Emergenza smog a Trento. Oltre 120 ricoveri in 3 anni a causa delle polveri sottili

Dal 2013 al 2016 l’impatto economico sanitario provocato da questi ricoveri è stato di circa 600 mila euro

Allarme smog a Trento. Dal 2013 al 2016 ci sono stati 123 ricoveri in ospedale a causa delle polveri sottili, di cui 61 persone colpite da patologie del sistema circolatorio e 62 hanno avuto difficoltà al sistema respiratorio. I dati sono stati forniti dal vicepresidente della Provincia e assessore all’ambiente Mario Tonina, che ha risposto a un’interrogazione di Alessio Manica, consigliere del Partito democratico. Quest’ultimo voleva sapere gli effetti sulla salute degli agenti inquinanti.

Notevole anche il risvolto sulle casse pubbliche che deriva da questi ricoveri. Nei tre anni analizzati l’impatto economico sanitario è stato di circa 600 mila euro e si riferisce solo alla città di Trento. Tutto questo nonostante il capoluogo trentino sia una buona posizione rispetto al resto del Paese. E infatti Tonina ha sottolineato che le concentrazioni medie annuali di Pm2,5 sono al di sotto dei limiti imposti dalla comunità europea. Occorre specificre che il Pm2,5 è una classificazione data alle polveri sottili in base alla dimensione delle loro particelle. Più il numero è piccolo, maggiori sono i rischi per la salute.

L’assessore ha rassicurato sugli andamenti delle polveri sottili Pm10 del periodo 2008-2018 e ha detto che le concentrazioni sono diminuite, in particolare dopo il biennio critico 2006-2007. E ha aggiunto che il pericolo numero uno è rappresentato dal biossido d’azoto (NO2) che “ormai da molti anni rispetta il limite di concentrazione relativo alla media annuale in tutte le stazioni di “fondo urbano” della provincia” ma “la stazione posizionata in via Bolzano a Trento, pur con valori in calo, continua ad evidenziare il superamento di questo limite”. Tonina ha spiegato che il biossido d’azoto si concentra maggiormente a bordo delle strade più trafficate, quindi nella città di Trento e lungo il percorso ai lati dell’autostrada A22. Non risultano particolari criticità nelle valli comprese quelle turistiche.

Cambia lo scenario delle Pm10 e delle Pm2,5 che sono diffuse in tutto il territorio provinciale. L’assessore ha fatto sapere che “dai dati raccolti con le stazioni mobili in campagne effettuate nei centri e fondovalle più periferici, emergono tuttavia delle situazioni talvolta più compromesse dalla presenza di Pm10, Pm2,5 e conseguentemente Ipa (benzo-a-pirene soprattutto, ndr )”. Queste presenze sono dovute alla pratica della combustione della legna negli impianti domestici. Basti pensare che l'80% del totale provinciale di Pm10 proviene proprio da questa fonte.

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