"Segregata pure in comunità". La dura accusa del fidanzato di Saman

Il fidanzato di Saman Abbas, Saqib Ayub, sostiene che la ragazza sia ancora viva: "La sogno tutte le notti, dice che l'hanno rinchiusa"

"Segregata pure in comunità". La dura accusa del fidanzato di Saman

"La sogno ogni notte che mi chiede aiuto. Per me, è viva". Non ha dubbi Saqib Ayub, il fidanzato della 18enne pakistana scomparsa da Novellara lo scorso aprile, che Saman sia ancora viva. Il ragazzo, anch'egli pakistano e coetaneo della giovane, non crede all'ipotesi dell'omicidio: "In sogno mi chiede di aiutare a trovarla, dice che l'hanno rinchiusa", rivela nel corso di un'intervista al quotidiano La Stampa. Intervista nella quale rivolge anche una dura accusa alla comunità in cui la ragazza aveva trovato rifugio: "Non la facevano uscire e le hanno bloccato tutto, compreso il pocket money. Non poteva neanche andare a scuola".

La relazione con Saman e l'ostacolo della famiglia

Saman e Saqib si erano conosciuti sui social, circa un anno fa. Uno scambio di like su TikTok ed è subito scoccata la scintilla: "Un anno fa ci siamo conosciuti su Tik-Tok - racconta il 18enne - ci vedevamo a Bologna di nascosto, era il periodo in cui Saman stava in comunità".

Sin da principio la loro relazione sarebbe stata ostacolata dai genitori della ragazza, Shabbar Abbas e Nazia Shaheen, che non avrebbero visto di buon occhio Saqib. "Una volta ho parlato con sua madre via Instagram, era arrabbiata, diceva che così non va bene, è meglio se la portano in Pakistan e se tu la raggiungi lì. - spiega il giovane - Ma sia io che Saman abbiamo capito subito che i suoi genitori volevano ostacolarci. In passato le avevano fatto fare un fidanzamento forzato con il cugino".

"Segregata" in comunità

Il giovane sostiene poi che Saman vivesse "segregata in casa" anche nel periodo in cui era in comunità: non le era concesso di uscire neanche per andare a scuola. "In sette mesi non le hanno fatto i documenti e lei è tornata a casa a prenderli. - continua Saqib - Se ne è andata da lì perché le dicevano che doveva lasciarmi, perché ero pakistano. Non la facevano uscire e le hanno bloccato tutto, compreso il pocket money, poteva usare il cellulare solo un'ora al giorno, noi non potevamo fare altro che vederci di nascosto, visto che senza di me, come me senza di lei, non poteva stare. Non poteva neanche andare a scuola perché non la facevano uscire. Se ci avessero lasciati liberi di parlare e di vederci, Saman non avrebbe mai lasciato la comunità".

A detta di Saqib, Saman "sapeva che ritornando a casa avrebbe corso dei rischi". Ciononostante, non avrebbe voluto lasciare nulla di intentato: "Ha sempre detto che o la lasciavano fare i documenti che le servivano per sposarsi con me oppure avrebbe fatto a modo suo, e così ha fatto".

Le minacce

Il giovane racconta di essere stato minacciato dal padre di Saman: "Il padre una volta è andato a trovare la mia famiglia in Pakistan, - racconta Saqib - ha detto ai miei parenti più stretti che dovevo lasciarla, altrimenti avrebbe ucciso loro in Pakistan e me in Italia, perché sapevano dove abitavo. A un certo momento hanno anche cercato di ingannarci, raccontandoci che lei poteva tornare in Pakistan dove io avrei potuto raggiungerla, ma era solo un trucco per farla sposare con suo cugino".

Temendo per l'incolumità dei propri cari, i due ragazzi avrebbero finto di non stare più insieme. "Gli abbiamo detto che ci eravamo lasciati, era febbraio di quest'anno. Ovviamente era falso. Per lui (Shabbar Abbas ndr) uccidere qualcuno sarebbe stato normale".

L'appello: "Aiutatemi a cercarla"

Dopo 67 giorni, i carabinieri di Reggio Emilia hanno deciso di sospendere le ricerche di Saman. "I carabinieri hanno fatto il massimo per cercare di trovarla, se l'avessero uccisa e avessero nascosto il cadavere l'avrebbero già trovato", sostiene Saqib.

Il giovane racconta poi di sognare la fidanzata tutte le notti: "Mi chiede aiuto, l'hanno rinchiusa. Saman voleva solo vivere una vita normale, da ragazza normale, come tutte le altre. Penso che se le comunità fanno le cose come devono ci sia modo di aiutare qualche altra ragazza che sta nelle sue stesse condizioni".

Infine, Saqib rivolge un appello: "Chiedo a tutti una mano per trovare questi delinquenti (genitori, zio e due cugini indagati per omicidio premeditato)".

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