Il Papa "sconfessa" Ratzinger: ecco cosa ha detto sui migranti

Francesco, nella sua ultima enciclica, parla di "diritto all'accoglienza" come assoluto. Ma cosa disse Benedetto XVI?

Il Papa "sconfessa" Ratzinger: ecco cosa ha detto sui migranti

Chi non nota differenze dirà che sono le sfide del contemporaneo ad essere cambiate, ma la pastorale sui migranti di papa Francesco non è quella di Benedetto XVI.

"Fratelli tutti", l'ultima enciclica del pontefice argentino, contiene ulteriori prove a sostegno di questo assunto. Joseph Ratzinger non era e non è un populista, ma le sue parole in materia di gestione dei fenomeni migratori vengono ripetute a mo'di mantra da chi ritiene che l'accoglienza non possa essere garantita erga omnes, ossia nei confronti di tutti. Ratzinger, a onor del vero, era ed è un europeista convinto. Ma il "diritto a non emigrare", come si legge nel celebre passaggio che riguarda questo tema, va garantito "prima ancora" del diritto ad emigrare. É attorno a questo primato gerarchico, tanto giuridico quanto culturale, che può essere individuata una diversità sostanziale tra le idee dei due pontefici. Il "diritto a non emigrare", per Benedetto XVI, è la prima ipotesi sul campo. Quella che andrebbe in primis perseguita.

In "Fratelli tutti", per intenderci, Jorge Mario Bergoglio scrive pure quanto segue: "È nostro dovere rispettare il diritto di ogni essere umano di trovare un luogo dove poter soddisfare non solo i suoi bisogni primari e quelli della famiglia ma anche realizzarsi come persona". E il primato gerarchico di cui sopra sparisce. L'ex arcivescovo di Buenos Aires nell'enciclica ha posto anche un accento sul "diritto a non emigrare", ma la narrativa complessiva è tutta centrata su questo "dovere" che gli occidentali hanno di garantire un "diritto all'accoglienza", che è assoluto e che non può non esserlo. Anche sul livello comunicativo, poi, non possono non essere rintracciate delle discrepanze: quanti appelli in favore dell'accoglienza ha esposto Francesco nel corso di questi sette anni e mezzo? E quante volte, invece, Ratzinger ha fatto sì che le migrazione fossero il cuore dei suo interventi?

E poi c'è il contesto dell'enciclica: il Papa ragiona sui migranti all'interno di un'opera in cui ribadisce la ferma contrarietà al sovranismo, al neo-liberalismo ed alle forme assolute di capitalismo. In realtà, anche il sovranismo ha spesso criticato la "finanziarizzazione" dell'economia reale, e dunque anche il sovranismo, in termini ideologici, è etichettabile ad avversario della "cattiva" distribuzione delle risorse mondiali, ma questo è un altro discorso. Per esempio Jorge Mario Bergoglio, quando indica le soluzioni, non favorisce le ipotesi di ripristino delle identità nazionali, ma suggerisce piuttosto la necessità di una "governance globale", che passa anche dalla riforma dell'Onu: "La vera qualità dei diversi Paesi del mondo - fa presente il vescovo di Roma -si misura da questa capacità di pensare non solo come Paese, ma anche come famiglia umana, e questo si dimostra specialmente nei periodi critici". Il multiculturalismo, insomma, non può che rappresentare l'unica panacea. E questa è una riflessione che, con buone probabilità, non troverete tra i testi ratzingeriani, molto più centrati sulla difesa delle singole tradizioni nazionali.

E se non fosse sufficientemente chiaro basterebbe leggere quello che papa Francesco afferma poco dopo, sempre nell'enciclica firmata ad Assisi nella ricorrenza del Santo d'Italia: "Oggi nessuno Stato nazionale isolato - insiste Bergoglio - è in grado di assicurare il bene comune della propria popolazione". I muri, insomma, sono un fenomeno autolesionista, mentre le aperture garantiscono fratellanza. Diventa quasi banale riavvolgere il nastro per ricordare come Ratzinger, d'altro canto, si sia distinto per aver messo su bianco una sorta di elogio del valore delle mura, degli inflazionati "confini": "...i muri in ultima analisi siamo noi stessi e lo possiamo essere solamente nella misura in cui siamo pronti a lasciarci squadrare come pietre...". Attenzione: i sostenitori della "continuità pastorale" continueranno a scorgere somiglianze tra le due impostazioni. E in parte può anche essere vero, se non altro perché nessuno può sapere come avrebbe reagito il rinunciatario Benedetto XVI alle sfide che questa società pone. Qualcosa però - come abbiamo visto - conosciamo.

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