Camici, altre accuse a Fontana: indagato per autoriciclaggio

Nuove accuse al presidente della Regione Lombardia. Inoltrata una richiesta di rogatoria alle autorità svizzere per chiarire la posizione governatore

Camici, altre accuse a Fontana: indagato per autoriciclaggio

Il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, sarebbe indagato per autoriciclaggio e false dichiarazioni nella voluntary disclosure sempre nell’ambito dell’indagine riguardante il caso camici. La procura di Milano ha inoltrato una richiesta di rogatoria alle autorità svizzere per chiarire la posizione del presidente lombardo.

Indagato Fontana

Nel 2016, Fontana aveva regolarizzato la sua posizione con una voluntary disclosure, una collaborazione volontaria, ossia lo strumento che il fisco mette a disposizione dei contribuenti per regolarizzare la propria posizione fiscale. E che obbliga le banche a fornire informazioni in merito ai correntisti. L'inchiesta era nata dalla fornitura di alcuni camici da parte di una società che era riconducibile al cognato di Fontana. Al centro dell’inchiesta emersa con il caso camici ci sono i 5,3 milioni di euro su un conto svizzero che il governatore aveva ereditato dalla madre, soldi regolarizzati con la voluntary disclosure.

Oggi, la Procura di Milano ha inviato una richiesta di rogatoria in Svizzera in relazione al conto scudato del presidente. Proprio da quel conto proverrebbero i 250mila euro che Fontana avrebbe offerto al cognato Andrea Dini per riparare alla mancata vendita dei camici alla Regione all'inizio della pandemia. Ora i pm milanesi vogliono ricostruire esattamente la provenienza di quei soldi.

Il conto in banca Svizzero

A dare notizia della rogatoria è stato il procuratore Francesco Greco, attraverso un comunicato stampa in cui ha spiegato come la difesa del governatore si sia “oggi dichiarata disponibile a fornire ogni chiarimento” anche con produzione di documenti o “presentazione spontanea dell’assistito”. Il caso camici risale allo scorso giugno, quando era stata avviata l’indagine in seguito alla messa in onda di un servizio giornalistico di Giorgio Mottola, sul programma di Rai3 "Report", nel quale venivano evidenziate presunte anomalie in una donazione alla Regione, tramite Aria, di camici e dispositivi di protezione individuale da parte della società Dama, risultata poi riconducibile alla consorte e al cognato di Fontana.

Oggi, il governatore lombardo, da quanto si apprende da fonti giudiziarie, oltre che per frode in pubbliche forniture per la vicenda dei camici prodotti dell'azienda del cognato, risulterebbe iscritto nel registro degli indagati anche per le ipotesi di autoriciclaggio e false dichiarazioni nella voluntary disclosure. Entrambi i filoni sarebbero da ricongiungere all’ormai famoso conto in banca svizzero sul quale, lo ricordiamo, il governatore aveva dichiarato di aver fatto confluire gli oltre 5 milioni di euro, precedentemente patrimonio di due trust, alla morte della madre e aveva affermato che si trattava di fondi ricevuti in eredità.

Fontana: "Nessuna ombra su origine soldi scudati"

Fontana "non intende lasciare alcuna ombra in relazione alla procedura di voluntary disclosure" del denaro detenuto in Svizzera, sull'origine del quale la Procura intende fare chiarezza tramite una rogatoria. Lo ha dichiarato lo stesso governatore attraverso i suoi legali, Jacopo Pensa e Federico Papa. Gli avvocati pensano che sarà sufficiente "ricostruire documentalmente" l'origine di quei soldi, per dimostrare che si tratta in toto dell'eredità ricevuta dalla madre.

Quindi, gli elementi che non tornano agli inquirenti sarebbero da imputare "ad un problema di interpretazione", come ha spiegato l'avvocato Pensa all'Agi. Il legale ha poi aggiunto che "nella documentazione c'è già tutto ed è la stessa che abbiamo anche noi".

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