L'adesivo giallo sulla bara Il "marchio" per i morti Covid

La straziante lettera di una donna che racconta il calvario del padre, morto in completa solitudine dopo essere stato ricoverato per Coronavirus

L'adesivo giallo sulla bara Il "marchio" per i morti Covid

Il desiderio di vincere la battaglia contro il Covid, che ormai pare divenuto l'unico obiettivo della nostra e di molte altre nazioni, può forse giustificare tutto? Quanto la polazione, costretta a costanti limitazioni ed impoverita dalla crisi economica, è ancora in grado di accettare? La lotta al Coronavirus, la necessità di ridurre al minimo i contagi, ha portato a misure sanitarie rigidissime. Molte persone sono morte senza neppure vedere i propri cari un'ultima volta, senza ricevere il conforto di un prete.

È straziante la lettera di una cittadina pubblicata dal Corriere. La donna racconta gli ultimi giorni di vita del padre, morto dopo aver contratto il Coronavirus. L'anziano si è spento da solo e, secondo la figlia, ad ucciderlo sarebbe stata anche la nostalgia. "La settimana prima del suo ricovero ha caricato e scaricato dall’auto una mountain bike da adulto. Dopo solo tre giorni di tosse e febbre è stato portato da noi all’ospedale, dove è entrato con i suoi piedi e dove più di un medico lo ha definito un caso non critico", racconta la donna con dolore."La situazione ha iniziato a degenerare inesorabilmente dopo 48 ore, quando un uomo che non si è mai allontanato dalla famiglia si è ritrovato solo, spaventato e circondato da estranei vestiti da marziani".

Arrivato in ospedale lo scorso 14 novembre, dopo 19 giorni di ricovero, l'anziano si è spento dopo aver inizialmente lottato con tutte le proprie forze. È stata la solitudine, forse, a portargli via la voglia di combattere. Chi viene ricoverato per Covid, si trova da solo. Qualcosa di inconcepibile a livello umano. Dei protocolli mai utilizzati nel corso delle pandemie che si sono succedute nel corso della storia. Medici ed infermieri, come riconosce la stessa figlia dell'anziano, svolgono soltanto il loro dovere. Non hanno colpe. Ma è davvero necessario tutto questo? "Io sono arrabbiatissima con lo Stato e soprattutto con un protocollo tanto crudele quanto controproducente", afferma la donna."Tutti i medici con cui ho parlato in questi giorni hanno sottolineato che dai 70 anni in su uno stato di 'disorientamento' in ospedale è normale, tale disorientamento è più o meno grave a seconda della persona, ma in tutti i casi si ritorce contro il recupero del malato".

"Dunque se l’ambiente ospedaliero e la solitudine sono sicuramente causa di problemi nei pazienti anziani, perché in 9 mesi non si è fatto nulla per evitare di costringere malati e parenti a un simile strazio? Perché la tuta di protezione funziona per medici, infermieri, inservienti e non può funzionare anche per un solo caro a malato?", continua la donna."La crudele assurdità a cui io e la mia famiglia abbiamo assistito riguarda poi le notizie. Se non fosse stato per qualche amico che lavorava all’ospedale e per la nostra intraprendenza, probabilmente non avremmo saputo nulla riguardo alle sorti e all’evoluzione della malattia di papà".

Dopo la sedazione dell'anziano, la situazione si è fatta ancora più difficile."Dovevamo sperare nel buon cuore di medici e infermieri per fare le videochiamate (3 in 19 giorni) e supplicare ogni giorno, più volte al giorno, che gli facessero vedere i video e ascoltare gli audio che gli mandavamo. La risposta era 'dorme, non capisce'".

I familiari dell'uomo non hanno potuto vedere il proprio caro neppure dopo la sua morte. Le regole anti-Coronavirus non consentono neppure questo. "Mi chiedo, si igienizza tutto e un corpo senza vita non può essere igienizzato? Dopo 23 giorni di malattia peraltro, ipotizzando che la carica infettiva si fosse pure neutralizzata", scrive la figlia. "Sulla fiducia, abbiamo accettato tutto ciò che a distanza ci è stato detto, sulla fiducia crediamo che mio padre sia morto di Covid, sempre sulla fiducia ci convinciamo che quella cassa contenga realmente le spoglie di mio padre". E sulla bara, racconta la donna, c'era un adesivo giallo, per ricordare a tutti che il corpo lì contenuto era quello di una vittima del Coronavirus. "Perché i nostri governanti invece di pensare a regole tanto irrispettose quanto inutili, come l’adesivo morto per Covid sulla bara, non cercano di risolvere problemi veri, in primis la necessità del malato di avere contatti reali con almeno un parente", si domanda la figlia.

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