Green Pass obbligatorio, Gelmini: "Pronti ad accelerare"

La misura sarà approvata in settimana in Cdm. Per il momento, al Senato, la Lega non ha presentato emendamenti. Salvini: "Serve equilibrio"

Green Pass obbligatorio, Gelmini: "Pronti ad accelerare"

Sul Green Pass il governo è “pronto ad accelerare” per estendere l’obbligo “non solo per i lavoratori del pubblico impiego, ma anche per quelli del settore privato”. L’annuncio arriva dal ministro per gli Affari regionali Mariastella Gelmini. Il decreto è pronto e arriverà domani in Consiglio dei ministri. E se ancora non è deciso quando e come entrerà in vigore, l'approvazione entro la fine della settimana è piuttosto certa. Resta solo da capire in che termini.

Il dibattito sull'estensione del passaporto verde a tutte le categorie lavorative sta monopolizzando il dibattito politico de diverse settimane, da quando cioè il premier Mario Draghi ha annunciato di volerlo rendere obbligatorio per tutti, sia nella pubblica amministrazione sia nel privato. Meno di una settimana fa Salvini si era confrontato personalmente con il presidente del Consiglio e di aver portato a casa l'assicurazione sul fatto che non ci sarebbe stata alcuna "estensione del Green Pass a lavoratori del pubblico e del privato". Dall'interno dell'esecutivo, solo qualche giorno più tardi, il ministro allo Sviluppo economico, il leghista Giancarlo Giorgetti, aveva però fatto capire che l'esecutivo stava andando proprio nella direzione data da Palazzo Chigi. E cioé: Green Pass esteso a tutti i lavoratori. Perché, aveva spiegato in quell'occasione, "l'esigenza delle aziende è avere sicurezza per chi opera". La stessa linea era, infatti, stata sposata anche dai governatori del Nord Italia che, su pressione di Confindustria, chiedono maggiori tutele sul lavoro. Ancora oggi, il segretario del Carroccio ha chiesto "equilibrio", ma la strada è ormai tracciata.

Draghi, come scrive Adalberto Signore sul Giornale di questa mattina, ha sul tavolo i testi di due decreti diversi. Uno prevede l'utilizzo del passaporto verde per tutti gli statali, più tutte le attività private dove già ora è richiesto il passaporto verde per chi usufruisce del servizio. Quindi bar, ristoranti, palestre, piscine, cinema, teatri, fiere, stadi, treni e aerei. L'altro introdurrebbe, invece, il cosiddetto "super green pass", esteso non solo alla pubblica amministrazione, ma anche ai dipendenti delle partecipate e del settore privato. L'ex presidente della Bce preferisce la seconda ipotesi, pur consapevole della complessità tecnico legislativa di un testo che comprenda tutte le misure, perché la considera fondamentale nell'assicurare che la campagna vaccinale prosegua senza intoppi ed evitare in questo modo l'introduzione dell'obbligo. "Solo immunizzando la stragrande maggioranza della popolazione", ha aggiunto questa mattina la Gelmini intervistata da Radiorai. "Possiamo contenere i contagi, perché il vaccino è l’unica arma che abbiamo contro il Covid". Poco dopo, anche il presidente dei 5Stelle Giuseppe Conte interviene a favore del decreto: "Noi abbiamo un obiettivo: completare la campagna vaccinale, raggiungere una soglia che ci mette in sicurezza".

Forza Italia prosegue, dunque, sicura sulla linea di sostegno all'utilizzo del passaporto vaccinale. "Siamo d'accordo a utilizzare lo strumento del Green Pass per evitare nuovi lockdown", ha ribadito il vicepresidente azzurro Antonio Tajani ricordando ai microfoni di RaiNews24 che è "grazie ai green pass e ai vaccini" che "è salita la presenza turistica in Italia". "Questo - ha continuato - dimostra che Green Pass e vaccini sono utili per far ripartire l'economia e impedire nuovi lockdown". Da qui le pressioni su più fronti per un'ulteriore estensione. Gli occhi degli analisti sono ora puntati sulla Lega. Fonti interne del Carroccio assicurano che "non ci saranno strappi o manovre parlamentari", a differenza di quanto accaduto la scorsa settimana durante le votazioni sul decreto emanato in agosto. E, nonostante le apparenze, Salvini si sarebbe allineato alle decisioni del premier da giorni, ma ha bisogno di tempo per evitare strappi netti con l'ala dei Borghi, fermamente contraria a qualsiasi estensione. E, non a caso, nessuno dei 103 emendamenti al precedente decreto, ora all'esame di Palazzo Madama, porta la firma di senatori leghisti.

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