I rom, la famiglia, l'ipotesi russa: "Denise Pipitone? Qualcuno ha visto"

Denise Pipitone venne rapita il 1° settembre 2004 mentre giocava fuori da casa della nonna. La criminologa Bruzzone: "Impossibile che quel giorno nessuno abbia visto nulla"

I rom, la famiglia, l'ipotesi russa: "Denise? Qualcuno ha visto"

Diciassette anni di una vicenda ancora avvolta nel mistero. Da tanto dura il limbo, fatto di dubbi irrisolti e di speranza, in cui vivono i genitori di Denise Pipitone, la bambina di 4 anni rapita nel 2004 a Mazara Del Vallo in provincia di Trapani. Chi ha portato via Denise? E perché? Sono domande rimaste senza una risposta, nonostante gli anni di indagini e la vicenda processuale che ha visto implicata la sorellastra della bimba. Una cosa secondo la criminologa Roberta Bruzzone è certa: "Qualcuno ha visto con chi si è allontanata", anche se nessuno si è mai fatto avanti per rivelare informazioni utili alle ricerche. Così, ancora oggi, il caso rimane aperto.

La scomparsa

Era il 1° settembre del 2004. Piera Maggio aveva lasciato la figlia Denise dalla nonna per recarsi al corso di informatica che ricominciava dopo la pausa estiva. Quella mattina la bambina era andata a giocare davanti a casa insieme al cuginetto. Bastarono pochi istanti. La nonna era rientrata nel garage-cucina per preparare il pranzo e Denise aspettava che fosse pronto da mangiare: mancavano 15 minuti a mezzogiorno. La bimba uscì in strada per seguire il cuginetto che tornava a casa, si affacciò alla porta della zia e si girò per tornare verso l'abitazione della nonna. Quella fu l'ultima traccia della piccola. Poi scomparve. Ad avvisare mamma Piera fu una telefonata: "Stanno cercando Denise". Inutile la corsa a casa della nonna, le ricerche immediate di amici e parenti, la richiesta d'aiuto alle forze dell'ordine. Quel giorno, una bambina di 4 anni scomparve nel nulla in pochi minuti. A casa della nonna c'era anche il fratello di Denise, Kevin, che all'epoca aveva 11 anni: "La mattina della scomparsa - ricorderà il ragazzo nel corso del processo - dopo avere studiato un po', come mi aveva raccomandato mia madre prima di recarsi al corso di computer, mi sono addormentato sul divano e mi sono svegliato verso mezzogiorno per le grida di mia nonna che diceva che Denise era scomparsa". Il ragazzino a quel punto aveva preso la sua bicicletta ed era andato a cercare la sorellina. Ma nemmeno lui la trovò.

Come ogni mercoledì, anche quel giorno poco distante dalla casa della nonna si teneva il mercato rionale. Per questo nei paraggi dell'abitazione dovevano esservi diverse persone. Eppure nessun testimone si fece mai avanti. "Io non credo sia possibile che nessuno abbia visto nulla - ha dichiarato al Giornale.it la criminologa Roberta Bruzzone - sono assolutamente certa che qualcuno abbia o avesse informazioni e anche molto precise. Certamente qualcuno ha visto con chi si è allontanata. Mi rifiuto di credere il contrario, in un contesto di quel genere dove si sa tutto di tutti". Ma c'è un'altra cosa che non torna: "Nessuno si è accorto che la bimba si stava allontanando senza gridare, senza chiedere aiuto e senza fare un fiato". In un contesto simile e in pieno giorno "è del tutto impossibile che nessuno abbia visto nulla - ribadisce la criminologa - Sono ragionevolmente certa che qualcuno avesse informazioni precise e non abbia mai inteso fornirle".

Poco dopo anche le forze dell'ordine iniziarono le ricerche, nella speranza di ritrovare Denise. Intanto le indagini portarono alla luce la verità famigliare: si scoprì che Denise in realtà era nata da una relazione della madre con Piero Pulizzi. A riferirlo fu la stessa Piera Maggio, spiegando che il padre naturale della bambina non era il marito Tony Pipitone. Successivamente, nel corso del processo, la donna ricorderà come conobbe Pulizzi e l'iniziale amicizia con la moglie di lui, Anna Corona, definendola "morbosamente" attaccata a lei e rivelando le intimidazioni subite.

Le segnalazioni

A un mese e mezzo di distanza dalla scomparsa, il 18 ottobre 2004 arrivò una segnalazione. Una guardia giurata in servizio davanti a una banca di Milano notò un gruppo di nomadi formato da un uomo, due donne e due bambini. Tra loro c'era anche una bimba molto somigliante a Denise che, nonostante la giornata calda, indossava un giubbotto e un cappuccio. Insospettito, l'uomo chiamò la polizia e in attesa di una volante cercò di trattenere il gruppo, ma i nomadi se ne andarono prima dell'arrivo delle forze dell'ordine. La guardia giurata riuscì comunque a riprendere con il suo telefonino alcune immagini: nel video consegnato agli inquirenti si nota una donna che chiama la bambina "Danàs" e lei che risponde "Dove mi porti?". Il nome con cui la piccola viene chiamata, la sua immagine e alcuni dettagli raccontati dall'uomo fecero pensare a Denise ma, nonostante le ricerche, quel gruppo di nomadi non venne mai rintracciato.

Negli anni seguenti si susseguirono diverse segnalazioni, tutte rivelatesi poi infondate. Secondo quanto emerso a Chi l'ha visto?, nel 2004 un imprenditore di origine kosovara esperto in rapimenti, Behgjet Pacolli, si fece avanti per offrire il suo aiuto, anche economico, per le ricerche. Fu lui a sostenere "la pista 'zingara' - ha spiegato l'avvocato della mamma di Denise - Della possibilità che Denise si trovasse in un campo rom parlò proprio Pacolli". Nel 2005 poi il padre biologico della bimba Piero Pulizzi ricevette una telefonata in cui sentì la voce di una donna straniera e il pianto di una bambina: gli investigatori risalirono all'utenza e scoprirono che era intestata a una famiglia di un campo nomadi di Marsala, ma le perquisizioni non portarono a nulla.

Nel 2007 spuntarono altri fotogrammi che ritraevano una bimba di 6 anni somigliante alla piccola scomparsa: dopo 5 mesi venne rintracciata, si chiamava Denise anche lei, ma non era la Pipitone. Segnalazioni arrivarono poi da Marrakech, Cremona, Verona, Bologna e Grecia, dove una turista italiana credette di riconoscere Denise Pipitone in una bimba di 7 anni che parlava italiano, a differenza della rom che la accompagnava. Per aiutare nell'identificazione in caso di avvistamenti, i Ris dei carabinieri realizzarono un'immagine della bambina invecchiata fino all'età di 8 anni.

Nel 2015 una ragazza pubblicò un post sui social, dicendo di essere la bimba scomparsa, ma gli accertamenti rivelarono che mentiva. L'ultima segnalazione risale a pochi giorni fa, quando una ragazza di circa 20 anni è comparsa in un programma russo, facendo un appello per ritrovare sua madre. Stando al suo racconto, sarebbe stata rapita da una rom e portata in un campo nomadi in Russia, fino a quando non venne fermata mentre chiedeva l'elemosina e trasferita in un orfanotrofio.

La sorellastra a processo

Le indagini portarono gli inquirenti a battere anche la pista familiare, tanto da ipotizzare che il rapimento della piccola Denise fosse stato opera della sorellastra Jessica Pulizzi. La bimba di 4 anni infatti era nata da una relazione tra il padre della ragazza, Piero Pulizzi, e Piera Maggio. A spingere gli investigatori verso la sorellastra contribuirono alcune intercettazioni telefoniche e ambientali, tra cui quelle che riportano alcune frasi pronunciate dalla ragazza che, al momento della scomparsa della bambina, era minorenne: "A casa cià purtai", cioè "L'ho portata a casa'', fu uno dei passaggi sotto accusa. Secondo gli inquirenti, Jessica potrebbe aver avuto un ruolo nel sequestro: una delle ipotesi emerse fu quella che vedeva la Pulizzi come l'autrice del rapimento, per poi consegnare Denise a qualche famiglia nomade o ad altre persone e farne perdere le tracce. Nel gennaio 2010 la ragazza venne rinviata a giudizio, insieme all'allora fidanzato Gaspare Ghaleb accusato di false dichiarazioni, e iniziò il processo. Durante le udienze, la famiglia Maggio ricostruì la serie di intimidazioni subite negli ultimi tempi, dalle parole minacciose fino all'incendio appiccato all'erboristeria della sorella di Piera Maggio nell'aprile 2004. Il 27 giugno del 2013, i giudici del tribunale di Marsala assolsero Jessica per "mancata o insufficiente formazione della prova". Nel 2015 anche la Corte d'Appello di Palermo confermò la non colpevolezza della ragazza, ribadita anche dalla Corte di Cassazione, che rese definitiva la sentenza di assoluzione nel 2017.

Intanto nel febbraio 2010 si era aperta un'altra parentesi giudiziaria, che aveva visto al centro delle indagini la madre di Jessica, Anna Corona. Su di lei pesava un'intercettazione ambientale risalente all'11 ottobre del 2004, riferita in aula da un perito durante il processo d'appello in corso contro la sorellastra. Le cimici avevano catturato una frase appena bisbigliata poco dopo la scomparsa della bimba: "Quanno eramu 'ncasa, a mamma l'ha uccisa a Denise" (Quando eravamo a casa, la mamma l'ha uccisa Denise), avrebbe detto Jessica parlando con la sorella Alice e intimandole di non parlarne ("Tu di sti cosi unn'ha parlari", tu di questa cosa non ne devi parlare).

Dubbi attorno ad Anna Corona sorsero anche in merito alle intimidazioni raccontate da Piera Maggio e all'alibi che fornì: al momento del rapimento, la donna disse che si trovava al lavoro in un albergo di Mazara del Vallo, ma la firma di presenza e i movimenti del cellulare fecero emergere perplessità. Nel 2013 però il gip di Marsala archiviò anche la posizione della madre di Jessica Pulizzi nell'ambito del secondo filone di indagine per la scomparsa di Denise Pipitone.

Chi ha rapito Denise?

A distanza di 17 anni, il rapimento di Denise Pipitone rimane avvolto nel mistero. Nonostante le ricerche immediate, le numerose segnalazione e gli anni di indagini, Piera Maggio non ha ancora potuto riabbracciare sua figlia. Diverse sono state le ipotesi avanzate dagli investigatori. La prima riguardava la possibilità di un sequestro direttamente da parte dei rom, ma questa pista non ricevette conferme e presto si pensò che Denise fosse stata rapita da qualcuno del posto, per poi essere affidata a qualche famiglia nomade in un secondo momento. "Già il fatto di spingersi a sequestrarla davanti a casa sua è di per sé una firma precisa su un atto del genere - ha commentato la criminologa Bruzzone - Non ci sono stati altri casi simili nella zona, è evidente che non era un problema generalizzato, ma riguardava Denise e in particolare la mamma di Denise, che credo fosse il vero obiettivo di questa terribile azione. Indubbiamente, a rapirla fu qualcuno che si muoveva in quell'ambiente risultando del tutto invisibile, quindi qualcuno per cui fosse normale essere lì, ecco perché non è stato notato movimento in maniera più ampia". Ma non solo il sequestro era mirato contro una precisa bambina, i rapitori volevano anche che Denise "sparisse in un contesto di assoluta normalità e hanno approfittato di una conoscenza specifica delle abitudini della bambina e degli adulti che la sorvegliavano. È bastato perderla di vista qualche istante per poter permettere il rapimento, quindi vuol dire che c'era qualcuno nell'ombra, pronto a cogliere l'occasione, probabilmente già da qualche giorno".

Dopo la pista dei rom e quella famigliare era emersa un'altra ipotesi, che non escludeva le due precedentemente vagliate dagli inquirenti: si tratta della pista russa. La scorsa settimana Olesya Rostov, una ragazza di circa 20 anni, si è rivolta al programma пусть говорят ("Lasciali parlare") per fare un appello alla sua mamma, raccontando di essere stata rapita quando era piccola e di aver passato qualche tempo in un campo nomadi. Una telespettatrice che seguiva il programma dall'Italia si è resa conto della forte somiglianza tra la ragazza e Piera Maggio, tanto da contattare Chi l'ha visto?, che ha messo a confronto le immagini di Olesya da piccola con quelle di Denise. Di primo impatto la somiglianza sembrava marcata. "Faccio fatica a essere ottimista, mi auguro di essere smentita, ma francamente non trovo tutta questa somiglianza, osservando il volto in maniera più approfondita - aveva invece sottolineato al Giornale.it la criminologa Bruzzone - Ci sono differenze notevoli con il volto della bimba, ma anche con quello di Piera Maggio. C'è una somiglianza di impatto abbastanza forte, ma nello specifico non più di tanto, quindi francamente faccio fatica a ipotizzare che si possa trattare di Denise". La conferma che non si trattasse di Denise è arrivata qualche giorno fa, quando le analisi del gruppo sanguigno hanno dato esito negativo: Olesya non è Denise Pipitone, perché "il gruppo sanguigno è diverso".

È sfumata così l'ennesima speranza di ritrovare Denise e, a 17 anni dalla scomparsa, la vicenda rimane aperta. Ma mamma Piera non si arrende: "Denise è diventata la figlia di tutta Italia e va cercata".