12enne incinta può prostituirsi: così le migranti diventano schiave

La storia di una ragazzina nigeriana, divenuta a Ferrara schiava sessuale, ha svelato ancora una volta quanto di macabro si nasconda dietro il giro della prostituzione e dei flussi migratori illegali organizzati dai clan nigeriani

12enne incinta può prostituirsi: così le migranti diventano schiave

La mafia nigeriana controlla fette molte ampie del mercato della prostituzione in Italia: le confraternite, oltre allo spaccio di sostanze stupefacenti, hanno messo nel nostro paese le mani sul traffico della prostituzione.

Giovani donne, ragazzine a volte, costrette a stare in strada ed a ricevere quanti più clienti possibili per pagare le “maman”, coloro cioè (spesso ex prostitute) che schiavizzano le prostitute e le tengono sotto scacco. E che, assieme poi ai vertici del clan di riferimento, si spartiscono i lauti guadagni.

Una piaga purtroppo sempre più affermata e sempre più difficile da combattere. Ed una testimonianza in tal senso è arrivata da Ferrara: qui il quotidiano “La Nuova Ferrara” ha pubblicato alcune intercettazioni che ben denotano il livello di spregiudicatezza e disumanità in capo a chi organizza il giro di prostituzione all’interno dei clan nigeriani.

Le intercettazioni in questione sono quelle inserite all’interno di un fascicolo della procura dei minori di Bologna, la quale sta indagando sul fenomeno della prostituzione da alcuni mesi. Da quando, in particolare, una ragazza di appena 15 anni ha deciso di parlare e di scappare via dalla morsa delle maman e dei clan.

Per questo gli inquirenti hanno iniziato subito delle delicate indagini, anche con l’ausilio delle intercettazioni. E quanto si sono detti per settimane i soggetti interessati, ha confermato le pesanti accuse della minorenne.

Quest’ultima è stata venduta dal padre in Nigeria ad un’organizzazione malavitosa locale, la quale ne ha curato il trasferimento in Italia: “Perché non in aereo?” ha chiesto una donna che parlava con la maman della giovane costretta a prostituirsi. La risposta data, oltre ad essere agghiacciante per il crudo cinismo del soggetto in questione, potrebbe anche spiegare molti perché sui flussi migratori illegali: “In aereo ci sono troppi controlli, meglio via terra. Poi se la barca nel Mediterraneo si ribalta, possono sempre nuotare – affermava la donna – Il mare è profondo, ma è un rischio che occorre prendere”.

La famiglia della ragazzina ha venduto la figlia sotto la minaccia dei riti voodoo: il padre è stato costretto, in questo modo, a dare via la giovane affidata quindi sotto la terribile morsa della maman, una volta giunta in Italia. Lei, la donna che a telefono ha spiegato perché devono arrivare tutti via terra e via mare, ha 26 anni ed era, qualche anno fa, dall’altro lato della barricata: anche lei, adesso ricercata, è stata per anni sulla strada come schiava sessuale.

La stessa vita fatta vivere poi alla ragazzina di appena 15 anni, costretta come tante a subire ogni angheria. La maman intercettata, a telefono parlava anche di altre situazioni, come quella ad esempio di una ragazzina, anzi bambina, di 12 anni: “Ho detto alla madre che può venire qui e può prostituirsi”, ha dichiarato ad una sua connazionale in riferimento ad un’altra possibile vittima della tratta.

Proprio a telefono la maman si lamentava della ragazzina che è poi scappata per denunciare via tutto: “Le ho comprato pure un telefono di 300 Euro, ma non è cambiato nulla – diceva al padre della vittima – Non risponde, è indisciplinata”. Sembra di ascoltare la conversazione tra una docente ed un genitore al ricevimento, invece si parla di una minorenne costretta a vendere il suo corpo per strada.

La maman si lamentava anche della decisione presa in patria da Re Ewuare II, la massima autorità religiosa del popolo Edo. È stato lui infatti, nel marzo del 2018, a vietare riti voodoo che abbiano come obiettivo quello di legare le ragazze ai clan che gestiscono il traffico delle prostitute. Una svolta culturale ben recepita dalla minorenne, la quale ha iniziato a capire che quello che le stava capitando non era normale.

E dunque è corsa presso gli uffici della Questura di Ferrara per denunciare ogni cosa. Adesso lei vive protetta in una casa famiglia, ma tante altre sue connazionali in Italia sono soggette a simili disumani trattamenti. La speranza è che il suo gesto possa dare forza a chi è vittima della tratta dei migranti e della prostituzione.