"Ok ai funerali", il giallo della mail in pieno lockdown

Il 12 marzo 2020 una funzionaria del Comune di Bergamo avrebbe scritto alle agenzie delle pompe funebri che sarebbero stati "accolti nei cimiteri cittadini funerali con presenza massima di 10 persone". Il Comune: "Non si intendeva il rito"

I camion militari scortano i feretri di Bergamo fuori città

Mentre la pandemia è tornata a correre e tra bresciano e bergamasca, territori colpiti duramente dalla prima ondata, in una settimana si è registrato un aumento del 66 per cento di casi, in Tribunale a Roma arriva il giallo di una mail inviata dal Comune Bergamo che dava il benestare ai funerali magrado a marzo fossero già stati vietati da dpcm. Il caso è stato sollevato dall’agenzia Agi che ha riportato come il 12 marzo 2020, nella fase più acuta della curva pandemica, una funzionaria del Comune di Bergamo avrebbe scritto in una mail indirizzata ai rappresentanti di otto agenzie delle pompe funebri che sarebbero stati "accolti nei cimiteri cittadini funerali con presenza massima di 10 persone".

Il giallo della mail che smentisce il Dpcm

Il contenuto della mail non lascerebbe dubbi e sarebbe a livello lessicale non conforme al Dpcm dell'8 marzo nel quale si prescriveva che dovevano essere "sospese le cerimonie civili e religiose, ivi comprese quelli funebri". Secondo quanto emerso dal comitato dei parenti delle vittime Covid la corrispondenza verrà depositata nella causa civile in corso davanti al Tribunale di Roma. Il testo partito dall’account della Direzione Concessioni e Servizi Cimiteriali è chiaro e non lascerebbe spazio a interpretazioni: "La presente per comunicarvi che domenica 15 marzo i cimiteri cittadini rimarranno aperti solo per garantire sia il ricevimento delle salme da collocare temporaneamente in camera mortuaria/chiesa di Ognissanti, in attesa di cremazione, sia per l'esecuzione di funerali, mediante tumulazione o inumazione. Si ricorda che verranno accolti funerali, con presenza massima di 10 persone".

La difesa del Comune

Il Comune di Bergamo, per voce dell'entourage del sindaco Giorgio Gori, ha cercato di mettere avanti le mani. "Non intendevamo funerali ma semplicemente l'accompagnamento del morto alla tumulazione da parte dei familiari. Non un rito, non un funerale, al massimo c'era un prete che recitava una breve preghiera". La circolare ministeriale imponeva di limitare gli assembramenti nei cimiteri e in questa logica molti sindaci lombardi delle zone rosse consentirono di partecipare alle tumulazioni solo ai familiari più stretti.

L'allarme inascoltato delle agenzie di pompe funebri

Ma il 14 marzo erano state proprio i rappresentanti dell’associazione che raggruppava le agenzie di pompe funebri a chiedere alla Regione Lombardia e alla Protezione Civile "dei dispositivi di protezione individuale“. Una richiesta motivata dall’aver terminato le scorte di mascherine e guanti. Una situazione che metteva in pericolo i lavoratori stessi. Un appello che prendeva spunto da decine di chiusure imposte perchè “tutti i dipendenti delle agenzie erano malati“.

Da qui la proposta per "l'autorizzazione al trasporto massivo delle salme fino a un massimo di 4 alla volta" che però non venne accolta dalle istituzioni. Il resto è storia vissuta tra le bare accatastate nei cimiteri e l’immagine straziante dei camion militari che trasportano i feretri fuori Bergamo per la cremazione.

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