Il gelido racconto di Said che uccise Stefano Leo: "Volevo togliergli il futuro"

Le dichiarazioni del killer ai carabinieri: "Volevo uccidere un ragazzo di Torino, giovane quanto me, per togliergli tutte le promesse di un futuro"

Il gelido racconto di Said che uccise Stefano Leo: "Volevo togliergli il futuro"

"Piglio il coltello con la mano sinistra e lo colpisco al collo". È il gelido racconto di Said Mechaquat, 27enne di origine marocchina, sulla morte di Stefano Leo, il ragazzo ucciso sul lungo Po Machiavelli a Torino.

Il 31 marzo 2019, alle ore 20.28, il killer del giovane commesso di Biella si era presentato dai carabinieri, per dichiarare di aver assassinato Stefano, la mattina del 23 febbraio. La confessione choc, in cui Said si scaglia contro gli assistenti sociali e contro chi non gli avrebbe permesso di avere una vita felice e serena come quella di Leo, va avanti per 139 minuti. Sono le 22.47 quando si chiude il verbale con le dichiarazioni di Said.

"Piglio il coltello con la mano sinistra, faccio un passo veloce vicino a lui, alzandomi tranquillamente dalla panchina, gli passo leggermente davanti e gli do il colpo al collo". La voce di Said, che si sente nella registrazione della dichiarazione, pubblicata dal Corriere della Sera, è gelida e convinta. Spiega nel dettaglio ai carabinieri la strategia usata per ammazzare il ragazzo e i motivi che lo hanno portato a compiere il terribile gesto.

Said racconta di averlo colpito al collo per essere sicuro di ucciderlo: "Se l'avessi colpito alla schiena non sarebbe stata la stessa cosa, perché magari buchi il polmone ma lui non muore". E il killer marocchino non era intenzionato a lasciare alcuna speranza di vita a Stefano Leo, tanto che, dopo averlo accoltellato, "ho guardato meglio se l'ho colpito bene". La narrazione gelida della vicenda si conclude con un agghiacciante "poi niente, l'ho superato". E nell'allontanarsi, Said ha capito che la sua giovane vittima sarebbe morta, perché faticava già a respirare: "Poi si è accasciato a terra".

Stefano Leo non aveva fatto alcun torno a Said. È morto solo perché è capitato sotto gli occhi di un killer pieno di rabbia, che voleva punire chi, a sua detta, aveva quello che lui non possedeva: "Volevo prendere a Torino un ragazzo, giovane quanto me, toglirgli tutte le promesse dei figli che avrebbe voluto fare, toglierlo all'amore dei suoi genitori. Quello era il mio intento. E così è stato".

Il prossimo 18 novembre, il marocchino dovrà presentarsi davanti ai giudici per l’inizio del processo per omicidio.

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