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Askatasuna, l’allarme di Piantedosi: "Scontro che richiama dinamiche terroristiche"

Nelle sue comunicazioni alla Camera il capo del Viminale ha lanciato un monito: "Chi sfila a fianco di questi delinquenti finisce per offrire loro una prospettiva di impunità". La procura di Torino apre un fascicolo contro ignoti per devastazione

Askatasuna, l’allarme di Piantedosi: "Scontro che richiama dinamiche terroristiche"

Il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, oggi si è presentato alla Camera per un’informativa legata ai fatti di Torino del 31 gennaio e alla manifestazione di Askatasuna. Il titolare del Viminale ha aperto il proprio intervento esprimendo, a nome suo e di tutto il governo, “la solidarietà agli agenti rimasti feriti negli scontri di sabato scorso a Torino e, attraverso loro, a tutti gli appartenenti alle Forze di polizia impegnati nel difficilissimo compito di tutela dell'ordine pubblico”. Nel frattempo, la procura di Torino ha aperto un fascicolo, attualmente contro ignoti, con l’ipotesi di reato di devastazione. Nella prima informativa Digos sono presenti 24 nomi di soggetti partecipanti ma per il momento non sono stati iscritti.

Sono stati in tutto 108 gli esponenti delle forze dell’ordine rimasti feriti. Il ministro ha ripercorso i 29 anni di occupazione abusiva del centro sociale della palazzina di proprietà comunale in Corso Margherita 47 a Torino, terminata lo scorso 18 dicembre con il sequestro dell’immobile e lo sgombero, “ponendo fine all’occupazione abusiva di un immobile di proprietà pubblica troppo a lungo tollerata” considerando le violenze di cui i suoi esponenti si sono resi responsabili in tre decenni in tutto il Paese.

“La manifestazione di sabato era vista come uno 'spartiacque nella lotta contro lo Stato', e vi avevano aderito anche i movimenti pro-Pal ed esponenti di Alleanza Verdi e Sinistra. Mille e cinquecento soggetti si sono distaccati e sfruttando l'oscurità e la massa dei manifestanti che in alcuni casi hanno offerto scudo visivo si sono travisati con caschi e passamontagna, deviando dal tragitto prefissato per dirigersi, con scudi di lamiera, verso il dispositivo di sicurezza delle Forze di Polizia”, ha proseguito il ministro. Una volta giunti in prossimità del cordone di polizia, predisposto a tutela della palazzina sgomberata, ha proseguito Piantedosi, da parte degli antagonisti “è iniziato un fitto lancio di pietre, bottiglie, bombe carta, artifici pirotecnici, e materiale recuperato dalla sede stradale, costringendo le Forze dell'ordine a ricorrere a idranti, lacrimogeni e mirate azioni di alleggerimento”.

Le violenze di Torino sono state brutali e lo dimostra anche il fatto che “i facinorosi hanno aggredito una troupe televisiva, distruggendone le attrezzature di ripresa ed è stato anche dato alle fiamme un veicolo della Polizia, mentre - come documentato dalle immagini circolate sui media - un operatore del Reparto mobile di Padova, dopo essere stato privato di casco e di scudo, è stato circondato e atterrato da una decina di manifestanti travisati e colpito ripetutamente con calci, pugni, bastonate e colpi di martello”. E il ministro non ci sta alla narrazione che vede lo Stato come agente di forza bruta contro il popolo che manifesta perché, ha proseguito, “credo sia evidente che le nostre Forze di polizia garantiscono il diritto costituzionale di manifestare liberamente e lo fanno sempre con grande professionalità ed equilibrio, anche quando è a rischio la loro stessa incolumità”. Con il governo in carica, per altro, le manifestazioni sono aumentate rispetto al passato.

Anzi, ha sottolineato ancora il ministro, si registra “la crescente propensione ad aggredire i poliziotti e devastare le città, come purtroppo accade sempre più di frequente negli ultimi tempi. Azioni, queste, che sicuramente vanno punite con sanzioni e strumenti efficaci”. Perché quello che è sotto gli occhi di tutti, il ministro l’ha esplicitato in Aula quando ha sottolineato l’esistenza di una strategia per innalzare lo scontro con lo Stato, per "compattare la galassia anarco-antagonista” e “galvanizzarne gli aderenti”. Pur con le dovute misure, proporzioni e contestualizzazioni, ha aggiunto il ministro, è possibile dire che questo aumento nel livello dello scontro “richiama dinamiche squadristiche e terroristiche che hanno caratterizzato alcune fasi del nostro passato”. In queste manifestazioni appare evidente che l’obiettivo ultimo sia quello di creare disordini e devastazioni: anche sabato chiunque sapeva che si sarebbe arrivati allo scontro e purtroppo si ipotizzava anche un’alta intensità dallo stesso.

Tra le priorità e per il futuro con il nuovo pacchetto sicurezza, ha aggiunto il ministro, c’è la necessità “di depotenziare i gruppi organizzati di facinorosi prima ancora che possano mettersi all'opera e innescare spirali di violenza”. E si tratta di strumenti non nuovi nel panorama delle democrazie europee, utilizzati da decenni “senza che nessuno gridi all'attentato alla democrazia”. Tutti, è il monito di Piantedosi, devono prendere atto che “non ci troviamo più in presenza di modalità più o meno discutibili dell'esercizio della libertà di manifestazione del pensiero, bensì ad una vera e propria, sistematica strategia di eversione dell'ordine democratico”. Anche per questo motivo “chi sfila a fianco di questi delinquenti finisce per offrire loro una prospettiva di impunità”. Inoltre, il ministro ha voluto sottolineare che “è bene uscire da un'ulteriore ipocrisia riguardante la presunta differenza e distanza tra questi delinquenti e la gran parte dei cosiddetti manifestanti pacifici” perché “le Forze di polizia riferiscono che a Torino, nel momento in cui la manifestazione si è predisposta alle violenze, molti dei cosiddetti manifestanti pacifici hanno fatto scudo fisico, anche aprendo gli ombrelli, per impedire che potessero essere visti i gruppi più violenti nel momento in cui si travisavano e si attrezzavano per l'assalto”.

Ora è il momento di varare norme in grado di salvaguardare gli agenti ma anche “tutti i cittadini, senza per questo creare scudi di tipo immunitario. Uno Stato che non si predisponesse a proteggere la sicurezza dei suoi cittadini e che non si facesse carico di tutelare adeguatamente le Forze di polizia preposte a garantirla, verrebbe meno alla sua funzione più importante”.

Ma questo non vuol dire attivare scudi di immunità, che non sono nemmeno mai stati chiesti, “ma non devono essere bersagli mobili della delinquenza e devono anche poter operare senza essere gravate da una costante e sistematica presunzione di colpevolezza”

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