Detenuta vuole cambiare sesso: il calvario della polizia penitenziaria

Gli agenti della polizia penitenziaria in servizio nella sezione femminile del carcere genovese di Pontedecimo l'hanno accompagnata per dodici volte all'Asl di Torino per sostenere i consulti psicologici e clinici

Cambiare sesso. Una decisione drastica, frutto di un lungo percorso psicologico, fatto di conflitti, ripensamenti e paure. Una detenuta della sezione femminile del carcere genovese di Pontedecimo, A.O.B., di origine brasiliana, ha espresso al volontà di diventare uomo durante il periodo di detenzione e per gli agenti della polizia penitenziaria si è aperto un vero e proprio calvario, con dodici trasferte dal carcere di Genova all'ospedale di Torino, per consentire alla donna di sostenere i consulti psicologici e clinici, propedeutici al grande passo.

Il "calvario", così come lo ha definito il segretario regionale della Uil Penitenziari, Fabio Pagani, si è concluso ieri, quando la detenuta ha ottenuto la libertà anticipata ed è stata scarcerata, malgrado il fine pena al 2022 per reati che vanno dal furto, all'evasione, alla resistenza. "Per noi è sicuramente la fine di un calvario - afferma Pagani -. Per dodici volte è stata tradotta all'Asl di Torino, a spese dell'amministrazione penitenziaria, per consentirle di sostenere i consulti necessari alla successiva visita endocrinologica, che le permetterà di cambiare sesso". Pagani contesta il fatto che uomini e donne della polizia penitenziaria siano stati impegnati a questo scopo, nonostante la carenza di organico: "Senza ore di straordinario pagate e senza anticipo delle missioni".

Perché a Torino? "La detenuta, abitante nell'hinterland del capoluogo piemontese era detenuta nel carcere di Torino, ma è stata trasferita a Genova, per motivi di sicurezza in quanto considerata soggetto pericoloso". Secondo Pagani poteva essere assegnata a un istituto nei pressi dell'Ospedale di Torino: "Risparmiando straordinari, mezzi e missioni. Questi palesi errori dell'amministrazione penitenziaria incidono fortemente sui carichi di lavoro dei nostri agenti. Non ci sono i soldi per pagare le missioni e gli straordinari agli agenti e per garantire il trasporto dei detenuti. Così a breve rischiano di saltare centinaia di processi".

Il sindacalista esorta il premier Conte e i ministri Giuseppe Buonafede della Giustizia e Roberto Gualtieri di Economia e Finanze: "A rivedere i tagli e garantire i finanziamenti idonei per impedire la completa paralisi del sistema penitenziario italiano, con le conseguenze che ciò comporterà, perché non possiamo sperare sempre dei benefici e nelle concessioni per ovviare ai problemi, noi crediamo ancora nella certezza della pena". Da oggi la detenuta provvederà autonomamente a sostenere i vari passaggi propedeutici al cambiamento di sesso.

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