Delitto Caccia, Schirripa scarcerato e riarrestato

Due decreti: uno di scarcerazione e uno di fermo per Rocco Schirripa che resta detenuto nel carcere di Opera

È di pochissimi giorni fa la notizia della scarcerazione di Rocco Schirripa, accusato del delitto del magistrato torinese Bruno Caccia avvenuto nel 1983. Eppure, oltre al provvedimento di scarcerazione a Schirripa è stato notificato anche un decreto di fermo.

Così l'uomo non ha mai lasciato il cancere di Opera dove è detenuto e gli errori riscontrati sono stati due. Nei giorni scorsi, infatti, è stato reso noto che il procedimento avviato a carico di Rocco Schirripa è affetto da un’irreparabile vizio procedurale compiuto dalla procura della Repubblica di Milano, la cui ferale conseguenza è l’assoluta inutilizzabilità di ogni atto d’indagine e processuale compiuto nei confronti dell’imputato.

Ieri, invece, si è appreso che la procura di Milano ha cercato di salvare il salvabile dell'indagine provando a ricostruire la colpevolezza dell'imputato attraverso gli atti investigativi compiuti prima della sua iscrizione nel registro degli indagati, tra cui intercettazioni ritenute determinanti per diostrare il coinvolgimento di Schirripa.

La nullità degli atti, quindi, riguarderebbe solo l'attività istruttoria compiuta a fine novembre 2015 quando l'imputato venne iscritto nel registro degli indagati. "Schirripa, che si trovava nel carcere di Opera, alle porte di Milano, di fatto non è nemmeno uscito dal carcere", ha spiegato l'avvocato difensore Basilio Foti visto che l'errore dei pm non invaliderebbe il lavoro fatto prima dagli investigatori. Domani, intanto, è in programma un'udienza del processo.