mediche e la tecnologia erano molto meno avanzate di adesso, con penicillina ed altri prodotti farmaceutici non ancora disponibili.

Eccesso di mortalità nelle province italiane

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