Denise, spunta il giallo della sim: "Siamo a una svolta"

Gli inquirenti indagano su sospetti passaggi di sim tra diversi telefoni di persone attenzionate per il caso di Denise Pipitone

Denise, spunta il giallo della sim: "Siamo a una svolta"

Il caso di Denise Pipitone potrebbe essere a una svolta, almeno stando a quanto dichiarato a Mattino5 da Francesco Lombardo, l’ex maresciallo della Polizia giudiziaria di Marsala che ha indagato sulla scomparsa della bambina. L'uomo, in collegamento con il programma di Canale5 condotto da Federica Panicucci e Francesco Vecchi, è ripartito dalla lettera anonima giunta all'avvocato Frazzitta, finora considerata attendibile. In quelle poche righe ci sarebbero dettagli importanti sulla scomparsa di Denise Pipitone, come la presenza a bordo di un'auto di tre persone e della bambina poco dopo il suo rapimento. Tuttavia nelle ultime ore è emerso anche il dettagli di una sim che sarebbe stata spostata di telefono in telefono in quelle frenetiche ore.

In quella lettera, l'ex maresciallo dichiara che il suo autore indicherebbe anche i nomi delle tre persone, che risultano già "all'interno delle indagini". Il militare ha parlato di persone facenti parte della "famiglia allargata" ma ha evitato di andare oltre nella sua ricostruzione in diretta, per non dare troppi dettagli e preservare le indagini. Nelle indagini è diventato centrale anche il tracciamento delle utente telefoniche dei soggetti attenzionati dagli investigatori per fare luce sulla scomparsa di Denise. In particolare, l'avvocato Frazzitta ha raccontato che uno dei telefoni in uso ad Anna Corona e ad alcuni familiari, oltre che a una sua amica, non erano rintracciabili. Pare che non potessero essere messi sotto controllo perché erano intestati a terzi.

Per l'avvocato di Piera Maggio, infatti, ci sarebbero alcune sim che ai tempi erano in uso a diverse persone interessate dalle indagini. Queste sim potrebbero essere state utilizzate per fare telefonate che non venivano rintracciate dagli investigatori. Ma a proposito delle celle telefoniche che sono state agganciate all’epoca della scomparsa nei pressi del magazzino dove si pensava fosse tenuta in ostaggio la bambina, Francesco Lombardi ha dichiarato: "Il telefono era spento. Arriva un messaggio che dev'essere recapitato a quell'utenza telefonica ma aveva cambiato cellulare, quindi l'IMEI era diversa. Pertanto il sistema non riusciva a consegnare il messaggio. Continuava a cercare in rete il cellulare, che nel frattempo anche se spento viene segnalato nei movimenti, e non viene consegnato. Ci sono quindi quelle celle agganciate durante la notte. ".

Il dubbio sull'utenza telefonica è ora al centro dell'inchiesta e il dubbio è che Anna Corona possa aver dato il suo telefono a un'altra persona, che si sarebbe spostata nel frattempo: "O un’altra persona o lei stessa ha messo la sua scheda su un altro cellulare". In queste settimane le indagini hanno fatto notevoli passi in avanti e l'ex maresciallo Francesco Lombardo è speranzoso sulla possibilità che si possa essere a una svolta: "Sì. Ce lo auguriamo".