Isernia, la provincia italiana dove il virus non è ancora arrivato

La provincia di Isernia resiste al coronavirus. La ricetta del sindaco del comune molisano? Controlli a tappeto e applicazione "rigorosa" delle regole. E il governatore della regione mette in quarantena chi arriva dal Nord

È grande come un quartiere della Capitale l’unica provincia d’Italia risparmiata dal virus. Ad Isernia e nei 52 comuni vicini il numero di pazienti affetti dal Covid-19 è ancora pari a zero. I contagiati sono 17 in tutto il Molise. Tre sono ricoverati in terapia intensiva, quattro nel reparto di Malattie Infettive dell’ospedale Cardarelli di Campobasso, dieci si trovano in isolamento domiciliare.

Il sindaco della cittadina, Giacomo d’Apollonio, è consapevole che il coronavirus prima o poi, arriverà anche qui. Per questo, anche se i contagi non ci sono, già da tempo ha preso tutte le precauzioni per contenere la diffusione dell’infezione. Tra questi ci sono i controlli a tappeto in bar, ristoranti, supermercati e farmacie, per far rispettare il decreto di Palazzo Chigi.

A Repubblica racconta di aver attivato il centro operativo comunale, l’organismo che si riunisce per fronteggiare le calamità naturali, ad esempio i terremoti. Oggi si occupa di recapitare la spesa a domicilio agli anziani soli e di sanificare le strade. La parola d’ordine, anche qui, è stare a casa. E le persone, assicura allo stesso quotidiano, hanno capito "che ci possiamo salvare solo se siamo rigorosi".

Per questo il primo cittadino ha sancito lo stop ai mercati rionali del centro storico e la quarantena obbligatoria per gli studenti fuori sede di ritorno dal Nord, in particolare da Milano e Bologna. Quindici di loro sarebbero già stati messi in quarantena. Questa piccola regione del centro-sud, infatti, è uno dei punti di approdo dell’esodo partito dalle stazioni del settentrione.

Una circostanza che ieri, dopo l'ennesima partenza in massa dalla stazione di Milano, ha spinto il governatore Donato Toma, a blindare i confini molisani. "Chi arriva dalle zone rosse deve mettersi in auto-quarantena", ha detto ieri il presidente. "Gli asintomatici rientrati dal nord vanno girando e io non posso permetterlo – ha chiarito in un’intervista all’Adnkronos - altrimenti non riusciremo a mantenere il controllo". "Se siamo bravi tra 15 giorni avremo invece dimenticato quello che è successo", assicura. "Chi è giunto al sud dalle zone rosse se asintomatico pensa di non doversi mettere in quarantena e dunque di poter uscire nei tre casi previsti dal Dpcm 'io resto a casa’ – ha proseguito - a queste persone io dico: restate a casa per 14 giorni, sarà la nostra Protezione Civile a darvi una mano per gli approvvigionamenti".

I numeri parlano di 240 persone arrivate dalle regioni con il maggior numero di infettati, che sarebbero in auto-quarantena. Ma secondo Toma potrebbero essere molti di più. Al momento nella regione ci sono due cluster. "Uno riconducibile al nord, l'altro alla Campania", ha informato il governatore. "Cercare di contenere l'ingresso di nuove persone è corretto", ha confermato Paolo D'Ancona, epidemiologo dell'Istituto superiore di sanità (Iss), che nella conferenza stampa di ieri nella sede della Protezione civile di Roma, si è detto d’accordo con la decisione presa da Donato Toma.

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